Panichi Dero

Intervista registrata a Panichi Dero. Data di nascita 20.01.23
Rilevatore: Katia Taddei
Luogo dell'intervista: Casole D'Elsa località; Il Merlo.
Data dell'intervista: 18 marzo 1997.
Partigiano della XXIII Brigata Garibaldi "Guido Boscaglia", nome di battaglia: Tosca. 

Inizia la conversazione, Dero mi dice che dopo l'8 settembre ritornò; a casa e per qualche tempo non lo cercò; nessuno, né; lui, né; gli altri richiamati della sua leva. Si trovava dunque a casa quando nell'autunno fu chiamato dal Segretario del Fascio di Casole che gli consigliò; di presentarsi. 

PD- ...allora quest'uomo mi mise in guardia, e con l'altro mio amico ci si consultò;: "io non mi presento" "neanch'io" e si andò; a Elci, lì; se ne trovarono altri, si trovò; Borsa, Ciclamino...
TK- Tutti richiamati della tua leva?
PD- No, anche quelli del '20, Borsa è; del '24 mi pare, Ciclamino è; del '22, insomma, s'era compattati un po' a quella maniera, armi non ce n'erano, chi aveva il fucile da caccia, chi neppure quello, io avevo un 9 corto dell'esercito, insomma, ci si nascondeva ecco...
TK- Là; in Berignone?
PD- No, allora s'era su a Elci, s'andò; da questa famiglia da questo povero Beppe, avevano una miseria! Vivevano in una casa coi buchi nei muri, la notte ci toccava chiuderli con gli stracci da quanto c'era freddo! Ci si stette qualche mese e poi s'andò; su a Prativigna, più; in alto, poi si venne a casa a fare Pasqua.
TK- Insomma passaste l'inverno nascosti così;, ma a casa non facevano pressioni sui vostri genitori?
PD- Il mi' zio è; morto per quello, il mi' cugino è; del '25 , presero il su' babbo e lo portarono in caserma a Casole, era malato di tubercolosi, quando ritornò; a casa dopo qualche giorno morì;, il su' figliolo non li ha mai perdonati! Comunque a noi le scatole non ce le rompevano, un po' di più; i militi di Antignano, ma i carabinieri no.
TK- E dopo Pasqua che cosa hai fatto?
PD- Io sono entrato il 3 di maggio in formazione, vedi, qui hanno sbagliato, vedi ci sono due certificati.
Mi mostra due certificati. Leggo: Panichi Dero, figlio di Guido e di fu Pineschi Annunziata, Casole D'Elsa, nato il 20/01/23, Brigata Boscaglia. Inizio attività; dal 3 maggio '44 al 20 luglio '44. Patriota. Firenze 30 settembre 1947.
PD- E invece in questo mi c'hanno messo il 20 di maggio non so perché;, ma hanno sbagliato e poi non mi hanno riconosciuto neanche come partigiano...
TK- Perché; dici questo? Perché; avrebbero dovuto scriverci partigiano combattente, invece di patriota?
PD- Sì;, partigiano combattente, comunque a me di queste cose non me ne importa un bel nulla...Ecco guarda, questo è; il bel premio che ci dettero, mille lire!
TK- Quanto valevano 1000 lire a quei tempi?
PD- A quei tempi mille lire erano qualcosa, ma che dici! Nel dopoguerra subito ci fu l'inflazione, non valevano più; nulla, nemmeno un pacchetto di sigarette!
TK-Allora dicevi che dopo Pasqua ...
PD-Dopo Pasqua si stette qualche giorno a casa e poi s'andò; in formazione in Berignone, c'avevano detto un mucchio di storie, che laggiù; avevano armi, cannoni, mortai, la radio trasmittente! Quando s'arrivò; ci misero in un capanno e ci guardavano a vista: si comincia bene! Si pensava noi. Comunque avevano ragione a prendere quelle precauzioni, prima c'erano state delle delazioni che avevano portato a vere stragi, anche il Monte Maggio fu per una delazione che li scoprirono e l'ammazzarono tutti! Quando s'arrivò; insomma, si vide un intreccì;o di fili e invece pensa, era una galena! C'era uno con una cuffia che ascoltava...siamo in contatto con gli alleati! Si diceva noi, te l'immagini s'era in contatto con una galena! E insomma noi si incominciò; a protestare per via delle armi, s'avevano 28 moschetti, la maggior parte dei quali gli mancava la molla elevatore, quando ci mettevi il caricatore la molla spingeva su la pallottola e la metteva in canna, senza molla le pallottole ci venivano messe a mano, te l'immagini! Poi c'erano due mitra mi pare...
TK- Chi comandava là; in Berignone?
