Silvio Serenari

Intervista a Silvio Serenari, anno di nascita 1928.
Rilevatore: Katia Taddei
Data dell'intervista: 8/10/2000
Luogo dell'intervista: Castelnuovo Val di Cecina. 

KT- Silvio, raccontami di quel 10 di giugno, quando sei stato portato in Comune, rastrellato..
SS- Sì;, io il 10 di giugno all'alba mi sveglia il mi' babbo e mi dice: " il paese è; tutto circondato e portano via le persone" disse, "io sono uscito fuori ma a me non m' ha detto nulla nessuno, in ogni modo te stai in casa.." lui usciva eppure più; vecchi di lui li avevano portati via, allora io mi volevo calare dalla finestra, con la fune, c'è; un orto di dietro..
KT- Ma te dove stavi?
SS- Io stavo, hai visto dove stava Peccioli? Io stavo di sotto, dissi mi calo di sotto e là; c'è; un casottino chiamato casottino del Vanni e c'erano piazzati con una mitragliatrice e tirarono a coso, come si chiama...il babbo di...al Ronsichi, tirarono al Ronsichi, non lo presero però;, nello stesso tempo presero giù; Tullio ...Federici, presero lui, io c'avevo una stoia alla finestra vedevo tutta Piazza del popolo, gli presero il portafoglio, gli strapparono le fotografie, e poi lo portarono al Comune e poi nemmeno al Comune, questo lo misero proprio in caserma.
KT- Come mai?
SS- Perché; si vede che secondo loro questo qui... e poi aveva un'età; che doveva essere militare.
KT-Ho capito poteva essere un disertore o un partigiano.
SS- ...e poi di caserma dice che sia scappato ed entrò; in chiesa dall'arciprete, dall'arciprete in chiesa lo vestirono da donna e poi andò; a casa, io dopo circa venti minuti sento bussare alla porta la mi' mamma va a aprire: "dov'è; il su' figliolo?" la mi' mamma poretta involontariamente disse: "è; qua" mi dissero: " vada su al Comune dal Fusi", "va bene" dissi, "vado dal Fusi" e dentro di me dicevo poi quando arrivo alla chiesa di borgo infilo in chiesa, poi qualcuno capita...
KT- Voi ve lo aspettavi questo rastrellamento? C'era qualcuno che vi aveva avvertito di qualcosa?
SS- No, nessuno ci aveva detto niente, era successo un fatto qualche giorno prima, che i partigiani avevano preso uno qui e poi lo ammazzarono.
KT- Questo Palmerini.
SS- Questo Palmerini, ma di questo fatto qui a noi non ci disse niente nessuno, la mattina si trovò; tutto circondato, come ripeto, allora mentre io andavo su al Comune presero il povero Boddi, chiamato, il babbo di Galeazzo, lui si chiamava Viti Adolfo, di soprannome Boddi, allora mentre s'andava in su presero lui, lo chiamarono, tornò; indietro e insieme ci presero e ci portarono al Comune e fino alla sera verso le 20.30... perché; ci fecero scappare me e il Burchianti che s'era i più; giovani...s'aveva 16 anni tutti e due, ci fece scappare la moglie del maestro Manoni, lei faceva da interprete...
KT- Chi è; che dirigeva tutte queste operazioni?
SS- Queste operazioni ad un certo punto c'era un sergente italiano che stava sempre a sedere sopra un muro, mi ricordo che s'era sganciato anche la fondina della pistola, lì; dov'è; la fonte, su quel muro, lì; dove sotto c'è; la chiesina, lui stava sempre seduto lì;, perché; i tedeschi in quel momento non c'erano, erano tutti italiani e in quel momento c'era il povero Alberto Conti con Alfredo Frosali, Frosali ma il cognome lo faceva Pasquini. Ora questo sergente era un ternano, mi ricordo anche questo, era di Terni, fu chiamato in Comune e mentre andava in Comune Alberto Conti scappò;, c'era un arco, lui passò; e scappò;, era un ragazzo giovane aveva 18 anni, non era ancora nella classe... perché; l'ultima classe richiamata era il '25, e lui però; andò; via, quando al ritorno s'accorse che questo giovane che dava nell'occhio un c'era più; ci mise tutti dentro, fece riandare tutti dentro al Comune chiamò; quest'Alfredo e gli disse: "quel giovane con la tuta da meccanico che parlava con lei dov'è; andato?" "non lo so..." "lui è; scappato, come si trova s'ammazza subito, e se non si trova s'ammazza lei, lei ci deve dire come si chiama. Sennò; tra mezz'ora lei..."dice "io so che si chiama Alberto, ma non è; di Castelnuovo è; nato al Lago..", insomma gliela fece lunga così;.
TK- Quanti eravate voi lì; in Comune?
