Shahrazad - "La religione è pace, gli uomini l'hanno cambiata"

Libertà religiosa vuol dire abitare in uno stesso palazzo, musulmani ed ebrei, e far giocare assieme i rispettivi bambini: quella libertà religiosa che c'era un tempo in Iran, raccontata dalla teologa Shahrazad Houshmand, e che ora non c'è più. Libertà religiosa vuol dire non vivere la propria fede di nascosto, come rinchiusi in un ghetto. Libertà religiosa vuol dire anche interpretare il pluralismo religioso non come un rimedio a problemi che si creano ma come un'opportunità per crescere.
Sono le ultime voci del meeting di Firenze dedicato quest'anno alla libertà religiosa come diritto e al dialogo tra credenti e non credenti. 
«Quando ero piccola ed abitavo in Iran vivevo al secondo piano di un palazzo e la mia migliore amica, con cui giocavo ogni giorno, era ebrea – racconta la teologa  Shahrazad Houshmand - La casa era di mio nonno, che gliela aveva affittata. La mia scuola era francese e persiana, o meglio cristiana e musulmana". Quella scuola è stata chiusa e quell'Iran ora non c'è più.
Storie di paesi lontani, verrebbe da dire. Ma la convivenza e il pluralismo religioso sono un tema all'ordine del giorno anche in Italia, se si è sentita l'esigenza di creare una Consulta giovanile per il pluralismo religioso. Sul palco del Mandela Forum sono saliti alcuni dei sedici giovani che ne fanno parte, rappresentanti ciascuno di confessioni diverse. A loro, del resto, è afidato il futuro.
«Tutti i profeti hanno voluto la pace e sono stati gli uomini  a cambiare le religioni» aveva concluso la teologa. «La religione è amore e non contrapposizione. Perché non accada, - proseguiva - serve appunto l'impegno dei giovani».
«La consulta è nata per trovare un rimedio a problemi di convivenza, ma può essere anche un grande occasione di crescita» sottolinea Francesco Spano, trent'anni, pisano, avvocato e coordinatore della consulta. "Sono cresciuto a Roma, la città del Vaticano – racconta Osama Al Saghir, ventiquattrenne tunisino e musulmano - Vivevo vicino ad una bella e grande chiesa. Un giorno i miei amici mi chiesero di vedere una moschea. La mia moschea si trovava ad appena venti metri di distanza, ma era un garage. Mi sono vergognato e all'inizio non li ho portati». «La consulta – concludono Ilaria valenzi e Debora Cesana, la prima cristiana evangelica e la seconda ebrea - è un modo per favorire il dialogo».
Sono le ultime battute del meeting.   Subito dopo  si apre la finestra finale: gli attori della Compagnia del Teatro di Rifredi recitano  l'"Alfabeto birmano" della Compagnia del Teatro di Rifredi, la Banda Improvvisa suona  le ultime note musicali e i tanti giovani che hanno invaso il Mandela Forum riprendono la via di casa. 

Aggiornato al:
07.02.2013
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