Don Luigi Rossi

Intervista registrata a Don Luigi Rossi.
Rilevatore: Katia Taddei.
Luogo dell'intervista: Rifugio Sant'Anna, Massa Marittima.
Data dell'intervista: 21/07/99
Don Luigi era all'epoca parroco di Città; Nova e Cappellano dell'Ospedale di Massa Marittima. 


TK- Ho trovato questa informazione, che Monsignore Baldelli fu mandato da Pio XII...
Don L -... fu mandato da Pio XII.
TK-...a Niccioleta, perché; si era creata una situazione...immagino d'estrema gravità;!
Don L- Si era creata una situazione d'urgenza massima, sì; e soprattutto il monsignore Baldelli intervenne come opera assistenziale, sia di carattere religioso, sia di carattere sociale. Quindi sia per le vedove sia per i figlioli. Seguirono le strade dell'assistenza diretta. A Niccioleta c'era un parroco, Don Luciano Bracci che ... fu implicato in pieno nel momento tremendo della ... sia della fucilazione, sia...noi avevamo perso i contatti, sapevamo, sentivamo ma....
TK- Lei all'epoca dove era?
Don L- Io ero Cappellano qui a Massa. Ero cappellano e stavo cominciando quest'opera per i ragazzi abbandonati e per gli orfani. Gli orfani di Niccioleta, l'ho tenuti con me ...non ricordo i nomi ma furono abbastanza. Quindi Monsignore Baldelli, mi dette proprio una mano sotto questo profilo assistenziale...Il Papa mi aiutò; molto anche economicamente per la costruzione di questa casa. Io contemporaneamente ero anche parroco qui, in quel tempo operavamo... il clero di Massa è; rimasto tutto sul posto. Logicamente i più; attivi erano il Vescovo, io, come Cappellano anche dell'ospedale, come parroco e come operatore sociale. Fui in contatto anche con i ...partigiani. Con i contatti cercavamo di salvare il salvabile tramite l'Avvocato Ferrini e il Giudice De Marco. Il giudice De Marco fu tra i più; grossi nomi d'Italia di quei tempi. Tant'è; vero che fu citato anche nell'ordine del giorno ... nella difesa dell'unità; giudiziaria ... come una delle persone più; ferme, più; equilibrate ... più; presenti e più; operative, posizione non facile per quei tempi. Si stette molto vicini, operando molto insieme io e il giudice De Marco e l'avvocato Ferrini. L'avvocato Ferrini operava nel campo più; sociale, fu scelto anche come primo sindaco di Massa Marittima. Mentre il Giudice De Marco cercava di equilibrare, cioè; si cercava di salvare Massa da quelle famose incursioni di tedeschi , sia d'equilibrare le rivalse e le vendette personali, che purtroppo...chi aveva avuto il morto in casa.....Mi ricordo una volta, l'episodio particolare al teatro pubblico di Massa. Andammo con il Comitato cittadino, il Giudice ed io...poi questo Comitato che s'era costituito per le vittime di Niccioleta, e si cercava di non allargare il numero delle vittime. Mi ricordo che intervenni io e dissi a questi ragazzi: " quello che è; successo è; successo... ora basta con questi morti, fra i fucilati di Niccioleta fra gli altri fucilati e trovati morti qui nella zona erano cento, non facciamo aumentare questo numero, le vendette ... tanto poi ci penserà; il processo a dare a ciascuno le proprie responsabilità;" e quindi le acque si calmarono in un primo momento. Poi ci fu una volta in cui i partigiani avevano preso in ostaggio un ragazzo molto giovane di Massa ... noi lo sapemmo ed andammo subito io e il Giudice a cercare il capo dei partigiani.
TK- Era la III Brigata del tenente Chirici? Si ricorda che Brigata partigiana fosse? Era la brigata del capitano Chirici?
Don L- No, il comandante era Lulli che è; morto pochi anni fa. Il comando l'avevano alle Capanne, dove io operavo anche come Cappellano della miniera. Ero il prete più; giovane della zona e quindi ero anche il più; attivo, una cosa logica; come raccolsi io i morti della zona, sia gli uccisi dai tedeschi, sia gli uccisi dai partigiani, sia anche altre vittime. Mi ricordo che oltre alla Norma Pratelli Parenti... la Pratelli che raccolsi io...
