Poteri forti sull'informazione, stessi problemi in Usa e Nigeria

I ragazzi del Mandela Forum applaudono Chiris Hedges, giornalista americano e docente alla New York University. Applaudono di più Ibiba Don Pedro, giornalista della Nigeria, corrispondente del quotidiano inglese "The Guardian" e vincitrice l'anno scorso del premio come miglior giornalista africana organizzato dalla Cnn. Gad Lerner, sul palco, prende nota dell'applausometro.
"Gli Stati Uniti - spiega il giornalista americano - hanno perso la loro autorevolezza morale. Per persone come me che hanno vissuto per venti anni fuori dall'America non è una sorpresa. Ma c'è stato negli ultimi tempi un declino terribile. Stiamo assistendo ad una versione ancora più cruda di imperialismo che è iniziata con la guerra in Iraq, alimentata da una forma di religione messianica che si basa sul fondamentalismo cristiano".
"Nel non mettere in dubbio le motivazioni di quella guerra - spiega Chris Hedges -, nel non dare voce a quanti sapevano la verità, anche all'interno del governo americano, la stampa statunitense ha fallito. Noi giornalisti vendiamo la nostra credibilità e in questo modo l'abbiamo indebolita, facendo perdere autorevolezza anche al nostro paese".
Quella dei giornalisti è a volte una lotta di deboli contro potenti. Accade negli Stati Uniti, succede anche in Africa e in Nigeria.Lo conferma Ibiba Don Pedro.
"Scrivendo è sempre necessario cercare la verità, scovare i diversi punti di vista per rappresentare la realtà nella sua complessità, ma è anche importante non sottostare ai poteri che fanno pressione sulle redazioni. In Nigeria, un paese ricchissimo di risorse naturali ma allo stesso tempo con una delle popolazioni più povere al mondo, corporations del petrolio come Chevron e Shell finanziano i maggiori quotidiani ed impongono la loro legge sui mass media. Anche da noi è sempre più difficile restare giornalisti indipendenti".
"Non è scontato - racconta - scrivere delle violenze perpetrate ai danni delle donne dai paramilitari assoldati dalle compagnie petrolifere. Non è facile scrivere su coloro che vengono assassinati perché si oppongono allo strapotere delle corporations. I giornalisti che riescono ad alzare la testa e fare bene il loro mestiere sono sempre meno". Si parla poco della guerra in Congo, dove si contano già tre milioni di morti. Si parla di più dell'Iraq, dove in centomila hanno perso la vita.
"Anche perchè - confida Ibiba Don Pedro - c'è molta apprensione. E' solo una questione di tempo. Prima o poi gli Stati Uniti rivolgeranno la loro attenzione al petrolio estratto nel delta del fiume Niger. Per questo il popolo nigeriano segue attento sui giornali e alla televisione la guerra in Iraq e le sofferenze dei civili coinvolti in un conflitto che non hanno voluto".

Aggiornato al:
16.10.2008
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