Impiego dei prodotti fitosanitari e sicurezza alimentare

 

Il Piano Nazionale per l’utilizzo sostenibile dei Prodotti Fitosanitari (PAN) e la visione di una sola salute “One Health”.

“L’approccio «One health» rafforza una visione che considera la salute come risultato di uno sviluppo armonico e sostenibile dell’essere umano, della natura e dell’ambiente e che, riconoscendo che la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi sono interconnesse, promuove l'applicazione di un approccio multidisciplinare, intersettoriale e coordinato per affrontare i rischi potenziali o già esistenti che hanno origine dall’interfaccia tra ambiente animali-ecosistemi” con queste parole il Ministero della Salute presenta il Piano Nazionale di Prevenzione (PNP) 2020-2025.

Il PNP rappresenta infatti lo strumento fondamentale di pianificazione centrale degli interventi di prevenzione e promozione della salute da realizzare sul territorio. Esso mira a garantire sia la salute individuale e collettiva sia la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale attraverso azioni quanto più possibile basate su evidenze di efficacia, equità e sostenibilità che accompagnano il cittadino in tutte le fasi della vita, nei luoghi in cui vive e lavora.

Con la visione One Health infatti, riconoscendo che la salute delle persone, degli animali degli ecosistemi sono interconnesse, si promuove l'applicazione di un approccio multidisciplinare, intersettoriale e coordinato per affrontare i rischi potenziali o già esistenti che hanno origine dall’interfaccia combinato tra ambiente-animali-ecosistemi.

Tale approccio consente inoltre di affrontare la questione trasversale della biodiversità e della salute umana. E' ora quindi più che mai necessario pensare ad una sola salute per gli umani, gli animali e l'ambiente, che l'approccio One Health ci suggerisce di adottare con urgenza mettendo in pratica una vera governance per la protezione e promozione della salute non più confinate solo su una dimensione relativa alla salute umana, ma considerando che nessuna delle varie componenti dovrebbe prevalere sulle altre.

Quindi adottare una consapevolezza che nessuna componente deve prevalere sulle altre considerando che la salute umana, animale e ambientale sono interdipendenti. Anche le strategie sanitarie dovranno essere implementate considerando questo approccio come più volte ribadito non solo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in vari documenti, ma anche dalla FAO e dall’Organizzazione Mondiale della Salute Animale (OIE).

La pandemia da COVID 19 ci ha fatto ricordare in maniera molto violenta il delicato rapporto tra gli esseri umani ed il pianeta. Recentemente OMS, FAO e OIE hanno pubblicato una guida per supportare i diversi paesi nella lotta contro le malattie come quella da COVID 19 proprio secondo l'approccio One Health. Anche per quanto riguarda l’agricoltura come del resto delineato nel PAN, la visione globale deve essere di integrazione dato che il principale obiettivo del piano è quello di ridurre i rischi e gli impatti dei prodotti fitosanitari (PF) sulla salute umana, sull'ambiente e sulla biodiversità. Del resto, nel PAN lo stesso Consiglio Tecnico Scientifico (CTS) è composto dai rappresentanti del Ministero dell’Agricoltura, dell’Ambiente e della Salute e dai rappresentanti delle Regioni delle diverse componenti tecniche coinvolte. Il gruppo di lavoro Interdirezionale PAN della regione Toscana, ha anch’esso ripreso questa interconnessione di competenze nell’ottica di portare avanti in maniera condivisa un approccio che tenga conto dell’apporto delle diverse Direzioni regionali competenti per la salute, l’ambiente e l’agricoltura..