TK- L'ha raccolta lei! Veramente! Io ho sempre saputo che la Norma Pratelli fu... seviziata prima di essere uccisa. Non sappiamo...
Don L- Io ricordo questo, che trovai in un casolare...avevamo saputo di questa uccisione, andammo e la trovai. Ci preoccupammo soltanto di prenderne il corpo e portarlo via senza stare lì; a guardare se era seviziata o meno. Poi dopo facemmo il funerale e la portammo al cimitero. Erano momenti in cui si poteva anche ... manifestarsi...cioè; certe manifestazioni esterne si cercava di ridurle. Come anche un altro giorno trovai un giovane, per me era tedesco. Era il 21 di giugno 1944 e trovai questo ragazzo, fucilato senza piastrina, nudo. Lo prendemmo, lo portammo al cimitero. Andammo al Comando dei tedeschi qui a Massa: "Abbiamo trovato un ragazzo, secondo me è; un ragazzo dei vostri. Gli avevano tolto anche la piastrina di riconoscimento."
TK- Fu riconosciuto dai tedeschi?
Don L- Lui aveva tentato di fuggire, una fucilata e via. Era un ragazzo giovanissimo. Io fui accompagnato al cimitero da due tedeschi, cioè; da un tedesco e da un austriaco. Camminando capii che uno era cattolico, l'altro tedesco non mi ricordo, capii invece che l'austriaco era cattolico e quindi cercai... di dire quello che potevo dire in un momento così;, anche perché; non sapevo cosa mi aspettava, a quei tempi un colpo di fucile ...si faceva presto! Andammo al cimitero. Io l'avevo lasciato fuori e mi disse: " non è; dei nostri." Dico non lo posso seppellire così;. Poi tornando indietro mi accompagnarono tutte e due. A un certo punto verso le 3.00 del pomeriggio fui fermato sulla strada da una donna per chiedermi un'informazione. Questi seguitarono, imperterriti la loro strada e anche io cambiai strada.
TK-... si mise in salvo?
Don L- Poi un'altra volta trovai invece a Capanne un russo che è; sepolto qui, ammazzato da chi non si sa... dai tedeschi o dai partigiani, sepolto a metà;. Lo tirammo fuori e lo seppellimmo a Massa.
TK- Sepolto a metà; ... l'avevano sepolto a metà;?
Don L- L'avevano buttato giù; in un fosso sì;...
TK- Poi ricoperto...
Don L- Erano un insieme di situazioni che mi costrinsero ad un attivismo realmente forte ... che quindi logicamente si capisce anche la mia ... diciamo il mio nome, la mia influenza sulla città;... E' chiaro che vivendo in un periodo tragico e avendo operato come ho operato io, senza guardare in faccia a nessuno e cercando di salvare soltanto la vita di chi si poteva salvare e dare un pezzo di pane a chi aveva fame. E' chiaro che l'ho acquistato quel nome...
TK-... di notorietà;.
Don L- No, qualunque altro prete avesse fatto il suo dovere l'avrebbe acquistata.
TK- Ma lei, quando son successe queste cose alla Niccioleta...
Don L-... l'ho saputo due giorni dopo.
TK- L'ha saputo due giorni dopo. Quindi non sapeva per esempio, che alla Niccioleta erano giunti i partigiani che l'avevano liberata, che c'era stato tutto questo, ma lei non lo sapeva?
Don L- Non so fino a che punto risponde a verità;, il film non è; certamente autentico.
TK- Cosa è; che la fa dubitare?
Don L- Mi fa dubitare... la mia presenza, la mia attività;, le mie conoscenze dell'epoca, sia le conoscenze dei dirigenti della miniera sia le conoscenze degli operai.
TK- Cosa è; del film che la fa dubitare?
