Signorini Daniele

Intervista registrata a Signorini Daniele. Anno di nascita 1926.
Rilevatore: Katia Taddei
Luogo dell'intervista: Volterra
Data dell'intervista 18/03/1996
Partigiano della XXIII Brigata "Guido Boscaglia". 


L'intervista è; stata concordata telefonicamente. Signorini ha partecipato all'azione partigiana avvenuta nei pressi del Ponte di Riotorto, ed è; da questo argomento che incomincia l'intervista. 

TK- Senta quella al ponte di Riotorto fu un'azione per andare a minare il ponte, oppure, come altri mi hanno detto, era un'azione a cui si era già; stati preparati per affrontare i tedeschi? L'ordine qual'era?
SD- Non mi meraviglia che si dicano cose diverse in questi casi, perché; non tutti sanno come stanno le cose, me compreso sia ben chiaro, chi partecipava sapeva che c'era soltanto un'azione da svolgere e si partiva e si faceva quello che c'era da fare, ma in questo caso io ricordo alcune cose, per esempio che fino a quel momento per me era l'azione un po' più; numerosa, la più;....
TK- Questo lo dice anche il partigiano Tosca che fu la prima volta che un grosso gruppo...
SD-...si muoveva dalle Carline, eravamo molti della zona, più; o meno, ma anche stranieri, c'erano anche de i russi che erano venuti scappando dalle formazioni tedesche, e che non so, se per motivi occasionali o per altro, quest'azione fu improvvisamente interrotta dal fatto che noi si camminava la sera di buio per questa strada e apparvero i camion tedeschi, e questo sconvolse un po' tutto, e qui c'era molta carenza di tecniche militari perché; a quel punto chi si buttò; su, da una parte, e chi si buttò; dall'altra. Da una parte significava in salita, e da quell'altra significava discesa.
TK- Significava rischiare di spararsi l'un con l'altro...
SD- Sicuramente ci sono stati degli spari che anche se diretti verso questi camion centrali possono avere sbandato, e del Tamburini in particolare ricordo che io ero fra gli ultimi, e lui era l'ultimo, e che lui conduceva un mulo carico di munizioni, ricordo anche che io mi buttai dietro un monte di ghiaia dell'Anas, che a quei tempi usavano lungo le strade e fui salvato da questo qui...
TK- Anche Tosca mi ha raccontato le stesse cose, che voi vi metteste dietro questo monte di ghiaia e che un tedesco da dietro una ruota di un camion sparò;.
SD- Io questo particolare... che sparava o da dove sparava...erano tedeschi che sparavano, è; difficile che fossero altri partigiani a sparare perché; eravamo in fondo noi, perciò; non poteva essere, dovevano essere i tedeschi. Il Tamburini invece era l'ultimo, e mi ricordo con sufficiente precisione che malgrado gli spari tentava di tirare questo mulo, cercava di portarlo via, di tirarlo da qualche parte...
TK- C'erano le munizioni lui giustamente cercava di...
SD- Eh sì;! Era piuttosto importante la cosa, e invece fu colpito e non so che fine abbia fatto il mulo, le munizioni, ma insomma gli obiettivi non erano noti alla gran parte di noi, io credo che pochi sapessero cosa si andava a fare, d'altra parte questo è; anche comprensibile, perché; una massa di gente a quella maniera! Che venga informata tutta! Forse non avviene nemmeno in un esercito regolare, perché; doveva avvenire lì;!? Ecco queste cose, le ultime specialmente il Tamburini, partigiani di qua partigiani di là;, questi camion che giunsero all'improvviso, sono cose che ricordo con sufficiente precisione, i nomi non...
TK-I tedeschi spararono dei razzi illuminanti?
SD- Sì;, anche questo... anche se io non li rivedo, sicuramente sì;, diciamo perché; loro erano organizzati... non era la prima incursione che subivano, andando di buio con i camion... sicuramente erano preparati a tutto..
