Con i familiari delle vittime per guarire dall'odio

Jona Bargur e Lotty Camerman, israeliani, presenti sul palco. Il loro amico Khaled Abuawad, palestinese, impossibilitato a venire a Firenze a causa di problemi con i visti. Tutti e tre esponenti di “Parents’ circle”, l’associazione israelo palestinese formata dai familiari delle vittime cadute in Medio Oriente a causa del conflitto tra i due popoli. E’ cominciata così, con un affettuoso saluto a distanza per un incontro tra amici reso impossibile dalla situazione in Terrasanta, la testimonianza di chi lavora per la riconciliazione e non per la divisione, nonostante siano stati colpiti negli affetti più cari. Il Forum di cui fanno parte è un’associazione congiunta di familiari in lutto, fondata otto anni fa da un padre che aveva perso un figlio in un attentato terroristico e si batte per la riconciliazione e per prevenire le guerre. Così Jona parla di suo figlio, un soldato dell’esercito israeliano, caduto sette anni fa quando non ne aveva ancora ventitrè. Tre mesi prima aveva scritto al Ministero della Pubblica Istruzione per sollecitare un impegno per la pace, partendo dal principio “cosa possiamo fare, io e te, per cambiare il mondo”. Ma parla anche del suo amico Khaled Abuawad, che abita in un villaggio vicino ad Ebron, e che nell’Intifada ha perso tutti e due i suoi fratelli. Poi Jona torna a raccontare di suo figlio soldato, e confessa di essere sul palco al posto suo, “visto che lui non è più tra noi e che spetta a me portare la sua testimonianza. La vendetta non rappresenta certo una soluzione, non porta a nulla. Noi ne cerchiamo quindi una diversa, che garantisca ai bambini il diritto a non essere uccisi, né dai militari, né dalle bombe dei terroristi”. E la giovane Lotty Camerman gli fa eco: “Ciò che manca a tutti e due i popoli è la speranza. Ogni giorno perdiamo qualcuno perché non abbiamo la pace. Possiamo però offrire ai nostri due popoli la riconciliazione e la pace tra noi”. Poi Jona Bargur lancia un appello alla Toscana: “Ci rivolgiamo a tutti voi – dice – perché collaboriate insieme a noi, e ci aiutiate a suonare le campane della pace per Isreaele e per la Palestina”.

Aggiornato al:
02.12.2008
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