Don L- Io non vedo... la strage è; stata quella che è; stata ma diciamo la movenza politica di sinistra ancora a quei tempi non esisteva. Cominciava allora l'attività; politica ... sa l'anti crea sempre degli opposti estremi. Tant' è; vero il giudice De Marco molto intelligentemente, perché; non si aumentasse il numero delle vittime, operò; in questo senso, prima del passaggio della guerra, prima che ... quando comandavano i fascisti, metteva in carcere gli estremisti di sinistra, quando ci fu il trapasso mise in carcere i fascisti per salvarli. Fu un'azione di equilibrio e di prudenza che risparmiò; a Massa molte altre vittime. Volevo dire che un giudizio esatto, anche dei motivi politici di estrema sinistra... i minatori ancora non avevano avuto il tempo di formarsi delle idee. E' chiaro che essendo minatori non erano certo di destra, poi le sinistre, il partito comunista ha cercato di far suo, con molte virgole di riserva.... Chi mi aiutò; molto in quell'epoca lì;, per dare una mano agli orfani, fu proprio la Croce Rossa, tanto di Grosseto che di Massa Marittima. La stessa Misericordia di Massa Marittima che operò; in modo veramente efficiente con i mezzi che aveva a quei tempi, che s'andava con il carretto a mano a prendere i morti. La stessa Misericordia non aveva ancora orientamenti politici di sinistra. A Massa c'è; stata una visione "massonica" quindi di tutt'altro orientamento. Dopo come dappertutto ci sono stati passaggi da un estremo all'altro, colpa anche perché; mancando a quei tempi una cultura profonda...La scuola intanto era quello che era...quindi la necessità; della fame e del lavoro... Era chiaro che fra i minatori c'erano ragazzi che difendevano i propri diritti...cominciarono a quei tempi i movimenti politici.
TK- Secondo lei la responsabilità; è; dei partigiani, perché; sa che organizzarono una guardia armata loro, in quei giorni, con le note....
Don L- Secondo quello che ho potuto interpretare io, avevano preparato una lista, diciamo, per la salvaguardia della operatività; della miniera. Poi secondo me, e ho dei precedenti di altro genere che confermano la mia opinione, secondo me, fu proprio questa lista che trovarono... tra le persone disposte anche durante la notte a salvare la miniera, perché; i tedeschi facevano saltare tutto! Mi rifaccio ad un altro episodio dell'epoca... Alla miniera di Fenice Capanne, dove c'era il comando dei partigiani, io andavo sempre a dire messa tutte le domeniche giù; in miniera. Mi ricordo, che l'attività; che svolgeva il direttore d'allora... una mattina non lo vidi arrivare alla messa. Arrivò; alla fine della messa tutto sporco, gli chiesi: "Che è; successo ingegnere oggi?" Mi disse: "Siamo rimasti giù; nei pozzi per evitare che i tedeschi passando non ci facessero saltare la miniera." Quindi erano tutti questi, espedienti indispensabili per salvare il salvabile, quindi salvando il salvabile si salvava il pane a quei disgraziati che vi lavoravano. Probabilmente a Niccioleta ci sarà; stato anche un contatto diretto, perché; Niccioleta sa dov'è;, e a quei tempi era anche più; isolata...
Squilla il telefono, l'intervista si interrompe.
TK- Ma quante persone ha seguito lei?
Don L - ...quindi logicamente è; una cosa cominciata da quei tempi, quando io ero giovanissimo, avevo 27 anni.
TK- Come mai, secondo lei, Don Bracci di Niccioleta non ha cercato conforto, aiuto immediato con qualche parroco anche più; vecchio di lui per cercare di capire cosa dover fare?
Don L- Io credo che il Canonico Bracci, da quanto si è; saputo, lui fu fra i minacciati di morte e probabilmente era un carattere fragile senz'altro. Con i moschetti spianati sono pochi i forti. Poi lui era già; molto legato alla miniera, era legato agli operai sia ai dirigenti, quindi necessità; di equilibrarsi. Il canonico Bracci non cercò; subito... intanto ripeto a quei tempi, le distanze chilometriche di quattro chilometri, era quasi una distanza insuperabile, anche perché; le retrovie dei tedeschi hanno continuato per diverso tempo a minacciare ed appostarsi. Mi ricordo che riuscirono, perfino a bloccare i carrarmati americani. Fra aver visto i mezzi ridotti che avevano in mano i tedeschi, questo reggimento che operava qui, e vedere gli effetti che riuscivano ad avere usando questi camioncini portatili fino a fermare i colossali carrarmati americani! Quindi la zona era tutta in mano ai tedeschi. Non si sapeva da quale parte sbucavano e poi c'era la necessità; di scovare, di trovare i partigiani. Può; darsi che il mio amico Bracci non abbia avuto la possibilità;....come non ebbe la possibilità; di avvicinare noi... Io lo seppi dopo due giorni!
