Quando la morte di un bambino dona vita e speranza

'Ahmad non era il primo bambino né sarà l'ultimo a cadere vittima della follia dei criminali di guerra. Ma con la sua morte ha seminato la vita, ha sconfitto i nemici della vita'.
Queste le parole con cui Ismail Muhammad Khatib, giovane palestinese, ha accolto la medaglia d'argento della Regione Toscana 'per la pace e i diritti umani” che gli è stata consegnata questa mattina dal presidente Claudio Martini al termine del IX Meeting sui diritti umani (“Nel tempo della guerra la pace come diritto”).
La manifestazione, che si è svolta in un palazzetto dello sport di Firenze affollato da circa 8 mila studenti toscani, ha avuto il suo culmine proprio con la presenza di Ismail e Ablah, genitori di Ahmad, il bambino di 12 anni ucciso da soldati israeliani di Jenin il 6 novembre scorso. I coniugi Khatib sono stati invitati a Firenze, ospiti della Regione Toscana, dall’assessore al perdono, alla riconciliazione fra i popoli e alla cooperazione internazionale Massimo Toschi.
Al termine del Ramadam il piccolo Ahmad aveva ricevuto in dono un fucile giocattolo con cui stava giocando quando i militari israeliani, pensando fosse un’arma vera, lo hanno crivellato da una distanza di 130 metri.
Dopo tre dolorosissime giornate di coma nell’ospedale irsaeliano di Haifa, il piccolo morì ma i suoi genitori decisero di donare gli organi a altri bambini, cinque, che ne avevano bisogno. “Una scelta forte, una decisione davvero alternativa che ci fa riflettere tutti sul senso della guerra”, ha detto il Gad Lerner che ha condotto la manifestazione e che ha intervistato la coppia palestinese a cui sono rimasti altri 5 figli mentre Ismail, il padre, ha perso il lavoro di meccanico e, attualmente, è disoccupato. “Lo abbiamo fatto per dare un concreto segnale di pace - ha detto Ismail – e per poter cancellare, grazie al corpo di nostro figlio, il dolore e le lacrime di altre famiglie. Non abbiamo certo fatto caso alla religione degli altri bambini perché l’importante è dare la vita in un territorio di violenza e di guerra. Siamo sicuri che il popolo israeliano capirà questo nostro gesto”.
Prima della consegna del premio, i genitori di Ahmad – interrotti più volte dal fragore degli applausi dei giovani toscani – hanno letto un loro documento scritto ai genitori dei bambini israeliani beneficiati dagli organi del loro figlio palestinese.
“Come si può ammazzare la vita? Come si può assassinare i piccoli sogni nel cuore di un bambino ? – è scritto in questa lettera – Ma i bambini saranno sempre più forti delle pazze macchine da guerra, nemiche della vita e della libertà”. Un Claudio Martini commosso, nel consegnare l’omaggio dell’intera Toscana, è riuscito solo a dire poche parole: “Il nostro è solo un piccolo gesto che si inchina davanti alla grandezza di ciò che voi siete riusciti a fare”.

Aggiornato al:
18.12.2007
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