Un po' di storia: l'Assessorato alla Sanità.
Nell’assessorato alla Sanità la componente riguardante la salute in agricoltura è stata oggetto di gruppi di lavoro specifici sin dalla fine degli anni ’80 con il Dr. Alberto Cappelli e con la partecipazione al gruppo di medici del lavoro e tecnici delle allora 41 USL del territorio regionale. Le attività in agricoltura sia nell’ambito della prevenzione collettiva che della ricerca furono sintetizzate nel convegno nazionale “Lavoro e Salute in Agricoltura” a Punta Ala nel 1993 di cui vennero pubblicati gli atti. Nel convegno vennero affrontati diversi argomenti dal rumore, vibrazioni, pesticidi agli effetti sulla salute. Dopo il Dr. A. Cappelli, della Regione Toscana, il gruppo di lavoro venne coordinato dalla Dr.ssa P. Pasquinelli, sempre della Regione Toscana, e successivamente ed attualmente dalla Dr.ssa Mancini dell’Az. USL Toscana Sudest. Con il Dr. A. Cappelli e con la Dr.ssa L. Miligi epidemiologa dell’allora CSPO (ora ISPRO), venne instaurata una forte collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che permise di affrontare, attraverso numerosi corsi nazionali, il problema della salute e sicurezza in agricoltura e mettere le basi per la stesura dei piani triennali sulle intossicazioni acute da antiparassitari in collaborazione anche con il centro antiveleni dell'Ospedale Niguarda di Milano. La collaborazione con l’ISS e con il CSPO (Dr.ssa L. Miligi) nell'ambito della sorveglianza dei prodotti fitosanitari, portò anche alla disamina di tutti prodotti contenenti sostanze con effetti cancerogeni e mutageni. Gli incontri con i produttori di prodotti fitosanitari (Federchimica) portarono all’eliminazione dal commercio di alcuni prodotti contenenti epicloridrina come coformulante. In Toscana, oltre le Università e le Aziende Sanitarie sono presenti inoltre Istituti di Ricerca che molto hanno fatto soprattutto per comprendere i fattori di rischio che possono essere importanti per la salute dei lavoratori e della popolazione generale. Particolarmente significativi gli studi svolti sul monitoraggio dell'esposizione a prodotti fitosanitari dall’ISPRO, dal CNR e ovviamente dagli Istituti Universitari. Rilevante la collaborazione dei Laboratori di Sanità Pubblica delle 3 Az. USL Toscane e soprattutto di quello di quello di Siena, punto di riferimento in materia anche a livello nazionale. Per quanto riguarda la sicurezza alimentare la struttura regionale adesso denominata “Sanita' pubblica, sicurezza alimentare e veterinaria. Piano regionale di prevenzione”, ha sempre provveduto, sin dalle azioni di prima attuazione della L. 833/1978, sia a garantire compiti e servizi istituzionali a tutti i portatori di interesse sia alla formazione degli operatori pubblici e privati nonché a condurre campagne informative e progetti mirati in collaborazione con le Az. USL e gli operatori di settore volte all’informazione e alla divulgazione dell’educazione alimentare, sempre in un’ottica di prevenzione partecipata, antesignana dell’attuale normativa comunitaria. Attualmente esiste un gruppo di lavoro regionale sui prodotti fitosanitari coordinato dal Dr. Mauro Nocentini in cui sono rappresentati i servizi delle Az. USL afferenti all’igiene pubblica e nutrizione (SIAN), sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare (SPVSA), prevenzione igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro (PISLL), laboratori di sanità pubblica (LSP), Istituto Zooprofilattico sperimentale Lazio e Toscana (IZSLT) ed istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (ISPRO).



La Sostenibilità: percorso irrinunciabile verso il guadagno di salute


Il significato. La parola in senso generico significa “l’essere sostenibile”, concettualmente “da sostenere”, cioè “tenere un carico dal di sotto". Nel sistema uomo/ambiente il carico sostenere è l’integrità di due sistemi complessi strettamente interconnessi tra di loro: il “sistema ambientale” ed il “sistema antropico” (umano) mutuando il termine “sostenibilità” da un ormai diffuso concetto più ampio, che nelle scienze ambientali, sociali ed economiche è inteso come condizione di uno “sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare realizzarne i propri”, principio introdotto nella nostra costituzionale all’Art. 9 dalla Legge Costituzionale n. 1 del 11/02/2022, il quale recita: “La Repubblica promuove … Omissis ... Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.
La sostenibilità, quindi, non è solo una scelta conservativa dell’ambiente e del relativo carico umano, ma anche un preciso dovere etico e giuridico in prospettiva futura, da qui derivano i dettami della recente Politica Agricola Comunitaria (PAC) compreso l’uso sostenibile [Figura n. 1] dei prodotti fitosanitari (PF).

Figura n. 1
Il target per gli orizzonti futuri: impatto antropico sostenibile per una bioeconomia con bilancio biologico in pareggio a salvaguardia della nostra biosfera

Figura n. 2
Inquinamento multifattoriale da Prodotti Fitosanitari (PF)
La sostenibilità strumento per governarlo

Figura n. 3
Effetto “deriva” durante il trattamento di un vigneto con PF mediante atomizzatore trainato da trattrice a ruote a carreggiata ridotta (sulla sinistra)


Brevi cenni storici. Il concetto di sostenibilità è stato introdotto nel diritto internazionale durante la prima conferenza ONU sull’ambiente del 1972, anche se soltanto nel 1987, con la pubblicazione del cosiddetto rapporto Brundtland, venne definito con chiarezza l’obiettivo dello “sviluppo sostenibile” che, dopo la conferenza ONU su ambiente e sviluppo del 1992, è divenuto il nuovo paradigma dello sviluppo in genere sino ad entrare nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (giuridicamente vincolante nell’UE ed in vigore dal trattato di Lisbona, del dicembre 2009), dove all’Art. 37 si stabilisce che: “Un livello elevato di tutela dell’ambiente ed il miglioramento della sua qualità devono essere integrati nelle politiche dell’Unione e garantiti conformemente al principio dello sviluppo sostenibile”, divenendo così un dovere di rango costituzionale essendo la “Carta” un trattato europeo.