TK- Come lo seppe? Da chi lo seppe?
Don L- Lo seppi in ospedale, perché; ero Cappellano in ospedale. Ero parroco qui in Città; Nova e poi Cappellano in ospedale, quindi immediatamente arrivarono a noi le prime notizie. A quei tempi non si diceva si scappa, si va, fare quattro chilometri per andare alla Niccioleta non era tanto semplice. Poi c'era un Vescovo...perdipiù; lui era stato anche suo Segretario personale,del Vescovo Monsignore Baldelli. Quindi io ero ragazzetto a quei tempi in cui lui aveva 15 o 20 anni più; di me, logicamente io non ebbi modo di approfondire. Lo sapemmo così;, in piazza della chiesa si diceva che Don Bracci è; dovuto fuggire perché; ha perso la testa... Tant'è; vero che si unì; con una donna no, con una vedova, comprensibile tutto, perché; son momenti...
TK- Sono stati momenti terribili.
Don L- Immediatamente dopo, lui era rimasto alla Niccioleta, arrivò; da Roma...Lo conoscevano più; a Roma che noi qua. Sa in Vaticano è; sempre stato quello che è; stato. La sua attività; di carattere internazionale, mandò; su ...io credo che l'eccidio della Niccioleta sia stato uno degli episodi più; grossi in Toscana, furono uccisi ottanta minatori tutti insieme.
TK- Uno dei primi sicuramente.
Don L-... poi l'altro fu quello vicino a Lucca...
TK-Ci furono altri: nell'aretino, nel casentino e poi sugli Appennini. Diciamo però; che questi eccidi poi sono stati commessi nei mesi estivi, nell'agosto, nel settembre, quando noi eravamo già; liberati. Niccioleta è; stato il più; grosso eccidio, in Toscana i primi di giugno.
Don L- Di volta in volta che poi andavano avanti i tedeschi non scherzavano, decimavano. Un episodio che gli ho raccontato ... della mia volata in motocicletta alla miniera era perché; ... eravamo sicuri che se stasera i tedeschi sapevano che i partigiani avevano preso uno, domani dieci morti a Massa; non si scherzava a quei tempi. Preoccupati di questo andammo a salvare il salvabile.
TK- Andaste a liberarlo?
Don L- Parlammo con il comandante e gli ponemmo il rischio a cui sottoponeva Massa Marittima. Qualche cosa deve essere capitato perché; i tedeschi non seppero poi di questa ... requisizione del ragazzo. La cosa passò;, ma la notte la passammo male anche noi perché;...anche perchè; essendo io il Cappellano dell'ospedale, all'ospedale ci facevano capo sia i tedeschi, sia i fascisti che collaboravano con i tedeschi, sia i partigiani. Quella notte ero in ospedale e rimanemmo io, un medico e il segretario comunale di allora; tutti gli altri andarono con la scusa di andare...andavano al bosco. La mattina arrivavano belli e beati ma la notte ci si stava noi, lì;. Una notte arrivarono i partigiani, ci obbligarono a dare dei medicinali, logicamente la suora notturna non potette... o ti fai ammazzare o gli dai quello che ti chiedono, insomma...erano momenti in cui non si ragionava, la violenza predominava su tutto, e la mattina dopo fu costretta a dire quello che era successo. La mattina dopo quando arrivò; il direttore dell'ospedale chiese che era successo. Dico: "Professore, lei dov'era stanotte?" "Io ero ...". "Se lei si azzarda a fare una denuncia verso la suora si ricordi che io denuncio tutto il resto. Denuncio che lei ha lasciato il suo posto". Quindi tutto finì;....
