Galli Roberto

Intervista registrata a Galli Roberto.
Rilevatore: Katia Taddei
Luogo dell'intervista: Monticiano (Siena)
Data dell'intervista: 26/11/96
Partigiano della Brigata Spartaco Lavagnini, confluito poi nella XXIII Brigata. Caposquadra, nome di battaglia: Franco. 

L'intervista avviene dopo una conversazione telefonica. In quella conversazione io avevo chiesto al signor Galli di raccontarmi della battaglia al ponte di Riotorto alla quale Galli riferisce di aver partecipato, così; quando ci incontriamo il discorso riprende da quell'episodio avvenuto nel giugno del 1944.
TK- Allora signor Galli, lei era il comandante della task force, come l' ha chiamata lei, che operò; al ponte di Riotorto, lei sa che io sto facendo una ricerca sulla strage avvenuta a Niccioleta il 13 e il 14 Giugno, si potrebbe pensare che quell'azione da voi condotta fosse il motivo della rappresaglia su Niccioleta, anche se a dire il vero non abbiamo molti elementi a favore di questa ipotesi, lei al telefono mi ha detto che non ricorda la data di quell'azione.
GR- No, non me la ricordo per niente.
TK- Sul certificato di morte del Tamburini c'è; scritto 11 giugno, ma Cassola per esempio dice che quell'episodio sarà; avvenuto intorno al 14, 15 di giugno.
GR- Ma come fa Cassola a saperlo se non c'era? Io gli scrissi a Cassola, ora le faccio vedere... Prende la lettera. Quando uscì; Fausto e Anna c'erano descritti alcuni episodi, anche quello del ponte di Riotorto, con tali e tanti dettagli che io ne rimasi impressionato, a parte che non è; tutto vero, per esempio sul Ponte di Ritorto c'è; descritta una cosa del tedesco dei documenti che non è; vera, quel fatto è; successo al bivio del Sasso, comunque io gli scrissi e gli chiesi per curiosità; chi gli aveva raccontato quel fatto perché; lui non c'era.
GR- Ecco legga, legga, mi rispose delle cose, insomma credeva che volessi i diritti d'autore, figuriamoci...
TK- Insomma per tornare all'episodio, come morì; il Tamburini?
GR- Gino Tamburini morì; perché; non aveva voluto prendersi la mitragliatrice a spalla ma l'aveva lasciata sul mulo: la mia preoccupazione era che se mi scappava il mulo io perdevo la mitragliatrice, perciò; avevo ordinato che le mitragliatrici fossero portate a spalla, probabilmente il Tamburini che faceva parte di un gruppo di volterrani non riconosceva la mia autorità; di caposquadra e non mi dette retta.
TK- Come iniziò; l'azione?
GR- S'era circa trenta, trentacinque, dieci erano di Volterra tra cui anche il morto e il ferito, gli altri erano miei uomini. Fummo avvertiti da uno della prima squadra che stavano arrivando dei camion, e che erano tanti, era notte, io ordinai che tutti andassero sopra strada noi avemmo il tempo di appostarci e li falciammo tutti, loro lanciarono i razzi illuminanti, quelli non me li aspettavo, comunque la sparatoria durò; poco 5, 10 minuti, non si ebbe neppure il coraggio di fare bottino, il sangue colava dai camion mitragliati, una macchina si era ribaltata, era uno spettacolo orribile; il Tamburini lo portarono via quelli di Volterra, io non lo avevo vicino.
TK- Quanti saranno stati sui camion?
GR- Da 60 a 80, io credo, senz'altro erano partiti per un accerchiamento alle Carline, le nostre staffette stavano tenendo d'occhio Pian dei Mucini dal giorno prima, e quando arrivammo mi dissero che c'era stato parecchio movimento, staffette tedesche che andavano e venivano senza sosta, la loro azione infatti cominciava quel giorno, un reparto era di presidio a Fosini, se quei camion fossero arrivati a Castelnuovo ci avrebbero attaccato di là; spingendoci verso la vallata, verso Radicondoli, nel pulito, se quell'azione fosse riuscita della XXIII Brigata non sarebbe rimasto niente.
