La Dichiarazione Universale come punto di partenza

Chiusura degli interventi del Meeting dedicata al rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo. All'osservanza reale dei documenti che li  sanciscono, prima fra tutti la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. «La Carta dei diritti dell uomo è un documento meraviglioso.  Ragazzi, se non l'avete ancora letta, fatelo. Vi troverete elementi fondamentali per il vostro futuro». E' l'invito rivolto ai ragazzi che gremivano il Meeting da Paolo Pobbiati, presidente della sezione italiana di Amnesty International. A Gad Lerner, che gli ha chiesto se a sessant anni dalla proclamazione dei diritti dell uomo ha ancora un senso l'azione di Amnesty International, Pobbiati ha risposto con convinzione: «Sì, certo, molto spesso ce l'ha. La storia di Amnesty International è una storia di battaglie vinte e prigionieri liberati. Un giorno ha proseguito rivolto ai ragazzi erediterete questo mondo dalle nostre generazioni. Noi abbiamo fatto del nostro meglio, ma questo mondo non va tanto bene. Voi dovete capire che i diritti umani non sono qualcosa di strano, ma qualcosa che riguarda noi stessi, riguarda la nostra vita, molto da vicino. Ricordate che sempre chi ha fatto cose cattive le ha fatte nel silenzio di tutti gli altri». E Aryeh Neier (berlinese, scappato a due anni con la famiglia dalla Germania per sfuggire al nazismo, fondatore dello Human Rights Watch, e presidente della Soros Foundation, fondata dal miliardario e filantropo americano George Soros) ha ricordato come negli ultimi trent anni nel mondo siano avvenuti cambiamenti importanti: «Trent'anni fa tutti i Paesi dell America Latina erano sotto dittature militari, oggi sono quasi tutti delle democrazie. Lo stesso altri Paesi, come le Filippine. Nell 89 è caduto il muro di Berlino. Grazie allo sviluppo di un movimento internazionale per i diritti umani, molto è stato fatto, ma molto rimane ancora da fare. Per esempio in Asia, in molti paesi dell Unione sovietica. Ci auguriamo  che questi paesi si trasformino come si sono trasformati molti paesi dell'America Latina». È poi la volta di Speedy  Rice, l'avvocato e docente universitario statunitense che da anni si batte per l'abolizione della pena di morte. «La Dichiarazione costituisce il punto di partenza, è il documento che deve ispirare ogni uomo. Il potere cercherà sempre, in  tutti i modi, di abusare dei diritti ed è nostro dovere porre limiti. Negli Usa esiste ancora la pena di morte in molti stati, ma tanto è stato fatto per limitarne l'uso. Se penso a quasi 50 anni fa, a Richmond, in Virginia, i diritti della popolazione di colore erano pari a zero. Adesso abbiamo un uomo di colore al comando degli Usa. Questo è un segnale di grande cambiamento». Diritti sanciti e diritti negati. Irene Milleiro, spagnola, responsabile delle relazioni istituzionali di Intermòn Oxfam, confederazione di 13 Ong che lavorano con 3.000 partners in più di 100 paesi per trovare la soluzione definitiva alla povertà e all'ingiustizia, spiega la sua lotta quotidiana. «Tutti i diritti, a  partire da quelli elementari, come l'acqua, il cibo, la parola, non possono essere negati a nessuno. Ci battiamo per questi con i governi di tutto il mondo. Non si possono difendere i diritti basilari senza democrazia. E vale anche il contrario ovviamente. Democrazia significa avere il diritto di potersi esprimere, di poter scegliere. Questo è il nostro impegno quotidiano».

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Aggiornato al:
16.12.2008
Article ID:
547337