TK- Tutto fu messo a tacere...
Don L- E' stato un periodo molto vivace e nello stesso tempo molto brutto, però; da parte nostra, dico nostra perché; il Vescovo lo tenevamo informato in modo costante, il giudice De Marco, l'allora Podestà; di Massa Marittima....perché; era un ex squadrista di Monterotondo, molto in gamba, ma molto in gamba!
TK- Come si chiamava? Si ricorda, lui rimase a Massa dopo il 10 di giugno dopo che i fascisti abbandonarono Massa?
Don L- Lui andò; incontro agli americani e salvò; Massa, Tappari di Monterotondo, era un fegataccio! Però; lui e il segretario comunale stavano con me all'ospedale durante la notte, durante i bombardamenti mi aiutava a spostare i malati a secondo di dove cascavano le bombe.
TK- ... è; stato un momento terribile e incredibile.
Don L- Qui a due passi da me, c'è; ancora il ragazzo che nacque la notte del bombardamento.
TK- Quelli non aspettavano. I bambini quando vogliono nascere non aspettano, anche con i bombardamenti sulla testa.
Don L- Fortunatamente la donna, era uscita di camera dove aveva tutto il suo corredino, era una donna di buone condizioni. Fortunatamente era uscita di camera ed era andata in cappella a pregare. La bomba prese in pieno la camera. Siccome io accanto al medico s'andò; là;, nel mezzo alla polvere ai calcinacci credendo di trovarla morta... invece fortunatamente disse: "Io sono viva" "il corredino lo rifarai".
TK- Lei li conosceva i dirigenti della miniera di Niccioleta? Il direttore Mori Ubaldini, lei conosceva il figlio?
Don L- Io ho conosciuto tutti.
TK- Lei ha conosciuto tutti, che persone erano? Lei si ricorda di un Dott. Larato, che era vice direttore o comunque ... forse vice direttore.
D L- Mori Ubaldini ... sì; perché; la mia attività; assistenziale a parte... mi mandarono tutti gli orfani di Niccioleta ed anche tutti gli orfani di Massa Carrara; solo in un giorno arrivarono cinquanta ragazzi da Massa Carrara. Era una zona più; bombardata.
TK- Per i bombardamenti o gli eccidi di Sant'Anna?
Don L- .... per l'eccidio di quei paesini là;. E poi la zona proprio troncata a metà;, la linea gotica fu proprio lì;, quindi in un giorno arrivarono più; di cinquanta ragazzi. Dovemmo dividerseli fra le famiglie, un po' toccarono anche a me, io non avevo questa casa qui. Quindi Mori Ubaldini, dico, mi ricollego, i miei rapporti sono sempre stati ... imparziali, nel senso che la gente per me, la gente... agli operai mi rivolgevo in un senso, ai datori di lavoro mi rivolgevo in un altro senso. Gli operai li aiutavo, i datori di lavoro dovevano aiutare un po' me, perché; io potessi aiutare gli altri.
TK- Quindi i rapporti erano diversi, che tipo di persona era Mori Ubaldini? Che tipo di direttore era?
Don L- Era buono. Lei non si può; rendere conto di quello che fosse la miniera a quei tempi. La miniera a quei tempi esigeva, oltre che larghezza di vedute tecniche, esigeva anche una disciplina, perché; gli stessi capi reparto, con il direttore, scendevano in miniera una volta al giorno. Però; Mori Ubaldini era una persona buona.
TK- Diciamo che lui si trovò; d'accordo con i minatori che decisero di operare questi turni di guardia ed anche il figlio vi partecipò;.
Don L- Sì;, anche il figlio. Lui ha cercato di cooperare, poi tanto fu accusato di non aver denunciato in tempo. Ma bisogna rifarsi all'epoca, i carabinieri non c'erano, c'erano solo a Massa, a Niccioleta sono arrivati dopo. Niccioleta era un paesino di poche case, importante era la miniera, la direzione non mi ricordo neppure se ci abitava il direttore.
TK- Sì;! Il direttore abitava nella villa.