TK- Lei avrà; pensato che la rappresaglia di Niccioleta fosse avvenuta per quell'attacco.
GR- Io penso che la rappresaglia sui minatori sia stata a causa di quell'azione, l'ho sempre pensato, sin da allora....
TK- Bisognerebbe che lei si ricordasse la data precisa dell'azione per poter stabilire se fu il motivo di rappresaglia su Niccioleta.
GR- No, assolutamente, io la data non la ricordo, mi ricordo che diversi giorni dopo quell'azione ce ne fu un'altra e lì; rimase ucciso il comandante tedesco della guarnigione di Castelnuovo, era un capitano dei paracadutisti. Accadde alla Madonna del Sasso, lì; al bivio del Sasso, ci mandarono a vedere che movimento c'era, certo se poi ci capitava qualcuno avevamo l'ordine di sparare.
TK- Anche al Ponte di Riotorto fu la stessa cosa? Ossia: andate se poi vi capitano......perché; voi andaste al ponte di Riotorto per minarlo.....
GR- No, no, no, affatto, a noi del Ponte non ci importava niente, per minare un ponte bastano cinque uomini e sono già; troppi, non trenta come eravamo noi!
TK- Allora qual'era l'ordine per il ponte?
GR- Noi ci si aspettava un attacco forte, il nostro era un contrattacco, la cosa andò; così;, misero un presidio a Fosini uno a Castelnuovo e uno grosso in Pian di Mucini, pensi che ci fecero un lancio di 90 containers, sbagliarono le coordinate per poco non finì; sulla fattoria di Fosini dove c'era il presidio tedesco, insomma noi da tutto questo movimento ci si aspettava un attacco forte e le Carline noi non si potevano difendere, se ci avessero attaccato saremmo stati spacciati, io l'ho sempre pensata così; e ne parlavo anche con Bargagna, glielo dicevo, voi l'avete con la storia delle barricate perché; avete letto Victor Hugo, ma qui non è; possibile resistere, non è; che non siamo capaci, noi non si può;, la guerra partigiana non ha retrovie, non è; come quell'altre guerre. Comunque la nostra strategia era questa: Stoppa doveva aprire il fuoco a mezzogiorno su Fosini, insomma per stanarli, e lo fece, ma loro non risposero, io mi appostai sull'altra strada quella di Massa Monterotondo e al Ponte di Ritorto ci fu l'azione, insomma i miei vennero avanti e noi ...... comunque fu una cosa orribile. La guerra era questa. Comunque ritornando all'attacco alla Madonna del Sasso, io lì; ci arrivai dalle Carline, attraversai il Pavone e scorsi una stradina che incrociava la rotabile, l'ordine mio fu quello di arrivare alla rotabile e di appostarsi sopra strada, io la zona non la conoscevo, infatti il sentiero non arrivava dritto sulla strada ma faceva una deviazione, loro seguirono il sentiero e si appostarono, noi si attraversò; il campo e si arrivò; a dieci metri dalla strada l'autista ci vide lì; davanti, si fermarono subito e presero i mitragliatori, a noi ci si inceppò; tre volte il Bren, noi non ci s'era abituati al Bren che andava caricato in un altro modo, finalmente si riuscì; a sparare, noi si era superiori in forze, ma gli altri ci sentivano sparare e all'inizio non ci capivano niente perché; l'azione stava avvenendo più; giù; rispetto alla loro postazione, comunque loro caricarono qualche ferito e se ne andarono, lasciarono a terra un morto, dai documenti si vide che era un capitano dei paracadutisti, invece quelli del comando di Pian dei Mucini quando lasciarono il presidio andarono verso Siena e li presero quelli della Lavagnini, li ammazzarono all'Apparita, erano su una Mercedes, mi hanno detto che c'era un colonnello, un altro ufficiale, l'interprete che era uno slavo e l'autista, li fucilarono tutti. La cosa strana fu che le truppe francesi quando arrivarono a Monticiano chiesero di questo colonnello, insomma volevano che venissero consegnati i prigionieri, invece erano stati ammazzati e la macchina fu nascosta bene. Quelli della Lavagnini non scherzavano, a Travale ammazzarono un carbonaio che si chiamava Carlo Marx, non lo so se era il nome vero ma credo di sì;, ammazzarono lui e il figliolo che aveva 11 anni, questa storia la conosco bene perché; la vedova che era rimasta con la figliola era impaurita e poi non aveva più; niente, aveva bisogno d'aiuto io ci mandai uno dei miei uomini a darle una mano, infatti le aiutò;, pensi che si è; sposato la figliola! Era un povero carbonaio quel Carlo Marx era iscritto al fascio solo per tenere il fucile da caccia, insomma poi anche il figliolo, un ragazzo di 11 anni...
