Zagrebelsky - 'Verità, giustizia e pace - così 'accerchiamo' la guerra'

'Il diritto deve 'accerchiare' la guerra, difendendo il diritto alla verità e promuovendo la giustizia". Gustavo Zagrebelsky, professore di diritto costituzionale e giustizia internazionale all'Università di Torino e presidente emerito della Corte costituzionale si dichiara molto emozionato di parlare in un Palasport davanti a un pubblico di 8.000 giovani. Gad Lerner lo intervista, assieme ad Antonio Cassese, professore di diritto internazionale alla facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri di Firenze e presidente per 6 anni del Tribunale penale internazionale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia, sul tema della pace come diritto. E gli chiede: ‘Quanto valgono le leggi, le norme, quelle regole scritte su pezzi di carta? Perché è utile difenderle?".
"I diritti nascono sulla base delle sofferenze dell'umanità - risponde Zagrebelsky – Il Sudafrica, la II guerra mondiale, la bomba atomica, la Shoah. E funzionano a condizione che ci siano tante altre cose che li sostengono". Cita la Mishnà, il testo che raccoglie le dottrine dei grandi maestri dell'ebraismo: "Su tre cose si regge il mondo: verità, giustizia, pace; tutte e tre indispensabili. Se manca uno solo di questi ingredienti, gli altri due crollano".
Gad Lerner ricorda il video che abbiamo visto di recente sulle azioni di guerra dei militari italiani a Nassyria, e domanda a Zagrebelsky: "L'Italia oggi sta rispettando la sua Costituzione, che dice che va ripudiata la guerra come metodo di risoluzione dei conflitti?". "Non riusciremo mai con i puri strumenti giuridici a far rispettare un principio così importante, quando il mondo è pieno di armi. Il mondo si sta militarizzando sempre di più, perché aumentano le ingiustizie, le differenze sociali. Per difendere davvero l'articolo 11 della Costituzione dovremmo promuovere azioni di cooperazione internazionale. Verità, giustizia e pace: solo in questo modo accerchiamo la guerra".
Ad Antonio Cassese, Gad Lerner chiede di spiegare cos'è il diritto internazionale, e domanda: "Oggi, i criminali di guerra hanno più paura di essere perseguiti rispetto a prima?". "Bisogna distinguere tra le norme e le istituzioni – risponde Cassese – La Carta delle Nazioni Unite vieta la guerra e prevede meccanismi di garanzia. Due grandi potenze come Usa e Gran Bretagna hanno attaccato l'Iraq, violando in modo macroscopico la Carta. Che però serve come parametro di valutazione. Le norme giuridiche servono come una sorta di guida morale, per suscitare in noi indignazione. Non cessate mai di provare indignazione, indignatevi sempre". A Lerner, che gli chiede se non si sia mai sentito impotente per non riuscire a trasformare in denunce, in condanne, i principi del diritto internazionale, Cassese ricorda che il Tribunale penale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia ha condannato circa 100 persone con regolari processi, e anche la Corte annessa al Tribunale dell'Aja può trascinare in giudizio le autorità nazionali per crimini commessi contro i propri concittadini (e cita l'esempio del Sudan).
A conclusione dell'intervista, Zagrebelsky spiega la ‘forza misteriosa' delle Nazioni Unite: "Risuscitano sempre, perché esiste un'esigenza morale, che deve essere tenuta viva". E Cassese: "La Corte europea dei diritti umani, che ha sede a Strasburgo, ha portato in giudizio le autorità russe per crimini commessi in Cecenia, per aver violato i diritti umani dei propri cittadini: questo sarebbe stato impensabile 10-20-100 anni fa. Le istituzioni internazionali servono: bisogna potenziarle e rafforzarle".


La pace nelle Costituzioni d'Europa. La guerra è vietata dalla Carta delle Nazioni Unite. Il diritto alla pace è ricosciuto oramai come un diritto fondamentale. Ma alle dichiarazioni e agli impegni solenni spesso non seguono strumenti giuridicamente vincolanti che sanciscono tale diritto dei singoli e dei popoli. Nell'Unione europea - Regno Unito a parte, dove non esiste Carta costituzionale –i riferimenti alla pace sono nella maggior parte assenti nelle costituzioni. Non se ne ritrovano nelle costituzioni di Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Repubblica Ceca, Irlanda, Olanda, Romania, Slovacchia e Svezia. Nella costituzione francese del 1946 c'è un generico accenno nel preambolo, contro le guerre di conquista e le guerre che ledono la libertà dei popoli, nella Costituzione della Germania del 1949 il popolo tedesco dichiara di voler "servire la pace del mondo". La Grecia, con la Costituzione del 1975, "si impegna per il consolidamento della pace", la Spagna (1978) si dice impegnata "a collaborare al rafforzamento delle pacifiche relazioni tra i popoli". Generici anche i riferimenti della costituzione della Slovenia (1991), della Polonia (1997) e della Finlandia (2000). La costituzione del Portogallo, scritta nel 1976, parla di "regolamento pacifico delle dispute internazionali". Più netto il rifiuto della guerra nell'articolo 11 della costituzione italiana del 1948: la guerra viene ammessa solo per ragioni di difesa nazionale e a questa formulazione si ispira anche la costituzione ungherese del 1997.

Aggiornato al:
07.02.2013
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