Il contesto. Il significato di sostenibilità, rispetto alle sue prime versioni, ha fatto registrare una profonda evoluzione che, partendo da una visione centrata prevalentemente sugli aspetti ecologici, è arrivata ad un significato più globale che tenesse conto, oltre che della dimensione ambientale, anche di quella economica e sociale (concetto di economia circolare). Lo sviluppo sostenibile quindi ci propone una definizione di progresso e di benessere che superi le tradizionali misure della ricchezza e della crescita economica basate “solo” sul Prodotto Interno Lordo (PIL) di una data economia. La sostenibilità implica un benessere (ambientale, sociale, economico) costante e preferibilmente crescente, nonché la prospettiva di lasciare alle generazioni future una qualità della vita non inferiore a quella attuale. Lo sviluppo sostenibile diventa quindi una necessità nel futuro orizzonte della “bioeconomia”, definita dalla Commissione Europea come un'economia che usa le risorse biologiche rinnovabili provenienti dalla terra e dal mare come materiale per la produzione energetica, industriale, alimentare e mangimistica anche allo scopo di ridurre il bilancio dei prelievi di risorse naturali, già in deficit rispetto a quelle reimmesse nel ciclo biologico. La sostenibilità ambientale discende dallo studio dei sistemi ecologici, dalla loro capacità di sostenere il carico antropico, di autoregolarsi, di essere resilienti e resistenti dando così stabilità all’ecosistema. I fattori che più disturbano l’equilibrio degli ecosistemi sono quelli a loro esterni, ad es. quello umano, il quale tende a modificare i propri ambienti di vita e di lavoro compresi i “determinanti la salute”. Il sistema salute nel nostro paese è affidato al Servizio Sanitario Nazionale: a livello centrale al Ministero della Salute e per il livello locale alle Regioni per il tramite delle Az. USL con i Dipartimenti di Prevenzione Collettiva; tali dipartimenti sono competenti anche per la gestione sanitaria dei PF. Ciò detto, sia la sfera umana che quella ambientale sono quindi entrambe caratterizzate dall’interazione di innumerevoli fattori e solo una loro visione d’insieme può trovare un equilibrio sostenibile; da qui il concetto di sostenibilità oggi “speso” nella filiera agroalimentare, in particolar modo nell’uso dei PF. La visione d’insieme risulta indispensabile nel rispondere al crescente fabbisogno di salute, ormai non più solo in termini di cura ma anche di stili di vita sani, che la nuova sensibilità sociale esprime. Non a caso il nuovo approccio alle future politiche sanitarie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si basa su una “vision” di salute globale riconoscendo che la salute umana, quella animale e quella dell’ecosistema sono legate indissolubilmente in un unico sistema complesso detto “One Healt”. Per questo il concetto di sostenibilità diventa fondamentale nella gestione del fabbisogno di salute pubblica.


Figura n. 4
Possibili fonti di inquinamento da PF dell’attività agricola
L’uso sostenibile dei PF mediante buone pratiche ne può ridurre l’impiego anche del 50%


La normativa. È in questo contesto che si è inserita la normativa comunitaria e nazionale che disciplina l’uso sostenibile dei PF che mediante l’applicazione di buone pratiche tecnico agronomiche “sostenibili” mira ad una drastica riduzione dei PF nella filiera agroalimentare, almeno del 50%. In particolare si segnala:

  1. Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (in vigore dal trattato di Lisbona, del dicembre 2009), Art. 37

  2. Dir. 2009/128/CE (SUD) del parlamento europeo e del consiglio del 21 ottobre 2009 che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi

  3. L. 23/12/1978 n. 833. Istituzione del servizio sanitario nazionale

  4. D.Lgs. 14/08/2012, n. 150: “Attuazione della direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l'azione comunitaria ai fini dell'utilizzo sostenibile dei pesticidi”

  5. D.M 22/01/2014 “Adozione del Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, ai sensi dell’articolo 6 del decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150 recante: «Attuazione della direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi»

  6. Nota Comitato di Direzione Regione Toscana 30/06/2016: “Costituzione gruppo di lavoro interdirezionale per la verifica e il supporto in itinere all’attuazione del Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN)”

  7. Decreto Dirigenziale Regione Toscana n. 5748 del 05/05/2017 e s.m.i. inerente: “Individuazione del gruppo di lavoro regionale interdisciplinare sui prodotti fitosanitari, composizione e funzioni”

 


 

Il controllo ufficiale sugli alimenti di origine vegetale in Toscana per la verifica dei residui dei prodotti fitosanitari

Il Laboratorio di Sanità Pubblica (LSP) della Azienda USL Toscana Centro svolge le attività analitiche relative al controllo ufficiale dei residui di prodotti fitosanitari in alimenti di origine vegetale, per tutto il territorio della Regione Toscana. Il personale afferente ai Dipartimenti della Prevenzione delle tre ASL competenti per territorio (Nord Ovest, Centro e Sud Est), effettua ispezioni e prelievi di prodotti ortofrutticoli freschi, cereali, vino ed olio che sono conferiti al LSP, la cui sede è a Firenze, per le verifiche analitiche. Le tipologie di alimenti da campionare sono elencate e distribuite nel territorio come previsto dal Piano di Controllo Regionale Alimenti (PRA), sulla base della programmazione Nazionale e Comunitaria. Tali programmazioni ottimizzano una rotazione triennale delle varie tipologie di alimenti e del livello di produzione (regionale ed extraregionale) di cui devono essere rappresentative. I dati prodotti sono rendicontati ogni anno al Ministero della Salute ed alla EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), per le valutazioni di competenza e le programmazioni future.