TK- Ma non c'erano ripercussioni dopo fatti di questo genere? Insomma cosa si diceva a Belcaro quando si veniva a sapere che avevano ammazzato un bambino?
GR- Io mi resi conto subito della gravità;, infatti cercai di aiutare quella famiglia, comunque anche quando avvenivano delle esecuzioni all'accampamento il morale era basso per tutti, se si doveva ammazzare si doveva farlo durante le azioni, quando poi uno lo portavi all'accampamento diventava un uomo come un altro, diventava difficile giustiziarlo. Le voglio raccontare un episodio quando si tornò; in Carlina dopo la liberazione del carcere di San Gimignano, fu liberato anche un dottore di Genova, almeno lui mi diceva che era dottore, Bargagna mi disse che siccome l'avevo portato io me ne dovevo occupare io, io allora lo feci responsabile dell'igiene dell'accampamento gli dissi che se si trovava un partigiano coi pidocchi l'avrei rimandato a San Gimignano, questo fra l'altro parlava anche il tedesco infatti si mise a fare l'interprete a un prigioniero anziano che diceva d'essere austriaco e faceva il fornaio e a un ragazzotto che anche lui si dava per austriaco, noi gli austriaci non si potevan toccare era proibito dalle leggi di guerra, qualche giorno dopo quel dottore mi avvicinò; e mi disse senti un po' quello anziano è; un austriaco ma il ragazzo è; tedesco, lo sento dall'accento, lui è; tedesco, insomma bisognava fucilarlo, ma chi ce l'aveva il coraggio, era diventato il cucciolo di tutti, dava una mano nell'accampamento, noi non si fucilò;, in breve fu consegnato agli americani.
TK- Ritorniamo ai fatti...
GR- Sì;, la cronologia dei fatti fu questa, prima ci fu Ritorto, poi al ritorno di Ritorto ci fu da parte nostra il controllo del territorio, furono presidiati i paesi, Montieri, Travale, io andai a Montieri ci si stette un paio di giorni, anzi una notte un giorno e una notte, poi io andai a Anqua, con me ci avevo sempre il ferito del ponte di Ritorto.
TK- Quale ferito?
GR- Quello che fu ferito insieme al Tamburini, Corvo, si chiamava, era un ragazzo di Volterra, una pallottola gli aveva passato parte, parte tutte e due le cosce e l'aveva preso anche nello scroto.
TK- E' morto?
GR- No, se l'è; cavata.
TK- Mi parli un po' di lei, di quando ha iniziato, perché; lei prima di entrare nella Boscaglia stava nella Lavagnini!.
GR- Io ero emigrato in Francia coi miei genitori da piccolo, le scuole l'ho fatte tutte là;, poi avrò; avuto 17 anni quando sono tornato, partii militare e poi ci fu l'8 settembre e mi buttai partigiano. Quando stavo nella Lavagnini la mia squadra si chiamava la squadra del Fil di Ferro, s'era in undici tra cui un nero, un russino, uno che si chiamava Marcello di Livorno, non sapeva l'Internazionale ma conosceva tutte le canzoni di Natalino Otto. Noi si usciva dal fallimento della Lavagnini, allora, si parla del Gennaio, la Lavagnini era formata da tre squadre, una squadra doveva controllare il Bugatto, un'altra era venuta in Carlina e un altra doveva controllare la Val di Merse, di quella che andò; in Carlina non s'è; saputo più; niente forse si sono imboscati, quella del Merse cadde in un'imboscata e furono presi tutti, e l'ultima fu abbandonata dal comandante che davanti alla Milizia se la fece sotto, piantò; tutti e se ne andò;, si rimase solo noi undici in tutta la provincia di Siena io dovevo andare verso il Pelagaio e fare dei capanni ma le squadre erano perse, riunii i superstiti e si partì; verso il Bagnolo, la prima azione si fece alla ferrovia Siena-Grosseto poi si attaccò; un paio di caserme tra cui quella di Roccatederighi, degli undici, due si ammalarono, quando ci si decise a battezzare la squadra io dissi sapete come si chiama! La squadra del fil di ferro, perché; si piega ma non si spezza!
