Giannelli Dino

Intervista registrata a Giannelli Dino, nato il 27/01/1921.
Rilevatore: Katia Taddei
Luogo dell'intervista: Pomarance presso l'abitazione dell'ex partigiano Cesare Tamburini
Data dell'intervista: 02/03/97
Partigiano della XXIII Brigata Garibaldi "Guido Boscaglia" nome di battaglia: Lancia. 

La conversazione inizia con l'episodio della liberazione del carcere di San Gimignano, né; Lancia né; il Tamburii erano presenti. Lancia però; dice di essere stato in compagnia di un uomo di Civitavecchia liberato dal carcere di San Gimignano... 

GD- Io dormivo nella tenda insieme ad un ingegnere, Muratori, e lui a Civitavecchia era stato condannato a 36 anni, mi ricordo una mattina si tornava da Montieri s'era preso due fascisti e si portarono nella nostra tenda, anzi io avevo l'ordine di giustiziarli per la strada...
TK- In che periodo era?
GD- Era tardi, era Giugno perché; il carcere di San Gimignano venne liberato verso i primi di giugno....comunque noi questi due fascisti s'erano legati con le mani di dietro e giunti ad un ponte che avevano fatto saltare i partigiani, vicino a Travale, questi non sapevano scendere, vedrai si scendeva male e si risaliva peggio, io dissi "Guardate io vi sciolgo ma non credete di scappare perché; è; la vostra fine, io vi porto al comando, al comando avrete un processo e lì; sarà; decisa la vostra sorte". Uno non faceva altro che piangere era un abruzzese, piangeva e infatti lo tennero lì; e lo salvarono, quell'altro faceva il prepotente, mi ricordo un particolare che questo Muratori gli disse a quello che piangeva "Te piangi ma i tuoi compagni m'hanno dato trent'anni di carcere", c'è; un articoletto sulla Tavola del pane di questo Muratori, mi ricordo che un anno dopo andai a Montieri a raccattare le castagne, quest'uomo mi vide mi buttò; le braccia al collo...
TK- Erano giovani questi due fascisti?
GD- No, non tanto, uno era l'autista del segretario del fascio di Montieri, quello che aveva sparato sulla folla durante la manifestazione, e quell'altro era un fazioso, uno che l'aveva fatte nere e a lui gli dissero per te...
TK- Dove li trovasti, nella Casa del Fascio?
GD-No, si andarono a prendere a casa, lì; c'era il Comitato di liberazione e ci indicava chi si doveva prelevare.
TK- A Castelnuovo ci sei mai venuto?
GD-No, a Castelnuovo mai, sai dov'ero? A quell'azione di quel camion...al Campo Murato.
TK- Raccontami di quell'azione.
GD- Ci s'era io Cassola, Vipera e il Morello, noi s'era appostati e si aspettava un camion, insomma qualcuno...
TK- Ma eravate lì; per caso o era un'azione...
GD- No, s'era appostati per beccare qualcuno e difatti arrivato il camion si iniziò; a sparare ci s'aveva anche un mitragliatore, un bren , quello a 1000 metri sfondava anche una trave, dopo aver sparato con gli sten e le bombe a mano ci si avvicinò; al camion, ci si avvicinò; piano, piano, perché; se c'era uno vivo, con noi ce n'era un altro uno di Firenze, si chiamava Cecco era un capitano maggiore di artiglieria tirò; una revolverata nel serbatoio della macchina e gli dette fuoco, si trovò; solo un fiasco vuoto nella cabina, ma dentro non si trovò; nessuno, noi non si sa se ce n'era uno o due, loro scapparono a piedi dalla parte di sotto, non ci riuscì; di trovarli, vedrai il camion aveva le ruote forate, loro scapparono a piedi, in terra c'erano i chiodi...
TK- Quelli a tre punte?
GD- Sì;, a tre punte ma c'era un contrappeso, restavano sempre in piedi, erano fatti come un carciofo, a sacchetti li buttavano, s'era messo per la strada questi chiodi e le ruote fra gli spari e i chiodi, le ruote erano forate.
TK- A quali altre azioni hai partecipato?