 

 

 

 

 

Figura n. 1
Estrazione del campione fase 1

Figura 2
Estrazione del campione fase 2

Figura 3
Siringa filtro e provetta per purificazione

Quando gli alimenti sono sicuri?
Per comprendere i dati di seguito sintetizzati è necessario introdurre il concetto  di Livello Massimo di Residuo ammesso (LMR), ovvero la concentrazione massima ammissibile di residui di antiparassitari in alimenti o mangimi, fissata a norma del Regolamento CE 396/2005 e basata sulle buone pratiche agricole e sul più basso livello di esposizione dei consumatori necessario per proteggere i soggetti vulnerabili. Al fine di garantire pari concorrenza tra gli Stati membri ed un omogeneo ed elevato livello di tutela dei consumatori, i LMR per i prodotti di origine vegetale e animale sono fissati a livello comunitario e vengono applicati contemporaneamente e in modo uniforme in tutta la Comunità.
Stabilire i diversi LMR di antiparassitari esige un esame tecnico approfondito e comporta una valutazione dei rischi potenziali per i consumatori. Sono stati stabiliti a livello comunitario i requisiti minimi relativi ai dati da utilizzare ai fini della definizione dei LMR per gli antiparassitari; tali livelli sono regolarmente sorvegliati e modificati per tener conto dei nuovi dati ed informazioni. I LMR sono fissati al limite inferiore di determinazione analitica se le utilizzazioni autorizzate di prodotti fitosanitari non producono livelli rilevabili di residui. Se l'impiego di un antiparassitario non è autorizzato a livello comunitario, gli stessi sono fissati ad un livello sufficientemente basso da proteggere il consumatore dall'assunzione di quantità non autorizzate o eccessive di residui di antiparassitari. 
I LMR sono fissati al livello più basso ottenibile per ciascun antiparassitario, compatibilmente con la buona pratica agricola sempre tenuto conto dell'esposizione umana a combinazioni di sostanze attive e dei loro effetti cumulativi sulla salute umana.

Figura n. 4
Analizzatore LC-MS/MS 

Figura n. 5
Gascromatografo con rilevatore di massa GC-MS

Figura n. 6
Cromatogramma delle sostanze rilevate

Le premesse per l’esecuzione dell’attività di controllo analitico
Per svolgere il controllo analitico LSP utilizza metodi di prova accreditati ACCREDIA (ISO 17025:2018) e nello specifico la metodica ufficiale UNI EN 15662:2018 per l’analisi multi residuale (la quale consente al momento di determinare contemporaneamente in media 150 residui per ogni matrice/campione) ed il metodo CVUA EU RL-SRM QuPPe Vers11.1 met 1.3 per la determinazione del solo Glyphosate, sostanza che richiede una metodica ad esso dedicata viste le particolari caratteristiche chimiche della molecola.

Figura n. 7
Standards analitici

I Laboratori che si occupano del Controllo Ufficiale per la sicurezza alimentare devono garantire il valore minimo da quantificare (Limite di quantificazione LOQ), generalmente posto pari a 0.01 mg/kg ed è prevista la possibilità di stabilirlo ad un livello diverso per certe sostanze attive, tenendo conto dei metodi analitici abituali disponibili e della protezione dei consumatori (Reg. CE 396 del 2005). E’ il caso del Glyphosate per il quale è previsto un LOQ di 0.1 mg/Kg.

Per dare un’idea di cosa rappresenti un limite di quantificazione di 0.01 mg/Kg è sufficiente pensare che ottenere tale concentrazione equivale a sciogliere 1 grammo di una sostanza in volume di circa 1 milione di litri d’acqua, in pratica sarebbe come sciogliere 10 zollette di zucchero in una petroliera da 6 milioni di litri.

I risultati analitici permettono di suddividere i campioni prelevati in almeno tre tipologie:

  • campioni i cui residui sono inferiori al LOQ (ovvero senza residui misurabili di principi attivi);

  • campioni con residui quantificati ma inferiori ai LMR dalla normativa sulla sicurezza alimentare (Reg. CE 396/2005);

  • campioni con almeno un residuo superiore ai LMR.

I dati di seguito riportati sono relativi al triennio 2018-2019-2020 e quindi completi di tutte le tipologie di alimenti di cui è previsto il controllo ufficiale a livello comunitario.

Per il Glyphosate sono riportati anche i dati ottenuti con una metodica non accreditata che consente, ai soli fini conoscitivi, di stimare la quantità di questo residuo nell’intervallo 0.01 – 0.1 mg/Kg. Tale stima consente di aumentare il livello di informazione di questa presentazione e di confrontare la presenza di tale residuo agli stessi livelli di concentrazione dell’analisi multi residuale.

I campioni sono quindi raggruppati per evidenziare il confronto fra le diverse tipologie di alimenti ed i livelli di produzione (soprattutto regionale ed extraregionale). Non sono qui evidenziate le risultanze relative agli accertamenti effettuati su prodotti biologici, aspetto prevalentemente qualitativo/commerciale e non di sicurezza alimentare.