TK- Voi eravate consapevoli di quello che stava accadendo in Italia, avevate informazioni?
GR- Si sapeva della repubblichina, si sapevano le cose essenziali, ma quello che succedeva a tre chilometri dall'accampamento chi lo sapeva? Al Pelagaio allora ci si fece aiutare dai carbonai, si fecero delle capanne e si crebbe di numero, s'era diventati quaranta, ci dissero che il partito avrebbe mandato un comandante dall'Amiata che si chiamava Viro. Io ero preoccupato per i viveri, quaranta persone mangiano almeno quaranta Kg di pane al giorno, io dicevo che bisognava muoversi, i ragazzi avevano i pidocchi qualcuno si ammalava di pancia, propongo di fare delle azioni, mi dicono: "bisogna ammazzare tutti i conti di Pentolina che sono fascisti," s'ammazza qui s'ammazza là;, dissi: "sentite con questa gente ci si farà; i conti più; tardi, quello che bisogna fare è; occupare il territorio, a Gerfalco ci sono i militi sul campanile coi cannocchiali, a Chiusdino lo stesso, la Palazzina è; presidiata, sono dieci uomini che dominano tutto". Così; si fece l'attacco alla Palazzina, un'azione andata bene a parte due feriti, si fecero anche i prigionieri, e s'andò; verso Montecuoio. Là; c'erano i ragazzi che ci aspettavano, tanti, e tutti volevano andare da Franco ( Franco è; il nome di battaglia del signor Galli ), anche i contadini me lo dicevano: "ma che ci fate qui andate da Franco lui vi dà; le scarpe a tutti!" Le scarpe era il sogno più; grande! I contadini lasciavano le scarpe buone a casa e venivano da noi per farsi dare le scarpe, si figuri un po'. Quando ci si incontrò; con Viro si decise di fare un altro distaccamento e noi che eravamo in trenta si parte per Luriano, in trenta s'aveva le armi per dieci e poi ci s'aveva il mitra, il mitra del comando, chi aveva il mitra era il comandante, io a Viro il mitra non glielo avevo mica dato! Tra noi iniziò; subito la guerra per il mitra. Insomma poi s'andò; dalla marchesa lì; a Luriano per vedere dei viveri, quando s'era lì; arrivò; una staffetta e mi disse a mezzogiorno e mezzo passa sulla strada Monticano-Grosseto una macchina con un civile e un militare, il civile era il Federale di Grosseto, noi ci appostò; e infatti la macchina arrivò; si sparò;, ma il civile era uno di Monticiano un nostro collaboratore, da qui ci fu il rastrellamento contro di me, non ci presero ma andarono a Montecuoio e lì; ci furono diciotto morti, naturalmente diedero la colpa a me perché; non dovevo fare l'azione.
TK- Anche a Montemaggio ci furono 19 morti.
GR- Sì;, infatti alla fine di Maggio noi si aveva avuto cinquanta morti, parecchi, troppi...
TK- Neanche la Boscaglia ha avuto tutte queste perdite.