TK- Comunque morirono tutti quanti i tedeschi, furono attaccati da voi, poi risulta che al mattino successivo furono attaccati dagli apparecchi che incendiarono i camion.
SD- Questa per me è; una novità; per esempio!
TK- Non lo sapeva? Io l ho trovata sulla Tavola del pane questa cosa!
SD- Io no!
TK- Loro furono attaccati dagli apparecchi al mattino... che bruciarono tutto.
SD- No, io ricordo tutt'altra cosa degli apparecchi, quando ci arrivavano le cose dall'alto, in formazione, noi andavamo a fare dei fuochi...
TK- Per i lanci.
SD- Per i lanci, sia per le munizioni, sia perché; ovviamente erano inviati anche dei soldi, cose che ho visto di persona, per esempio, perché; poi andavano a finire alla base di Pisa, così; si diceva, e da lì; venivano dati anche a gente prezzolata che teneva i contatti con gli avversari, con i fascisti, con i tedeschi, ecco queste cose me le ricordo bene, poi torno a ripetere che il fatto che uno si ricordi una cosa e un altro il contrario di quella cosa, non ci trovo niente di strano!
TK- Capisco benissimo qual'erano le difficoltà;, innanzitutto le difficoltà; di collegamento, le difficoltà; di essere informati tutti allo stesso modo, è; quello che io sostengo sempre, che poi non ci sono in fondo delle grandi contraddizioni su quello che si racconta, a volte si può; speculare sul fatto che dei partigiani possono dare sullo stesso fatto versioni diverse, però; è; sbagliato anche specularci perché; non tutti sapevano e non tutti erano informati nel momento in cui le cose accadevano...
SD-Non sarebbe giusto...
TK- Oggi magari vorremmo che tutti ricordassero, ci piacerebbe sapere le cose come sono andate, ma ciascuno le vedeva dal suo spaccato, dal suo punto di vista!
SD- Per sapere le cose fino in fondo bisognava andare dal comandante della Brigata, dal Vice Comandante della Brigata, erano loro che...
TK- Purtroppo a distanza di cinquant'anni non ci sono più;...gli anziani del tempo non ci sono più;.
SD- Non ci sono più;, io ricordo, io ero molto amico di Cassola, ma amici...
TK- Cassola c'era a quell'azione al Ponte di Riotorto?
SD- Che io ricordi sì;, però; anche qui, come si fa a ricordarlo con assoluta precisione? Mi sembra di sì;, lo dico perché; io ero molto amico di Cassola, e anche di un conte fiorentino un ometto un po' basso che poi tutti mi dicono che ha fatto una brutta fine... di salute.. insomma ecco, queste persone appartenevano ad idee diverse dalle mie, dalla gran parte della gente, poi Cassola l'avevo conosciuto perché; le combinazioni.... all'epoca ero un ragazzo, io ho cominciato andando a Monte Morello a Firenze, poi siccome si seppe, io ritornai a Volterra e dovevo far da guida a chi doveva andare in formazione, e invece fui preso dai fascisti, fui minacciato non solo io, non tanto io, ma mia mamma, mia sorella, che stavano con me qui a Volterra provenienti da tutt'altra zone, e questo mi tenne calmo per un periodo, poi invece fui contattato non da Cassola, ma da Mezzetti, Ciaba, Bebo, scritto Bube e evidentemente le decisioni che presero furono di fare qui una formazione, non di portare verso Monte Morello, ho la vaga impressione che le cose siano andate a questa maniera, perché; se io avessi avuto la possibilità; di portare i giovani che accettavano di venire in formazione, sarebbero stati tutti diretti verso Monte Morello, dove c'era già; una formazione importante, molta gente... noi venivamo anche da una piccola azione fatta alla caserma dei fascisti dove ora c'è;.. si diceva la dogana, dove c'è; il giro dei pullman, andammo per prendere armi, due ragazzi giovani, i Ricci, ci hanno rimesso la pelle per esempio lì;, ma poi tutti i particolari di questa formazione... io sono stato poco tempo qui a Volterra, sono andato volontario nell'esercito di liberazione insieme a un gruppo di Pisa, sia di partigiani, sia di non partigiani..