GD- A quella del ponte di Fodera, si fece saltare il ponte, sentirono l'esplosione dalla Carlina, era un esplosivo quello! Terribile! Sai una buchetta fatta con un piccone, nella strada messo quest'esplosivo che era a pezzi come sapone, ma morbido, come pannelli di stucco da vetri, ci si faceva il foro ci si metteva un anello bianco perché; con la capsula sola non bruciava, quattro buchette e poi ci si allontanava, gli si dava fuoco con una dinamo, quella veniva dalla Niccioleta, era stata rubata dall'operai di certo, fece un fracasso! La terra tremò; tutta ci sentirono da Belcaro.
TK- Quell'esplosivo lì; era di miniera?
GD- No, quello lo buttavano loro con i lanci, più; che altro buttavano esplosivo e armi.
TK- Viveri e vestiario?
GD- Sì;, viveri, scatolame, io fu la prima volta che vidi il tè;, lo conoscevo attraverso qualche romanzetto, il tè;, credevo che fosse una bevanda chissà; cosa, e invece poi..... ma la prima volta me lo fecero fumare! Pareva tabacco!
TK- Raccontami dei comandanti partigiani, Stoppa, Bargagna...
GD- Io sono stato con Mario Cerboni, un po' di attrito c'era tra i comunisti e tra chi comunista non era, anche con Cassola che si presentò; prima come comunista o filocomunista poi si buttò; contro, poi c'era quell'Alessandro Contini Bonaccorsi "Vipera", che era di famiglia nobile, di Firenze, c'era un po' d'attrito tra il comando e questi qui e poi con la base che era tutta comunista.
TK- A me risulta che i comandanti non fossero comunisti.
GD- No, infatti Bargagna era anarchico.
TK- E Stoppa?
GD- Stoppa più; che altro era di grilletto facile, anche con quei ragazzi di Montecastelli, va bene erano colpevoli, erano ladri, però; erano guidati da un uomo che..... insomma io lo dico ora, ma l'ho detto anche prima, se quei ragazzi fossero stati portati al comando fra le guide e i comitati... io non l'ho conosciuti però; so dove li hanno ammazzati, furono ammazzati per andare a Brenna aldilà; delle Pescine vicino alle sorgenti Seggiaie, lo sai come successe, no? Tra le fattorie e il comando partigiano c'erano contatti...
TK- Ma è; vero che avevano violentato una donna?
GD- Io questo non l'ho mai sentito dire, io so soltanto che alla fattoria di Anqua avevano una carta strappata mi ricordo che era il sette di cuori, mezza la teneva chi andava a prendere e l'altra mezza ce l'aveva il fattore, quando si presentarono questi quattro chiesero i quattrini, ma noi si chiedevano cose da mangiare, il salame, il prosciutto, il sacco della farina a volte si andava coi muli a volte con qualche carro, il fattore quando gli chiesero i quattrini se n'ammoscò; e infatti gli disse "Guardate che io ora i soldi non ce l'ho, bisogna che voi torniate domani, io domani vado a Colle a prendere i soldi, voi tornate domani sera, e invece il fattore avvertì; i partigiani e il giorno dopo quando tornarono li presero subito e per la strada invece di portarli in formazione li ammazzarono.
TK- Non gli fecero neanche il processo?
GD- No, niente e loro erano capitanati da un uomo poco perbene, uno che era stato in galera insomma un omaccio invece loro tre erano di qui.
TK- Secondo me la cosa era grave in sé;, se chiunque avesse potuto rubare spacciandosi per partigiano, sarebbe stato veramente nocivo per la formazione!
GD- Si però; dal lato umano sono convinto che quei tre ragazzi sarebbero venuti dei bravi compagni, dei bravi partigiani.
TK- François lo hai conosciuto?
GD- Sì;.
TK- Era il Commissario politico?
GD- No, era un comandante, come Ascanio, il Commissario politico era di Parma o di Modena si chiamava Desideri, lui era un comunista, aveva fatto il carcere poi nel gruppo c'era Ciaba, il Mezzetti, Niccolo, poi c'era Enzo quello di Pisa quello che a Mazzolla ammazzò; quel carabiniere...
TK- Quello che poi telefonò; denunciandosi per evitare rappresaglie sulla popolazione?
GD- Sì; quello lì;, era tenente di artiglieria, o sottotenente, è; venuto qui anche a qualche riunione di recente. 