SS- Tanti, giovani, vecchi, di tutte le età;, il Comune era pieno, c'erano più; vecchi del mi' babbo e al mi' babbo non gli disse nulla nessuno, allora venne questo e disse mezz'ora è; passata, io... mi sembrava di vede' quest'uomo, dicevo ora casca... e invece dissero ora si va a prendere la fidanzata, lui faceva già; l'amore co' Anna e lì; la fidanzata fu avvertita in tempo e la fecero sparire, chiamarono l'arciprete, anche lui disse: "io so che si chiama Alberto però; è; nato al Lago... non so bene...", poi ci furono tante persone che arrivate a mezzogiorno dicevano "ho fame" andavano a mangiare e non ritornavano, io ero giovane ma non ero mica strullo, allora venne uno e m'accompagnò; a casa, io presi un pezzettino di pane un pacchetto di sigarette perché; allora fumavo, l'unica cosa che non mi mancava era il tabacco a quei tempi, perché; ci avevo tutti i cognati e non fumava nessuno... quello che m'accompagnò; era di Sansepolcro e quando ritornai su, mi diedero un calcio e mi levarono le sigarette. Poi successe il fatto di Monterotondo perché; a Monterotondo ci fu una battaglia tra partigiani e tedeschi allora levarono tutte le sentinelle al paese e chi era a casa nascosto scappò;, scapparono tutti, ci si rimase altro che noi, poi la sera ammazzarono un tedesco in Bruciano, al ponte della Marruca, detto a quei tempi, insomma lì; al ponte sotto la fattoria, allora dissero ora n'ammazzano dieci dei più; giovani, noi col Burchianti s'era i più; giovani di tutti si disse: ora a noi ci tocca, ora ci rido, ma allora!!... Si disse: andiamo a rimpiattarsi tra questi vecchi, se prendono quelli più; giovani! E invece anche lì; passò; tutto e non fecero nulla e la sera sul tardi, sarà; stato verso le 19.30, le 20.00 ...perché; a un certo punto arrivarono questi tedeschi da Monterotondo ci misero tutti fuori e iniziarono a fare la scelta, te a casa te dentro e noi che si aveva 16 anni ci fecero andare dentro, ma c'era la Manoni che parlava il tedesco, lei sapeva che quelli presi il giorno dopo partivano, li portavano via, c'era il Bigazzi, il Serpi, Giacone, loro li portarono via, questo era un siciliano che stava lì; alla posta vecchia, portarono tutti dentro e quando si fu lì; questa donna venne e ci disse: "ragazzi state pronti al momento che vi faccio cenno d'andare via voi..."perché; questo Burchianti ci aveva la sorella che era a servizio dalla Mononi, e verso le 8.30 quando ci fece cenno noi si scappò;, io arrivai a casa, il mi' babbo mi prese una valigetta con un po' di roba, 5 lire mi dette, e m'accompagnò; lassù; alla casettine dal Cantini, che oggi sarebbe da Colombo, e..
TK- ...e li ci sei rimato fino al 14? Fino al giorno della strage della Niccioleta...
SS- Io ero lassù; e il 14 venni a casa, proprio quel giorno, quando la sera iniziarono a dire chiudete le finestre che minano la centrale, anzi, prima a mezzogiorno s'era in casa e mentre si mangiava venne lo Scarselli, ma si chiamava Menichelli Aldo, era il nipote del prete, venne lì; e disse al mi' babbo che era nella Misericordia: "Raffaello bisogna anda' al Sorbo che hanno ammazzato, hanno fucilato tre persone, bisogna portarle via", quando la sera cominciarono a dire chiudete le finestre io dissi: io vado via perché; qui ci risiamo, se ritornano questa volta non me la cavo, e in quel momento passò; Pretolani Facondo detto Pallino, allora gli disse al mi' babbo: "mandalo con me se ha paura, viene ai castagni con me!" e s'andò; giù; ai castagni alla buca della Concia, mentre si andava giù; si sentiva sparare ma c'era anche un aeroplano sopra, poi Pallino mi disse: "ma non lo senti dove sparano Silvio? Non ave' paura, le pallottole passano tutte là;!" noi tranquilli s'andò; giù;, dopo poco tornarono Pia e Rotilda che erano venute in paese, la moglie e la sorella di Pallino, dice: " hanno ammazzato tutti quelli che erano... insomma quelli...
KT- Di quei tre partigiani della mattina invece voi non sapevi niente? Chi erano, come mai erano lì;..
SS- No, noi non si sapeva niente s'è; saputo dopo, uno era un sardo senz'altro, un altro era giù; sotto Grosseto, un conte che ci aveva una tenuta, insomma lo scoprirono che teneva mano ai partigiani, gli fecero la caccia, lo trovarono in queste zone e lo fucilarono...
KT- Te cosa hai fatto sei rimasto ai castagni?
SS- So' rimasto ai castagni e sono tornato il 30, il 29 arrivarono gli Americani e io la mattina del 30 venni in paese, e ritornando indietro quando tornavano da riportare questi morti quassù;, il mi' babbo me l'ha sempre raccontato, questi (i minatori) erano tutti inquadrati che andavano in su' e uno di questi militari che li seguiva gli disse al mi' babbo e a quest'altro: "domani sì; che ci avete da portarli via!" sicché; il mi' babbo disse: ora questi l'ammazzano.
KT- Quindi quelli che li stavano portando sapevano benissimo cosa andavano a fare...
SS- ...e quest'altri erano tranquilli dicevano si va a mina' la centrale, e là; c'erano tutti i fori aperti... il chiasso... li avevano messi di là; dal ponticello i primi dieci l'ammazzarono lì; e quegli altri dieci li mettevano sull'argine e l'ammazzavano, quelli cascavano di sotto e fu la fine. 

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06.02.2020
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