TK- Quindi la guerra per lei è; continuata...
SD- E' continuata, è; continuata, sbattuti un po' di qui e un po' di là;, perché; trovavamo molta resistenza ad inserirci da parte degli ufficiali italiani, poi quando son tornato son stato poco tempo, mi sono occupato di politica qui a Volterra e un po' a Pisa alla Federazione e poi sono andato a Roma e ho perso tutti i contatti, insomma era un episodio che restava dentro quello che è; avvenuto, però; non ho avuto....
TK-...modo di parlarne..
SD- No, io ho questi ricordi, li ho come li dico, sicuramente la gran parte di queste persone che partecipammo non era al corrente di cosa si dovesse fare.
TK- Della strage dei minatori della Niccioleta lei non l' ha saputo?
SD-No, no..
TK-L'avrà; saputo, allora, dopo...
SD- Così;, cose che si vengono a sapere tipo Marzabotto, o cose analoghe, ma cose più; precise no.
TK- Non saprebbe dirmi allora se vi è; un collegamento tra l'attacco al Ponte di Riotorto e la strage...
SD- No, non saprei, non saprei, anche qui potrei dire di sì;, potei dire di no, non servirebbe a niente, si può; immaginare che ci sia, forse per la vicinanza dei tempi, o della successione, io poi ero uno dei più; piccoli gradi, ero un vice caposquadra figuriamoci! Nessuno lo veniva a dire a me!
TK-Era giovane!
SD- Insomma, servivo soltanto a tenere collegato il gruppo che stava intorno a me, ecco, per questo mi sono affrettato a dire subito per telefono sì;, qualcosa ricordo, poi siccome ho avuto qualche responsabilità; di politica qui a Volterra forse gli altri compreso Carlo ritengono che io sapessi di più;, invece non è; così;, perché; a quell'epoca ero solo un ragazzo pieno di entusiasmo come tanti di noi, insomma..
TK- Ci fu anche un ferito in quell'azione al Ponte di Riotorto...
SD- Credo di sì;, ma a mio modo di vedere ce ne fu più; di uno...
TK-Più; di uno?
SD- Io credo di sì;, perché; l'azione fu piuttosto violenta e anche nel tempo, ebbe non saprei giudicare se si tratta di ore, ma sicuramente non fu un lampo, ci furono spari contro spari, gente ferma sui posti, gente buttata di qui e di là;, insomma penso che ci siano stati dei feriti.
TK- Sicuramente ci fu un ferito che si chiamava Fardellini Gino e che era un volterrano, detto Corvo, fu ferito alle cosce e insomma... ne parla anche Cassola in Fausto e Anna di questo ferito che lui dice di aver soccorso, eccetera...
SD- E questo confermerebbe allora che c'era Cassola..
TK- Mah io senta non lo so, onestamente, lui ne parla in Fausto e Anna come se fosse stato presente, come se l'avesse vissuto direttamente, io però; ho conosciuto un partigiano, certo Galli Roberto di Monticano, il nome di battaglia era Franco, lui sostiene di essere stato il capo di quest'azione. Il partigiano Tosca che ho visto stamani assolutamente non lo ricorda, lo ricorda come partigiano, si ricorda di alcune cose, però; lui non lo ricorda in quell'azione e sicuramente lui dice: "non era il nostro capo, noi avevamo Alioscia come capo, quindi non era questo Galli il nostro capo" fra l'altro il Galli dice che il Tamburini era un mitragliere, mentre Tosca lo smentisce e dice che Tamburini Gino portava le munizioni conducendo il mulo...
SD- Di questo ne possiamo essere sicuri.