La conversazione continua con argomenti di poco interesse, si parla di partigiani incontrati di recente, di conoscenze comuni, si parla poi della strage di Niccioleta
TK- Secondo te l'azione al Ponte di Riotorto ha qualcosa a che vedere con la strage? Dì; quello che pensi, quello che hai sempre pensato.
GD- Sì; io ho sempre pensato di sì;, vedrai, si trovarono i tedeschi davanti, anzi rischiarono di ammazzarsi gli uni con gli altri perché; una parte si buttò; sottostrada e una parte sopra, comunque a me sembra che ci sia stato anche Cassola.
TK- Galli sostiene che Cassola non c'era, comunque io l'unica prova che ho è; la lettera di Cassola che possiede questo Galli, però; Galli racconta questa azione al Ponte di Riotorto in una maniera che a me non convince tanto, per cui ho bisogno di altre testimonianze, per esempio lui dice che ai partigiani non gliene importava niente del ponte, non erano lì; a minare il ponte...
GD- E invece partirono col mulo con l'esplosivo apposta!
TK- Lo so ma come si fa a credere che siano partiti in trenta per minare un ponte? Un ponte si mina in cinque o sei, non in trenta, trentacinque persone.
GD- A Solaio al Ponte della Fodera noi s'era in cinque a minare il ponte...
TK- Infatti, lui sostiene che loro erano lì; non per minare il ponte ma perché; aspettavano i tedeschi...insomma per un'imboscata.
GD- Senti l'azione andò; così;, il mulo partì; carico di esplosivo e lo teneva Tillo, gli portò; iella il nome Tillo, perché; il primo partigiano di Volterra che morì; al Frassine si chiamava Tillo, e lui si mise quel nome lì;, lui se abbandonava il mulo e scappava si salvava ma non lo poteva lasciare per via dell'esplosivo, comunque lì; ci fu uno sbaglio perché; furono sorpresi e si buttarono un po' sotto un po' sopra anche il Fardellini, Corvo, che fu ferito alle cosce, non si sa mica se lo ferirono i tedeschi oppure i partigiani! Insomma noi quando si facevano le azioni si mandava sempre un gruppetto di tre o quattro uomini avanti se succedeva qualcosa avvertivano, si sparava un colpo per aria, insomma si faceva in modo che una parte si salvasse e invece lì; erano tutti insieme.
TK- A me il Galli mi ha raccontato tutt'altre cose, mi ha detto che il Tamburini morì; per non aver obbedito ad un suo ordine, che era un mitragliere e che aveva la mitragliatrice sul mulo invece di portarla a spalla e così; quando arrivarono i tedeschi si trovò; spiazzato...
GD- Ma che non ci fosse Cassola a me sembra strano perché; io mi ricordo quando arrivò;, quando portarono questo ferito, lì; c'era Stoppa, portarono Corvo, insomma il Fardellini Gino e c'era anche il senatore Giustarini, era venuto con un altro di Volterra in quei giorni, allora venne Cassola e gli chiese "Allora come va?" e lui gli rispose "Se non era per te diventavo cappone" insomma castrato. E mi ricordo che Cassola era scrupoloso per i pacchetti di medicazione, senza quelli non si partiva neanche per andare a montare di guardia, se lui ti vedeva o se andavi a prendere gli esplosivi da lui ti chiedeva subito: "I pacchetti di medicazione dove l'avete?" Insomma ti faceva proprio l'ispezione.
TK- Allora l'aveva medicato lui il Fardellini?
GD- Sì;, penso proprio che per avergli detto in quel modo l'avesse medicato lui, mi sembra davvero strano che non ci sia stato; se vuoi sapere dell'azione del carcere di San Gimignano prendi il nome: Grandoli Ottorino, sta lì; a San Giusto.
TK- Secondo te la liberazione del carcere di San Gimignano fu dopo o fu prima dell'azione al Ponte di Riotorto?
GD- Mi pare che fu prima perché; l'ingegnere arrivò; presto lì; al comando.
TK- Parlami del plotone di esecuzione su in Carlina, da chi era composto?
GD- Erano quasi volontari, io non me la sarei sentita.
TK- Allora era composto da chi se la sentiva?
GD- Sì;, come la spia in Berignone, la spia in Berignone fu ammazzata con un pugnale, una baionetta.
TK- Ma come, così; a sangue freddo?
GD- Fu scoperto, si chiamava Guidi Amos, dice che era una spia fascista, si aggirava per il Berignone, siccome aveva fatto il boscaiolo conosceva i sentieri di Berignone e poi a Volterra se la faceva coi fascisti, fu preso e mentre gli facevano il processo ce n'era uno, era della provincia di Lucca ma stava a Volterra, insomma questo aveva una sorella che era stata prigioniera dei tedeschi e mentre erano lì; gli si buttò; addosso: "..alla mi' sorella gli avete fatto..!" e l'ammazzò; con un pugnale, era un pugnale che portavano gli ufficiali della milizia, s'era trovato nella casa di un console della Milizia là; vicino a Casole, in quella casa c'era di tutto, era la casa di campagna di questo console, c'erano barattoli di marmellata, salami, prosciutti, sottoli, di tutto ti dico! A Lupo gli si ruppe una bottiglia di profumo addosso, quando arrivò; al campo si sentiva, insomma lasciava una scia di quest'acqua di colonia.... Comunque a pensarci bene ora, qualche errore.....Andò; bene là; sotto Volterra, quando ammazzarono quello di Peccioli in bicicletta, prima passò; un camion di tedeschi gli volevano sparare, meno male non lo fecero sennò; ti immagini che rappresaglia c'era nella zona! Poi passò; questo bischero in bicicletta che cantava Giovinezza, erano in due, uno prese il colpo e quell'altro che era in canna riuscì; a salvarsi e poi lo fecero scappare.... comunque tante volte si è; rischiato grosso! 

Aggiornato al:
06.02.2020
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