Don L- Sì;,ma dopo. C'era la direzione, c'erano gli uffici. Mori Ubaldini era una persona normalissima che praticamente cercò; di ... salvare il salvabile. Gli ho citato l'esempio della miniera di Capanne, proprio perché; erano uomini che si buttarono a corpo morto per salvare il salvabile, come l'ingegnere Squillero, dopo fu accusato di fascismo. Io gli assicuro che Squillero, con cui ho operato fraternamente tre anni, quando me lo vidi apparire, dopo i processi, come galeotto mi dispiace ma ... siete fuori strada nel modo più; completo. Perché; io in tre anni che ho lavorato con Squillero, non ho mai sentito una parola che lo potesse..... Per lui c'era solo la patria, c'era l'Italia e la salvaguardia della miniera. Lo stesso discorso per Mori Ubaldini, caratteri diversi, ma la necessità; e la capacità; di sapersi temporeggiare....
TK- Più; che altro viene accusato, nelle testimonianze che ho letto io, di qualcosa che aveva fatto o non aveva fatto e gli viene rinfacciato da parte di chi aveva perduto i figli o il padre, il fatto che lui fosse stato risparmiato....
Don L- Ma chissà; se quella notte quando ci fu il passaggio dei tedeschi lui c'era. Può; darsi benissimo che sia stato fuori o sia stato magari anche lui alla 'macchia', come succedeva sempre. Chi poteva si metteva al sicuro, però; come uomo evidentemente sono sicuro che una parte delle accuse fatte a Mori Ubaldini sono dettate da rivalse personali.
TK- ... e invece i sopravvissuti, i superstiti, i reduci tra i figli, le madri che tipo di aria tirava?
Don L- Le mogli poverette erano nella competa disperazione per questo eccidio, la cui realtà; la conoscemmo dopo diversi giorni, perché; non lo sapevamo, credevamo che fossero partiti per andare a lavoro in Germania.
TK- Fu un colpo bruttissimo, ritrovarsi senza niente. Qualche intervistato ha detto che mentre prima di questo fatto tragico, la Niccioleta era un pò; come una grande famiglia dove vivevano tutti insieme, dopo tutto si è; incrinato, sono emersi tutti gli odi personali.
Don L- Dopo sono emersi gli odi personali. L'episodio che gli ho citato io del teatro "Ragazzi non vi bastano i cento morti? Li vogliamo moltiplicare? Facciamo ... le liste, le giustizie, lasciamole stare, ci sarà; un processo e ci saranno i giudici che daranno a ciascuno le responsabilità; delle azioni che hanno compiuto, non continuiamo ..." Mi sembra di essere stato abbastanza efficace. Come ho anche detto sempre: non mi chiamate mai alle manifestazioni civili perché; io vi dico la verità;., eh! Siccome conoscevo e conosco delle ingiustizie commesse dai partigiani quindi state buoni a casa vostra e lasciatemi in pace perché; altrimenti devo dire quello che so.
TK- Ma lei dovrebbe dirlo quello che sa....
Don L- Vede, intanto siamo rimasti pochi, e poi soprattutto io ho cercato di fare il prete e di fare del bene. Logicamente le ingiustizie non l'ho mai subite nemmeno dai miei superiori, quindi le ho sempre ribattute in modo molto energico. Non mi chiamate in certe circostanze, perché; il merito non l'ha il tale sindaco o qualcun'altro, il merito l'ha la popolazione che ha saputo accettare questa enorme croce, questo calvario e ha saputo redimersi e risollevarsi. La settimana scorsa, domenica scorsa... una volta al mese vado a sostituire il parroco di Niccioleta, mi si sono presentate due figlie di minatori uccisi a dirmi grazie.
TK- I bambini come la vissero? I ragazzi si resero conto dei fatti?
Don L- Forse dopo. Molti erano ragazzi piccini, ragazzi delle scuole elementari, dell'asilo.
TK- Immagino si saranno posti la domanda: perché;, per quale motivo hanno fatto questa cosa?
Don L- Dopo, molti sono stati strumentalizzati dai partiti. Conosco dei ragazzi molto in gamba, figli e nipoti molto legati a me, che sanno quello che si è; fatto. Chiaro che dopo ... in un modo o nell'altro i partiti hanno preso il sopravvento, specialmente le sinistre e da qui si sono sempre suddivisi l'orientamento politico della zona in comunisti e repubblicani e la Massoneria che ha dominato un pochino dappertutto e che ancora domina...