Gli alimenti controllati nel triennio 2018-2020
I 949 campioni analizzati nel triennio possono essere rappresentativi di produzioni regionali, extraregionali ed estere. Di questi 897 sono rappresentativi delle produzioni nazionali commercializzate in Toscana e 562 della produzione regionale. Le tipologie di alimenti analizzate sono state raggruppate in macrocategorie di cui si riporta nel grafico seguente il numero complessivo:

Grafico 1 
Distribuzione dei campioni per provenienza: Regionali, Extraregionali e Extranazionali

Dove si trovano maggiormente i residui
In 364 campioni dei 949 analizzati è stato quantificato almeno un residuo. Poiché in certi alimenti sono state quantificate contemporaneamente più sostanze, è stato riportato anche il totale dei residui rilevati, evidenziando in quali alimenti è effettuato il trattamento con più principi attivi, per una maggior protezione della coltura:

Matrice

Numero campioni

Campioni con residui

Campioni con residui (%)

Frutta

269

177

65.8%

Ortaggi

224

68

30.4%

Vino

116

67

57.8%

Semi oleosi e frutti oleosi

46

2

4.3%

Cereali e prodotti a base di cereali

284

48

16.9%

Altro (spezie, tè, erbe infusionali ecc...)

3

2

66.7%

Babyfood

7

0

0.0%

Totale

949

364

 

Tabella  - Numero di campioni complessivi e numero di campioni con almeno un residuo suddivisi per matrice
 

Grafico 2 - Percentuale dei campioni con e senza residui

Nel 62% dei campioni analizzati non sono stati riscontrati residui. Del restante 38% è possibile apprezzare meglio la ripartizione nel grafico seguente:

Grafico 3 - Distribuzione dei campioni con residui in rapporto al totale dei campioni analizzati 
suddivisi per tipologia di alimento


Produzione Regionale e produzione Extraregionale
Approfondendo le informazioni acquisite per i due principali livelli di produzione, si possono mettere a confronto sia le percentuali dei campioni con e senza residui sul totale dei campionamenti effettuati, sia la percentuale dei residui trovati nelle varie tipologie di alimenti sul totale delle determinazioni effettuate. Per ogni campione analizzato, infatti, il Laboratorio ricerca mediamente 150 sostanze contemporaneamente. I residui trovati sono comunque entro i limiti massimi, salvo diversamente specificato.

Matrice

Numero campioni Regionali

Campioni Regionali con residui

Numero residui in campioni Regionali

Numero campioni Extraregionali

Campioni Extraregionali con residui

Numero residui in campioni Extraregionali

Frutta

116

65

158

119

90

254

Ortaggi

110

17

27

99

46

87

Vino

100

58

114

16

9

15

Semi oleosi e frutti oleosi

30

1

1

16

1

1

Cereali e prodotti a base di cereali

206

30

32

78

18

21

Altro (spezie, tè, erbe infusionali ecc...)

0

0

0

0

0

0

Babyfood

0

0

0

7

0

0

Totale

562

171

332

335

164

378

Tabella 1 - Riepilogo dei campioni prelevati a livello di produzione regionale ed extraregionale e residui trovati

Nei grafici sottostanti è possibile vedere in dettaglio le percentuali dei campioni con residui per le varie tipologie per i due livelli di produzione:

Grafico 4 - Distribuzione dei campioni regionali con residui suddivisi per tipologia di alimento

Grafico 5 - Distribuzione dei campioni extraregionali con residui suddivisi per tipologia di alimento


Quanti e quali residui sono stati rilevati
Un ulteriore livello di approfondimento consente di mettere a confronto la percentuale dei residui trovati nelle varie tipologie di alimenti sul totale delle determinazioni effettuate nel loro complesso e per i due livelli di produzione. Si ricorda che la numerosità dei controlli sulla matrice Vino a livello di produzione regionale è molto superiore al numero delle verifiche effettuate a livello extraregionale (vedi Tab. 2) e questo può rendere più difficile il confronto fra le due serie di dati. I residui rilevati sui prodotti di provenienza regionale sono, nel complesso, numericamente inferiori rispetto a quanto rilevato nella produzione extraregionale.

Matrice

Residui su Tot parametri analizzati in tutti i campioni (%)

Residui su Tot parametri analizzati in campioni Extraregionali (%)

Residui su Tot parametri analizzati in campioni Regionali (%)

Frutta

0.34%

0.51%

0.19%

Ortaggi

0.09%

0.17%

0.03%

Vino

0.09%

0.03%

0.14%

Semi oleosi e frutti oleosi

0.00%

0.00%

0.00%

Cereali e prodotti a base di cereali

0.04%

0.04%

0.04%

Altro (spezie, tè, erbe infusionali ecc...)

0.00%

0.00%

0.00%

Babyfood

0.00%

0.00%

0.00%

Totale

0.56%

0.75%

0.39%

Tabella 2 - Riepilogo delle percentuali dei residui rilevati sul totale delle determinazioni effettuate, a livello di produzione regionale ed extraregionale.