TK- Quindi questo Galli fa un po' di confusione secondo me, o forse si sarà; immaginato, o forse si è; voluto ricostruire dentro di sé; questa cosa, e sostiene che Cassola non c'era, quindi questa cosa è; rimasta in dubbio, il partigiano Tosca dice che di questo Giacomo (nome di battaglia di Carlo Cassola) lui ne sentiva parlare, anche mentre andavate alla Stima a prendere l'esplosivo, ma lui non sapeva chi fosse, non lo conosceva fisicamente, Lupo sostiene che c'era, un altro partigiano Lancia, di Pomarance sostiene che c'era, addirittura sostiene che il Fardellini ferito alle cosce gli ha detto: "meno male che c'era Cassola che mi ha curato" e Cassola era uno molto pignolo molto preciso, e portava sempre dietro la cassetta dei medicinali, e evidentemente ha tentato di curarlo in qualche modo, e questo Fardellini tornato in formazione sembra che gli abbia detto: "Se non c'era Cassola io a quest'ora non c'ero più;" e quindi secondo questo Lancia Cassola c'era senz'altro.
A me comunque la cosa che mi è; sembrata un po' strana di quest'azione è; che non se ne sia parlato molto, se ne parla, però; per essere un'azione.... è; vero che c'è; stato un morto, c'è; stato un ferito, però; è; un'azione in cui i tedeschi hanno avuto la peggio, da parte vostra deve essere considerata un'azione positiva...
SD- Io non lo so, positiva perché;?
TK- Perché; ci furono molte perdite da parte dei tedeschi, positiva in questo esclusivo senso...
SD- Ma l'obiettivo qual'era? Io non lo so qual'era!
TK- Ah! Non lo so nemmeno io!
SD- Ecco, allora positiva nel senso che in questo episodio ebbero la peggio i tedeschi, rispetto alla storia di questa brigata, quello che ha fatto, se era uno degli obiettivi che doveva svolgere, lo ha svolto? E' arrivata fino in fondo? Non lo so, francamente può; darsi che io dica delle sciocchezze dovute al tempo, ma non si sapevano molte cose... Alioscia era un mio caro amico, abitava a Volterra, era uno studente, non è; che fosse chissà; chi, io che mi ricordi anche che avesse tutta questa ... responsabilità;! Mah! Gli fu dato un grado! Ma poi sono tutte cose che, salvo chi stabiliva, salvo questi, noi eravamo molto pieni di buona volontà;!... ragazzi di 17 anni, 20 anni, 22 anni che convinzioni vuole che ... sì; erano determinate da una reazione dalla famiglia che aveva certe idee e che ce le aveva trasmesse, ma il riferimento a fatti specifici, solo i responsabili sapevano....
TK- Ma voi quando eravate in formazione a Belcaro non ne parlavate tra di voi?
SD- Si parlava di una situazione esistente in Italia, ma perché; quello non è; venuto, perché; quello è; andato a finire con la Repubblica di Salò;! Poi c'erano le conoscenze.. volterrani con volterrani, quelli di Pomarance con Pomarance, e via di seguito, si parlava di ideali comuni, si diceva che i fascisti avrebbero perso, che sarebbe cambiato tutto, ma nei fatti specifici poi, si fa questo o si fa quello... oggi potevano chiamare me, per dire: "te vai a accendere le luci insieme a altre tre o quattro persone perché; c'è; il lancio", poi per il resto, noi non avevamo decisioni da prendere!
TK- Erano prese ad altri livelli...
SD- Sì;, e una buona parte di coloro che prendevano le decisioni non stavano in formazione, perché; erano collegati con Pisa con...
TK- Alla liberazione del carcere di San Gimignano lei ha partecipato?
SD- No.
TK- Non c'era? Perché; sarebbe importante capire anche la cronologia dei fatti, cosa accadde prima, dopo, quali furono le azioni che si susseguirono, anche per ricostruire le date...