GR- No, la Boscaglia faceva meno paura, noi si controllava la Siena-Grosseto, c'erano tanti spostamenti di tedeschi, infatti i tedeschi qui hanno attaccato sempre con il cannone, diciamo che sovrastimavano le forze nostre, anche qui a Monticiano hanno attaccato con il cannone, pensi che hanno ammazzato anche i tedeschi, insomma si sono ammazzati fra sè;, i tedeschi prigionieri a Monticiano sono morti almeno in quaranta, sono morti anche i nostri, comunque.....Comunque noi si fece saltare anche la miniera di Boccheggiano d'accordo con i minatori, a Boccheggiano ci avevano la Laveria il minerale veniva mandato via pulito, alla distillazione facevano acido solforico e il minerale di ferro veniva mandato a Piombino agli altiforni, qui bisognava farla saltare. Di lì; a poco ritornò; la Lavagnini che non era andata sull'Amiata come previsto, perché; si era deciso che il distaccamento di Viro andasse sull'Amiata, nel frattempo si era liberato Chiusdino, i militi della Dicat non fecero resistenza, dopo Chiusdino fui chiamato da Bargagna e si fece una riunione a Casansaio lì; a Montalcinello, lì; ci avevano la squadra i fratelli Vecchioni, io non è; che mi fidavo un granché;, fra noi non ci si fidava tanto...
TK- Ma non vi fidavi perché; vi conoscevi da prima della guerra o...
GR- No, io dei comunisti mi fidavo poco, insomma io non mi fidavo di nessuno, infatti andai da solo alla riunione ma avevo fatto presidiare la zona, Bargagna mi disse: "le condizioni sono queste, noi siamo una Brigata Garibaldi perciò; è; aperta a tutti" "che c'hanno tutti i commissari politici"? Gli chiesi io, "no il commissario politico c'è; comunista e basta..." "allora non mi venire a parlare di Garibaldi, le conosco le Garibaldi che in Spagna hanno massacrato tutti gli anarchici di Catalogna, e poi voi non lo sapete cosa succede in Russia, io lo so perché; ero in Francia, io lo so cosa è; successo a Gide, Barbusse, quando Gide che era omosessuale fu invitato in Russia, fu ricevuto con grandi onori, gli facevano fare i discorsi alle maestranze, ma quando tornò; in Francia raccontò; un mucchio di cose che aveva visto così; se lo riprese la destra, Gide diventò; anticomunista strappò; la tessera, poi la Francia mandò; Barbusse, sa quello che aveva scritto "Le feu", Barbusse morì; in Russia per un attacco epilettico sembra, comunque la Francia non gradì; molto, poi ci fu l'assassinio di Kirov, era il delfino di Stalin, di lì; si scatenò; un macello. Stalin fece ammazzare tutti i comandanti dell'esercito, io gli spiegavo queste cose, ma loro non capivano mica, gli raccontavo di quel fatto dei medici, arrestarono dodici medici ebrei a Mosca e furono condannati a morte, allora il partito comunista francese protestò; in via ufficiale, rifecero il processo e furono tutti assolti, insomma io spiegavo che non era tanto chiaro quello che si passava come partito, e poi gli americani che venivano in su non erano mica comunisti! Io l'ho visti gli inglesi, i francesi, loro ci odiavano, noi si sono pugnalati con la Francia occupata, loro ci odiavano, io cercavo di dire queste cose ma loro non capivano mica. Insomma io alla fine gli dissi che sarei entrato in Brigata ma che rifiutavo il commissario politico, loro mi dissero che andava bene ma che non potevo fare requisizioni, tutto quello di cui avevo bisogno me lo passava il comando.
TK- Ma che cosa significava in concreto rifiutare il commissario politico? Che importanza aveva all'interno della Brigata?
GR- Il commissario politico era quello che comandava la Brigata, era il partito che comandava il fucile e non il fucile che comandava il partito, tra di noi si facevano spesso queste discussioni
TK- Suppongo proprio di sì; perché; ciascuno avrà; avuto il suo modo di vedere, però; lei al telefono mi ha detto che grosse discussioni non si facevano, con il fucile alla mano...
GR- Col fucile alla mano diventa pericoloso discutere, a tirare il grilletto ci vuole tanto poco!
TK- Vi sono mai stati contrasti seri all'interno della Boscaglia?
GR- No nella Boscaglia no, ma nella Lavagnini sì;, c'erano stati i fatti del Bugatto e poi avevano fucilato un mio caposquadra.
TK- Perché;?
