La liberta` religiosa come diritto - dialogo tra credenti e non credenti

Il “Meeting sui diritti umani” promosso dalla Regione Toscana è giunto quest’anno alla XI edizione, richiama l’attenzione sui grandi temi e valori con cui l’umanità deve misurarsi: la dignità dell’uomo, la difesa dell’ambiente, il futuro dei giovani, l’emancipazione dei paesi poveri, la tutela e l’espansione
dei diritti, le libertà dei singoli, il rinnovamento della politica e l’impegno di tutti per la costruzione della pace.
Il 10 Dicembre 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, esortando a far sì che fosse distribuita, letta e commentata soprattutto nelle scuole e nelle istituzioni educative.
Il Preambolo afferma che “il riconoscimento della dignità di tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali e inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo” e sostiene che la più alta aspirazione dell’uomo è “la libertà di parola e di credo e la libertà dal timore e dal bisogno”.
Quest’anno il Meeting affronta la libertà religiosa come diritto, un tema che anche le ultime vicende della Birmania hanno mostrato al mondo intero in tutta la sua portata. I monaci birmani hanno reso evidente che la lotta per la libertà è anche lotta per la libertà religiosa e la lotta per la libertà religiosa è anche lotta per la libertà. Il diritto fondamentale di ogni persona alla libertà religiosa è sancito non solo dalla Dichiarazione Universale delle Nazioni Unite ma anche dalla nostra Costituzione. Ogni confessione  religiosa, nel rispetto dei principi costituzionali, può esprimersi liberamente ed ogni cittadino credente può professare in piena libertà e pubblicamente la propria religione.
In questo sta la vera laicità dello Stato: accogliere ogni cittadino con tutte le proprie convinzioni, comprese quelle religiose, senza escludere, privilegiare né punire alcuno, rispettando la Costituzione ed evitando anche il pericolo che l’intolleranza religiosa si veli di razzismo.
Crediamo che il dialogo tra le confessioni religiose, tra credenti e non credenti, tra uomini di fede ed atei, sia un patrimonio della civiltà non per una forma di relativismo culturale, ma proprio perché nel dialogo sulle questioni religiose si impara ad incontrare l’altro. Nell’incontro siamo chiamati a dare più profondità e spessore alle nostre idee e in questo contribuiamo a rendere più pacifi co e unito il Paese e lavoriamo per la pace e l’unità del mondo.
È molto importante che i giovani, gli studenti, i ragazzi, imparino ad apprezzare il valore del dialogo andando al cuore dei problemi, argomentando le proprie convinzioni ed idee e dando spazio di  espressione ai valori e alle sensibilità di cui altri siano portatori. La libertà religiosa è anche la condizione per il mantenimento della pace religiosa nel nostro Paese. Comprendere meglio il valore e l’importanza della libertà religiosa è anche il vero antidoto ad ogni forma di fondamentalismo religioso che è sempre veicolo di intolleranza e di violenza.
Il Meeting pone al centro dell’attenzione un tema importante e complesso, ricco di implicazioni, molto dibattuto nel nostro Paese ed anche all’attenzione del nostro Parlamento. Questo testimonia una grande fi ducia nelle nostre scuole e nei nostri studenti, che consideriamo protagonisti di una fase in cui la crescita delle conoscenze contribuisce a rafforzare i principi di libertà ed i diritti e i doveri della
persona.

Aggiornato al:
02.12.2008
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547588