Distribuzione dei residui - Campioni mono e multiresiduo
Grafico 6 e 7 (Cromatogramma di analisi multiresiduale)

Spesso le colture sono trattate con più sostanze attive per consentire una più efficace lotta verso le avversità. Questo è evidenziato dal fatto che in vari alimenti sono stati rilevati più residui contemporaneamente, soprattutto negli ortofrutticoli. E’ inoltre possibile riassumere graficamente la percentuale dei campioni con più residui per un confronto fra la produzione regionale e quella extraregionale:

Grafico 6 e 7 - Percentuali dei campioni privi di residui, con un residuo e con più residui nei due livelli di produzione

Nella tabella sottostante, l’ulteriore suddivisione per le varie tipologie di alimenti evidenzia che nella frutta i campioni trattati presentano tendenzialmente più di un residuo, mentre nelle altre tipologie di alimenti i campioni multi residuo sono inferiori del 50%:

Matrice

Campioni Regionali con residui

Campioni Regionali multiresiduo (%)

Campioni Extraregionali con residui

Campioni Extraregionali multiresiduo (%)

Frutta

65

72.3%

90

73.3%

Ortaggi

17

35.3%

46

47.8%

Vino

58

60.3%

9

44.4%

Semi oleosi e frutti oleosi

1

0.0%

1

0.0%

Cereali e prodotti a base di cereali

30

6.7%

18

16.7%

Altro (spezie, tè, erbe infusionali ecc...)

0

0.0%

0

0.0%

Babyfood

0

0.0%

0

0.0%

Totale

171

 

164

 

Tabella 3 - Riepilogo delle percentuali dei campioni multi residuo a livello di produzione regionale ed extraregionale suddivisi per matrice


Le sostanze maggiormente presenti e l’azione che esse svolgono
Fra tutti i residui trovati nel totale dei campioni è possibile individuare quali risultano più ricorrenti ed in quale tipologia di alimenti sono maggiormente presenti. Sono di seguito riportate le 10 sostanze complessivamente più frequenti, ed il dettaglio della loro distribuzione nelle tipologie di alimenti.

Grafico 8 - Distribuzione delle dieci sostanze attive maggiormente riscontrate complessivamente nel triennio

Nella tabella sottostante sono riportate le sostanze attive più frequenti nei prodotti di origine regionale.

RESIDUO

Cereali e prodotti a base di cereali

Frutta

Ortaggi

Semi oleosi e frutti oleosi

Vino

Totale complessivo

BOSCALID

 

31

2

 

9

42

METALAXYL

 

4

 

 

34

38

DIMETHOMORPH

 

4

 

 

24

28

PIRIMIPHOS-METHYL

18

 

 

 

 

18

TEBUCONAZOLE

3

14

 

1

 

18

PYRACLOSTROBIN

 

16

1

 

 

17

METHOXYFENOZIDE

 

6

 

 

11

17

FENHEXAMID

 

2

1

 

11

14

DELTAMETHRIN

5

5

2

 

 

12

ACETAMIPRID

 

9

2

 

 

11

Totale complessivo

26

91

8

1

89

215

Tabella 4 - Riepilogo delle sostanze maggiormente riscontrate nei campioni rappresentativi della produzione regionale, suddivisi per matrice

Di queste sostanze si riporta l’azione che svolgono verso le avversità delle colture:

  • Acetamipirid: insetticida

  • Azoxystrobin: fungicida

  • Boscalid: fungicida

  • Cyprodinil: fungicida

  • Deltametrina: insetticida

  • Difenoconazole: fungicida

  • Dimethomorph: fungicida

  • Etofenprox: insetticida

  • Fenhexamid: fungicida

  • Metalaxyl: fungicida

  • Methoxyfenozide: insetticida

  • Penconazole: fungicida

  • Pirimiphos-Methyl: insetticida

  • Pyraclostrobin: fungicida

  • Spinosad: insetticida naturale

  • Tebuconazole: fungicida

L’elenco evidenzia come sia necessaria una grande numerosità di sostanze attive per poter svolgere le cinque principali azioni fitosanitarie (fungicida, insetticida, acaricida, erbicida e regolatori della crescita) in un'ampia gamma di tipologie di alimenti. Questa numerosità è dovuta alle restrizioni dei campi di impiego delle sostanze, stabilite in sede di rilascio dell’autorizzazione, limitazioni che ne prevedono l’uso solo su specifiche coltivazioni (determinate sostanze su determinate colture in determinate dosi).

Riassumendo le tipologie di prodotti utilizzati in relazione all’azione svolta, è possibile evidenziare che i residui più presenti derivano dall’uso di fungicidi, seguiti dagli insetticidi, sia a livello regionale che extraregionale.


Grafico 9 – Suddivisione per attività svolta dei residui presenti nei campioni di origine regionale analizzati nel triennio.

Grafico 10 – Suddivisione per attività svolta dei residui presenti nei campioni di origine extra regionale analizzati nel triennio.


Il caso particolare del Glyphosate
Il laboratorio ha analizzato 507 campioni per la ricerca mirata dei residui del Glyphosate, l’erbicida più diffuso e più discusso negli ultimi anni. Il LSP di Firenze è stato il primo laboratorio di controllo ufficiale in Italia ad accreditare tale metodica e ad avviare le verifiche sulle matrici individuate dai piani europei e nazionali.