SD- Per esempio il gruppo al quale appartenevo io, non andammo verso San Gimignano, noi andammo verso la Carlina, vuotammo dei silos per dare tutto alla popolazione... qualche schiaffo a qualche fascista locale.. capitava insomma, no dico, purtroppo, ma senza eccessivi eccessi...
TK- Ma qualche fascista è; stato anche ammazzato!
SD- Sì;, sì; è; capitato anche questo, ma anche tanti partigiani sono morti eh! Non è; che scherzavano! Anche io, quando ero qui, non è; che mi dissero: caro Daniele!...Mi portarono su, al Comando della milizia, tanto per dire un episodio che non ebbe alcun seguito, se non quello di farmi restare fermo a Volterra per un periodo di tempo...ma mi dissero pure che... io avevo pure il padre militare, prigioniero degli Inglesi, la mamma e una sorella qui! "Attento sennò; tua mamma e tua sorella...! Insomma so' quelle cose che... anche se si è; a quell'età;, fanno riflettere....
Siamo interrotti. Pausa. Riprende l'intervista.
SD- ...arriviamo a Volterra, ci dicono di posare le armi, tutto finisce lì;, se non che una reazione a livello nazionale dice: allora facciamoli andare nell'esercito di liberazione. Il gruppo che insieme a me andammo nell'esercito di liberazione tutti gli episodi avvenuti dopo, le vendette, come si faceva a saperli? Si svolgono in un periodo in cui noi continuavamo la nostra guerra in un'altra forma, e invece quelli che rimasero.....perché; non furono tanti i partigiani che vennero nell'esercito di liberazione! Da Volterra furono un buon gruppo di giovani che invece non erano stati partigiani, e andammo su....
TK- Come mai secondo lei... una presa di coscienza a posteriori?
SD- Ma no, forse perché; la gente aveva vissuto molto male, nelle formazioni non è; che si vivesse bene, io mi ricordo di avere imparato a dormire dritto, senza muovermi mai, solo perché; si dormiva tutti appiccicati sotto una tenda, uno accanto all'altro, e lì; si stava tutta la notte fermi, dico una sciocchezza qualsiasi, che mi viene in mente, no! Poi questa gente ritornava a casa, ritrovava i genitori, aveva anche voglia di tornare alla vita normale, fu un'epoca, anche in quel periodo in cui io vissi qui, sorsero le sale da ballo, la gente si sfogava, riprendeva la vita, allora in questo periodo se episodi ci sono stati, ne sono a conoscenza quelli che sono rimasti, non quelli che sono andati nell'esercito di liberazione, so di qualche particolare episodio, di un tentativo di botte a un giovane che era andato nell'esercito fascista, ma poche cose...
TK- Diciamo che poi nei paesi in cui ci furono delle vere stragi, ci furono anche dei linciaggi, vedi Caviglia furono stragi, tipo due, trecento civili uccisi, senza alcun riguardo, lì; ci sono stati linciaggi.
SD- Ma non mi meraviglio, perché; di fronte a...se fosse successo anche qui insomma, sicuramente ci sarebbe stata una reazione più; forte. Ricordo anche quest'episodio in cui attaccammo questo silos e demmo tutta la roba alla popolazione, levandola da lì;, il capo dei fascisti insieme ad altri le prese belle forti, perché; era conosciuto da tutti, e specialmente i locali, sapevano quello che aveva fatto, non c'è; da meravigliarsi di certi eccessi, di vendette o giustizie, cose che ricordo... io, amico di tizio, io stavo di qua e lui stava di là;, cose che sono successe...
TK- E poi, dopo, quando vi siete ritrovati?
SD- Ma credo che poi abbia molto prevalso l'indole personale di ciascuno, chi era ancora battagliero cercava volentieri la lite, chi era un po' più;... politicizzato cercava di calmare le acque... 

Aggiornato al:
06.02.2020
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