PD- Non me lo ricordo chi comandava, il comandante Mario no, l'avevano già; portato via... insomma volevo dire che per fortuna ci furono i lanci e arrivarono anche le armi, mi ricordo che il lancio non era facile, il segnale era un triangolo 80 x 80 e con le torce si faceva luce, ma subito non ci videro l'aereo arrivava e poi si vedeva ripartire, una disperazione! Poi il segnale fu piazzato alla fonte del Poggio, in una vallata, la prima sera che si piazzò; ci videro subito e fecero il lancio, sì;, ma dopo tanti giorni di prove.
TK- Che cosa vi mandarono ?
PD- Gli sten, i bren, roba da mangiare, il tè;, sigarette...sicché; noi si faceva propaganda; la domenica venivano a Casole i boscaioli e gli si dava un pacchetto di sigarette, e loro lo mostravano in giro insomma era tutto per dimostrare che si esisteva...
TK- Com'erano queste armi?
PD- Io avevo il bren perché; ero mitragliere anche durante il militare, gli sten non ne parliamo nemmeno erano pericolosissimi, invece il bren era tremendo, lui non si inceppava mai, invece il mitra italiano si inceppava, ma il bren mai, soltanto che quando ci avevi sparato 5 o 6 caricatori quella canna corta che avevano diventava rossa come il fuoco, la mira non si prendeva più;, ma per i primi caricatori era tremendo, poi c'erano le bombe a mano anche quelle erano tremende.
TK- Quando ti hanno assegnato il bren poi non lo hai lasciato più;, è; stato il tuo bren per tutto il tempo?
PD- Si, era mio, certo che quando io non c'ero o ero indisponibile, lo prendeva un altro della mia squadra ma poi me lo restituiva, era assegnato a me anche per la manutenzione.
TK- E in Carlina quando ci siete arrivati?
PD- Quando ci si rese conto che lì; non ci si poteva più; stare, c'era una dispersione del 50% della roba che buttavano gli inglesi! La trovano anche ora mentre tagliano, però; quando di preciso si partì; per la Carlina non te lo so dire; quasi, quasi i volterrani non ci volevano venire, loro conoscevano il posto, avevano le famiglie vicine, volevano restare in Berignone, ma poi sai, noi non si protestava tanto, si faceva quello che ci dicevano. Noi della II Compagnia si andò; su a Belcaro e quelli della I Compagnia alla Pescine con Stoppa. Quando s'arrivò; lassù; si incominciò; a tagliare le felci per dormirci e nelle stanze di Belcaro ci si dormì; sette o otto giorni, poi successe una cosa, ci si sentì; tutti male, ci venne una diarrea spaventosa a tutti, si pensava al colera, e invece siccome c'erano degli scavi lassù;, l'acqua era un po'... ferruginosa noi si beveva quell'acqua lì;, meno male venne uno di Gerfalco e ce lo disse, altrimenti si sarebbe morti tutti, allora si aprì; la tubatura che portava l'acqua alla Pescine...
TK- La prima azione che avete fatto, la prima lì; da Belcaro quale fu?
PD- La prima azione in grande stile fu fatta laggiù; a Riotorto.
TK- Eravate tre o quattro squadre?
PD- Le squadre per la verità; erano tutte divise, ce n'erano un pò; di una squadra un pò; di un'altra, io tanta gente non la conoscevo mica! Chiedevano chi voleva partecipare, chi se la sentiva andava, altrimenti restava, per questo c'era democrazia! E poi un'altra azione fu quando si aprirono i magazzini della miniera di Boccheggiano, quanta roba c'era! C'era tanta di quella roba e i minatori morivano di fame! Forme di formaggio, perfino il baccalà; che era una cosa introvabile! C'era vestiario, scarpe, di tutto ti dico! Poi noi s'andò; di guardia alla strada, mi ricordo era un freddo! Io e Mosca ci s'abbracciava.....lo sai che c'era allora? Tanta comprensione, anche tra di noi, moriva uno, non ne parliamo nemmeno! Era per noi come fosse uno di famiglia, e poi c'era la volontà; di andare a combattere se per esempio chiedevano: ci vogliono trenta uomini, li trovavano novanta altro che trenta! Bisognava fare i bigliettini nel cappello come dice Lupo nel film, è; verità;! Noi mitraglieri invece ci cercavano, noi s'era pochi.
TK- Ma quando andaste a Riotorto quanti mitraglieri eravate?
PD- Io, io solo.
TK- Il Tamburini allora non era un mitragliere?
PD- No, lui mi portava le munizioni, ora ti racconto. Fino alla Stima il mulo lo portavo io, noi si era lì; per minare il ponte di Riotorto.....