Matrice

REGIONALE

EXTRAREGIONALE

EXTRANAZIONALE

Totale

Cereali e prodotti a base di cereali

206

78

 

284

Frutta

42

40

18

100

Ortaggi

43

32

4

79

Vino

32

6

 

38

Babyfood

 

6

 

6

Totale

323

162

22

507

Tabella 5 - Riepilogo dei campioni analizzati per la ricerca del Glyphosate con metodica ufficiale accreditata, suddivisa per categorie

La metodica ufficiale ad esso dedicata ha evidenziato sostanzialmente l’assenza del residuo nei campioni analizzati al livello di 0.1 mg/Kg, ovvero il limite richiesto dalla Comunità europea per valutare la conformità dei prodotti alimentari di origine vegetale. Solo in un campione di frumento di provenienza extraregionale, è stato rilevato il Glyphosate alla concentrazione di 0.14 mg/Kg, a fronte di un limite di legge consentito di 10 mg/Kg, quindi circa 100 volte inferiore il limite di sicurezza alimentare.

Come già premesso, la verifica è stata approfondita, ai soli fini conoscitivi, con metodica non accreditata, a concentrazioni inferiori, fino a 0.01 mg/Kg. Tale verifica è stata svolta sugli stessi campioni, ed ha evidenziato che raramente il Glyphosate può essere presente a bassi livelli nei cereali (in tutti i casi la concentrazione non ha mai superato 0.05 mg/Kg a fronte di un LMR di 10 mg/Kg). I casi sono diminuiti nel triennio 2018-2020, così pure la presenza in campioni di origine Toscana.

Anno

N° campioni cereali regionali analizzati

N° Camp. Regionali

conc. 0.01- 0.05 mg/Kg

N° campioni cereali extraregionali analizzati

N° Camp. Extra regionali

conc. 0.01-0.05 mg/Kg

2018

64

6

28

1

2019

71

3

21

1

2020

71

1

29

2

Tabella 6 - Riepilogo dei campioni analizzati per la ricerca del Glyphosate con metodica ufficiale accreditata, suddivisi per anno ed per livello di produzione. L’unica matrice in cui è stato rilevato sono i cereali


Tali risultati sono congruenti con il fatto che i prodotti fitosanitari a base di Glyphosate sono attualmente utilizzati, ma confortanti per la rarità dei casi in cui il principio attivo è stato trovato negli alimenti e per i bassi livelli di concentrazione dei residui riscontrati.

 

I casi di irregolarità dei campioni analizzati
Di seguito si riportano i dati delle irregolarità riscontrate all’analisi di prima istanza, nel triennio 2018-2020, per tipologia di alimento. Sono indicati i livelli di produzione, il numero ed i principi attivi che hanno originato l’irregolarità perché presenti in concentrazione maggiore al LMR vigente al momento del prelievo. I limiti sono elencati nel Reg. CE 396/2005 ma sono costantemente aggiornati ed il laboratorio deve valutare la conformità del campione rispetto al limite in vigore alla data del campionamento, salvo diversa indicazione della legge. Per fare questo viene costantemente consultato il database che mette a disposizione la Commissione Europea, all’indirizzo internet: https://ec.europa.eu/food/plants/pesticides/eu-pesticides-database_it

Matrice

Numero campioni

Campioni non conformi

Provenienza

Campioni Non Conformi (%)

Numero residui superiori a limite di legge

Residui rilevati superiori al limite di legge

Frutta

270

2

n° 1 campione Extraregionale
n°1 campione Regionale

0.74%

2

Fenhexamid, Cyprodinil

Ortaggi

223

8

n° 6 campioni Regionali
n° 1 campione Extranazionale
n° 4 campioni Extraregionali

3.59%

11

Deltamethrin, Thiametoxam, Chlormerquat, Cypermethrin, Metalaxyl, Chlorpyrifos, Carbaryl

Vino

116

0

 

0.00%

0

 

Semi oleosi e frutti oleosi

46

0

 

0.00%

0

 

Cereali e prodotti a base di cereali

284

0

 

0.00%

0

 

Altro (spezie, tè, erbe infusionali ecc...)

3

1

n° 1 campione Extranazionale

33.33%

1

Buprofezin

Babyfood

7

0

 

0.00%

0

 

Totale

949

11

 

 

14

 

Tabella 7 - Riepilogo dei campioni che hanno evidenziato risultati analitici non conformi ai limiti di sicurezza alimentare vigenti al momento del campionamento.

In 14 determinazioni sulle circa 142.350 effettuate e complessivamente in 11 campioni su 949 analizzati sono state evidenziati superamenti dei limiti.

Considerazioni conclusive
Tutte le statistiche sopra riportate evidenziano che, al di là dei rari casi di superamento dei limiti (e pertanto di irregolarità riscontrate), nei prodotti commercializzati in Toscana c’è una bassa presenza di principi attivi, che diminuisce ulteriormente sulle produzioni regionali. La tipologia merceologica in cui queste sostanze sono maggiormente impiegate sono la frutta e gli ortaggi, le cui coltivazioni richiedono effettivamente un maggior uso di prodotti fitosanitari. E’ decisamente trascurabile invece la presenza di residui in tipologie di alimenti quali olio di oliva e cereali a dimostrazione del fatto che la prassi agricola impiega tali sostanze solo dove necessario.

La presenza quasi esclusiva di residui di prodotti con azione fungicida e insetticida rispetto agli erbicidi è coerente con il momento di impiego (trattamento), che per questi ultimi è più distante in termini temporali dal momento della raccolta. In termini di singoli composti rilevati entrano in gioco molti fattori legati alla persistenza tra i quali le caratteristiche chimico-fisiche, il tipo di coltura, le condizioni climatiche e di allevamento.