GR- Quando s'era al Bugatto mandarono una missione verso l'Amiata e dissero d'appoggiarsi ad una fattoria data per sicura, e invece ci fu un'imboscata e catturarono due uomini, il Fornaio e Gordon, Gordon era un mio caposquadra, furono portati a Siena, c'era il manifesto che diceva che chi si arruolava sarebbe stato graziato loro ci rientrarono e si arruolarono ma alla prima libera uscita scapparono, al Fornaio non gli fecero niente e invece Gordon lo fucilarono, dissero che aveva parlato troppo quand'era prigioniero, insomma a me questa cosa mi dette parecchio fastidio, poi volevano liberare Siena da fuori ma si immagina? Se il movimento nasce da dentro va bene ma da fuori, era impossibile! Ritornando a Bargagna l'ultima volta che l'ho visto doveva fare alcuni comizi per sostentamento!
TK- Io so che è; stato allontanato dal partito ma non so il perché;, dicono che nel dopoguerra non avesse voluto obbedire agli ordini del partito, insomma si sarebbe rifiutato di riconoscere i certificati a tutti quelli che sostenevano di essere stati partigiani...
GR- No, non fu per quello, fu perché; lui e Stoppa non obbedirono al partito, il partito voleva fare un grosso gruppo sull'Amiata, duemila uomini, volevano tentare come nella Maiella.
TK- Per lei era sbagliata questa strategia?
GR- Per me era sbagliata in tutti i modi, io penso sempre che per duemila uomini ci vogliono duemila Kg di pane al giorno, e poi ci sono troppe cose... prima non era mica come ora che ci si attacca al telefono e si dice mandami dieci uomini qui, venti là;, prima i collegamenti non c'erano era difficile rimanere collegati, e poi non si può; difendere un presidio, io questo l' ho sempre detto.
TK- Ma l'Amiata è; una zona ampia!
GR- Mica tanto, sa, per duemila uomini, mica tanto! Comunque Bargagna e Stoppa non ci stettero.
TK- Si parla sempre delle squadre anche la relazione della Brigata ne parla come se fosse stata una Brigata veramente ben organizzata...
GR- Son tutte storie, non è; vero, io per esempio ce l'avevo un distaccamento, ma nella relazione non c'è; mica, i miei uomini sono stati scritti in altre squadre, ma non era vero niente, sa come succedeva quando Franco partiva si diceva: sempre lui! E allora Bargagna mi diceva: prendine un po', e infatti al ponte di Ritorto ne avevo presi dieci di Volterra e venti s'era noi, più; tre barroccini. Il Tamburini è; morto perché; non aveva obbedito agli ordini, io glielo dicevo mitragliatrice addosso, invece la volle legare sul mulo col fil di ferro, quando ci spararono i razzi illuminanti quei due erano nella strada a sfare il fil di ferro...
TK- Insomma quando successe questo fatto?
GR- Gliel' ho detto prima ci fu quest'azione, poi l'occupazione di Montieri e di qualche altro paese, poi io andai a Anqua col ferito, quello delle cosce e de..
TK- Sì;, me lo ricordo, quello di Volterra.
GR- Sì;, a Anqua mi dissero che dovevo andare a San Gimignano con degli altri a liberare il carcere, io lì; non ci sarei mica andato, ero stanco, dopo tutte quelle azioni, insomma mi toccò; andare, quanti giorni saranno passati, io penso quattro o cinque e dopo qualche altro giorno ci fu l'azione della Madonna al Sasso, in tutto saranno stati una quindicina di giorni.
TK- Lei ha mantenuto dei rapporti con i suoi compagni di lotta?
GR- Con uno, l'ho rivisto negli anni sessanta dopo che ero rientrato dal Belgio, perché; io nel dopoguerra andai in Belgio a fare il minatore, sono tornato alla fine degli anni '60, ho avuto dei problemi di salute, son tornato con la pensione e poi sono sempre restato a Monticiano anche se ho viaggiato tanto, in America quando c'era mia figlia a fare il Master.... insomma da allora non ho più; visto né; incontrato nessuno. 

Aggiornato al:
06.02.2020
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