TK- Ma perché; trenta uomini per minare un ponte?
PD- Perché; poi si doveva andare alla Niccioleta a liberarla no! Era come una festa...
TK-Dimmi precisamente quali erano gli ordini: voi dovevate andare alla Stima, prendere l'esplosivo andare a minare il ponte di Riotorto e poi andare a Niccioleta a disarmare la caserma?
PD- Sì;, a disarmare i carabinieri che erano d'accordo no! E poi si faceva tutta una festa lì; a Niccioleta, e poi gli uomini servivano anche per fare i fornelli per minare il ponte. Comunque io portavo il mulo, vedrai sono figliolo di un barrocciaio io coi muli c'avevo dimestichezza, quando s'arrivò; al ponte sul Pavone che era stato fatto saltare, c'era rimasto un sentierino largo così;, vicino alla sponda e non sapevo come farci andare il mulo, scendere giù; non si poteva era troppo fondo, allora mi ricordai di quello che mi raccontava il mi' povero babbo, lui mi diceva che mettevano le mani sugli occhi ai muli per non farli guardare e loro mettevano le zampe sui passi di chi li portava e così; successe al mulo che portavo io, io gli tappai gli occhi e lui mi venne dietro, fu bravo davvero, povera bestia.
TK- Ma fu quel mulo che ci morì;?
PD- Sì;, io penso di sì;, noi non si rivide, pare l'abbiano trovato morto a una fonte d'acqua perché; se era ferito era andato a cercare l'acqua. Insomma quando s'arrivò; al bivio lì; a Gerfalco, dove ci sono le strade per Castelnuovo e per Massa c'erano le segnalazioni tedesche e noi s'aveva l'ordine di sabotarle, c'era scritto in tedesco i nomi dei paesi, allora io e Tillo (Tamburini Gino) s'era insieme, e io gli dissi a Tillo: "piglia il mulo che io strappo queste segnalazioni" e ci stetti anche un po' perché; tenevano bene, e loro proseguirono, poi io presi a corsa per raggiungerli, quando arrivai c'era uno che diceva: "ci sono tre macchine tedesche però; non c'è; l'ordine di sparare", tutti si buttarono chi di qui, chi di là;...
TK- Ma chi era lì; il vostro caposquadra?
PD- Alioscia, e allora vidi una stradina, c'era una stradina che andava giù; nei campi ma era chiusa da un tronco di traverso, con la forza della disperazione cercavo di spostare questo tronco per vedere di far passare di lì; il mulo insieme a Tillo, ma a Tillo gli si impuntò; il mulo, io mi buttai, la macchina era già; lì;, io vedevo mentre lo tirava, lo trascinava quasi, ma il mulo non ne volle sapere, io mi buttai giù; a rotoloni e mi nascosi dietro il gambo di una querce e lui invece rimase lì; con quel mulo, ad un certo punto si sentì; un colpo, l'avevano preso nella gola, e lui diceva: "Alioscia so' ferito" son cose che mi ricordo come fosse ora, e Alioscia gli diceva: "stai zitto! Stai zitto! Ci fai individuare tutti!" vedrai le strade erano strette, noi s'era un po' di sotto un po' di sopra alla strada, insomma s'era messi male...poi era buio strinto, sarà; stato il tocco. Ti immagini se una pallottola avesse colpito l'esplosivo che era sul mulo? Dice che c'erano 50 Kg di esplosivo!
TK- Sareste morti tutti. Ma è; vero che vi lanciarono i razzi illuminanti?
PD- E' vero sì;, i razzi erano per segnalare che erano stati attaccati, questa è; verità; sacrosanta, ci può; essere qualche disguido, qualcuno si ricorda una cosa qualcuno un'altra, ma successe così;...
TK- E il ferito?
PD-Si chiamava Corvo, il Fardellini, si sentiva il su' fratello che chiamava Alioscia, diceva: "Alioscia il mi' fratello è; ferito, è; ferito" dice che non si fermava nessuno, poi però; lo portarono via.
TK- Cassola c'era?
PD- Non lo so, si parlava di questo Giacomo mentre s'andava alla Stima ma se c'era io non lo so.
TK- C'é; questo Galli però; che dice che in quell'azione era lui il comandante...
PD- Comandante lui? Io non ho conosciuto nessun Galli.
TK- Ma il suo nome di battaglia era Franco.
PD- Franco? Allora ci sono stato con lui, non in quest'occasione in un'altra, io non l'ho visto lì; a Riotorto, io l'ho conosciuto in un'altra occasione, ma non mi registrare.
Stacco il registratore. La registrazione termina qui.. 

Aggiornato al:
06.02.2020
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