TK- Secondo lei anche in questo episodio la massoneria c'entrava?
Don L- Io non credo. Mori Ubaldini non era certo massone, era massone uno dei capi della Montecatini, che stava a Milano, poi la Montecatini è; intervenuta successivamente molto bene, efficientemente, ha cercato di placare gli odi, sia la situazione economica. Ha costruito il villaggio, ha aiutato gli orfani e le vedove.
TK- Fra fascisti ed antifascisti si era creato un clima di ostilità; prima di questa strage e poi dopo cosa è; successo?
Don L- Forse prima, dopo poi il sangue ha pacificato, perché; anche non c'è; stato il tempo sufficiente, perché; i ragazzi quasi tutti sono venuti via che erano studenti. Le vedove sono state aiutate, tra le quali qualcuna si è; risposata perché; erano molto giovani.
TK- Quindi si sono ricostruite una propria vita, un'esistenza e quindi poi in qualche modo si è; sedato questo odio...
Don L- Con il tempo si è; calmato tutto.
TK- Lei ha saputo niente di quello che è; successo ai processati intendo: al Calabrò;, al Nucciotti che furono processati, condannati. Ha mai saputo quanti anni di pena hanno scontato o dove hanno scontato la pena?
Don L- Le cito un esempio.Un giorno arrivò; un telegramma dal Ministro degli Interni con cui si condannavano a morte tre persone di Massa Marittima. Io lo seppi, immediatamente andai a Roma.
TK- Quando accadde questo?
Don L- Poco dopo, in piena campagna assistenziale, avevo anche la possibilità; di entrate sociali e politiche non comuni; arrivò; questo telegramma di condanna a morte di tre persone. Io mi precipitai subito a Roma, dovessi dire.... so che andai al Ministero degli Interni questo lo so ... ma se dovessi dire dove sono entrato, quale sotterraneo ho saputo attraversare. Con quali persone ho potuto parlare non me lo ricordo più;. Ero talmente scosso, talmente preoccupato di salvare le vite di questi tre uomini! Finalmente riuscii a parlare con qualche pezzo grosso perché; poi la condanna a morte non avvenne. Esposi la situazione: tre elementi fra i più; pacifici di Massa Marittima!
TK- Erano stati condannati sulla base di quali accuse?
Don L- In quel periodo non si lavorava senza tessera, tre persone più; pacifiche di quelle non c'erano. Ripeto questo episodio che per me è; ancora fantasia, se non l'avessi vissuto direi che è; un sogno. Questo episodio mi dice anche quest'altre condanne come avvennero e perché; avvennero, purtroppo ci furono dei tentativi di rivalsa e di vendetta. Un caposervizio Calabrò; è; chiaro che deve esigere la disciplina dei minatori è; chiaro che farà; qualche annotazione, addebito, qualche punizione a qualche operaio. Io non so se lei a famiglia...
TK- Sì;, ho due figli.
Don L- ...io ho allevato quasi 2500 ragazzi quindi... ho fatto scuola per 33 anni, certe cose ... l'atteggiamento ... si capisce.
TK- Mi rendo conto di cosa dice, ma le accuse mosse ai fascisti di Niccioleta furono anche di tipo forte. Furono accusati di aver chiamato questo battaglione di polizia a Niccioleta, furono accusati di aver manipolato queste liste, furono accusati di aver indicato le case dei partigiani e dei simpatizzanti.
Don L- Ci sarà; stato anche qualche episodio particolare, ma io sono convinto... diciamo queste famose note erano lì; perché; avevano stabilito dei turni di salvaguardia della miniera.
TK- Poi è; stato ritrovato questo elenco e in base a questo è; stata commessa la strage, è; questo che vuol dire?
Don L- Sì;, penso che sia andata così;.
TK- Io la ringrazio molto per la sua disponibilità; a parlare con me, grazie.
Don L- Ma si figuri! 

 

 

Aggiornato al:
06.02.2020
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