[A cura del Laboratorio di Sanità Pubblica USL Toscana Centro - Laboratorio Fitosanitari]


 

Controllo ufficiale sul commercio e impiego dei prodotti fitosanitari – Anni 2018/2020


Figura n. 1 Controlli sulle colture in campo - Colza

Dall'analisi dei dati relativi al controllo sul commercio dei prodotti fitosanitari [vedi Tab. sotto riportata] emerge una situazione di sostanziale rispetto delle norme relative al commercio dei prodotti fitosanitari; infatti solo nel 15% delle rivendite controllate sono emerse infrazioni che principalmente hanno riguardato le caratteristiche dei locali di deposito ed il rispetto delle norme di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. Sembrano invece irrilevanti le infrazioni che hanno riguardato gli imballaggi, le etichette e le schede di sicurezza.

Per quanto riguarda gli utilizzatori in circa il 30% delle aziende controllate sono emerse infrazioni; tale dato viene sicuramente influenzato dal consistente numero di irregolarità rilevate nel 2019, mentre nel corso del 2020 le infrazioni hanno riguardato solo il 22% delle aziende controllate. Anche in questo caso la maggior parte delle infrazioni hanno riguardato nella maggior parte dei casi il rispetto delle norme di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori e il rispetto delle norme di gestione delle attrezzature utilizzate per i trattamenti. Solo nel corso del 2018 è stato rilevato un numero consistente di infrazioni relative al mancato rispetto degli intervalli di sicurezza, infrazioni che non sono state rilevate negli anni successivi.

Tab. - Risultati del controllo ufficiale  sul commercio e impiego dei prodotti fitosanitari

Anno

Rivendite ispezionate

n. infrazioni rilevate

Utilizzatori controllati

n. infrazioni rilevate

2018

169

26

134

25

2019

147

19

87

46

2020

129

24

84

19

Totale

445

69 (15,5%)

305

90 (29,5 %)

 

Con la piena applicazione del Reg (UE) 625/2017 si rafforzano gli obiettivi dell'Unione Europea per la riduzione dell'impiego dei prodotti fitosanitari impiegati in agricoltura per la protezione dei prodotti destinati a diventare alimenti e mangimi, anche attraverso la promozione di agricoltura sostenibile e lo sviluppo dell'agricoltura biologica. I dati emersi dalle analisi di laboratorio evidenziano come in questi anni il settore dell'agricoltura abbia lavorato nella direzione auspicata dall'Unione Europea, intraprendendo un cammino virtuoso verso una più razionale gestione delle malattie delle piante.

Restano sullo sfondo ancora alcuni aspetti su cui sarà indispensabile lavorare nei prossimi anni per migliorare gli standard relativi alla sicurezza alimentare, in particolare la questione dei multiresidui con norme più stringenti che possano prevedere limiti cumulativi. Inoltre una formazione e informazione costante di tutti gli attori, su tecniche agronomiche e sistemi di protezione più ecocompatibili che concilino la tenuta economica delle aziende e produzioni agricole che sempre più devono rappresentare l'eccellenza del territorio. I dati confortanti sull'aumento del consumo di ortofrutta da parte dei consumatori rappresenta un segnale importante, questo necessariamente deve essere accompagnato da una maggiore attenzione del comparto per evitare inutili esposizioni a pericoli, attraverso una costante applicazione delle corrette pratiche agronomiche (decisione europea 2017/C 163/01) e una puntuale e indipendente comunicazione del rischio.

La valutazione dei residui nelle derrate alimentari e il loro mantenimento ai livelli più bassi possibile è uno degli obiettivi strategici più importanti per ridurre l'esposizione della popolazione generale. L'ingestione di cibi e bevande contaminate contribuisce di solito in maniera prevalente sull'assorbimento complessivo di prodotti fitosanitari da parte della popolazione generale rispetto alle altre vie di penetrazione (cutanea e respiratoria). Le stime di assunzione elaborate dal Ministro della Salute, indicano che i residui dei singoli prodotti fitosanitari (PF) ingeriti ogni giorno dal consumatore rappresentano una percentuale molto modesta dei valori delle dosi giornaliere accettabili delle singole sostanze attive (ADI) e molto al di sotto del livello di guardia preso come riferimento per assicurare la qualità igienico-sanitaria degli alimenti.

Tale situazione è confermata dai dati elaborati dal Laboratorio di Sanità Pubblica (LSP) di Firenze che evidenziano una situazione in Toscana anche migliore rispetto a quella osservata a livello italiano. La frequenza di rilevamento relativamente maggiore per insetticidi, acaricidi, nematocidi, fungicidi e anticrittogamici rispetto agli erbicidi è in linea con i dati pubblicati sulla presenza di PF tal quali e/o di loro metaboliti nei liquidi biologici della popolazione generale non professionalmente esposta a PF (monitoraggio biologico) che per loro natura integrano tutte le vie di esposizione/assorbimento.

Figura n. 2 Controlli sulle colture ortive di prossimità

Figura n. 3 Controlli sugli orti urbani

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Aggiornato al:
28.08.2023
Article ID:
14295466