Costituzione, Statuto, la cittadinanza come diritto

Quest'anno celebriamo la decima edizione del meeting sui diritti umani.
In questo tempo molte cose sono accadute, ma costante è stato il nostro impegno a costruire insieme a voi una nuova cultura dei diritti, che avesse la misura del mondo. I diritti o sono di tutti o inevitabilmente diventano privilegio di pochi. E noi vogliamo che i diritti umani siano rispettati in tutti i paesi e continenti.
Mantenere viva l'attenzione sui grandi temi e valori con cui l'umanità deve quotidianamente misurarsi: la dignità dell'uomo, la difesa dell'ambiente, il futuro dei giovani, l'emancipazione dei paesi poveri, la tutela e l'espansione dei diritti, le libertà dei singoli, il rinnovamento della politica e l'impegno per la pace. Sono questi gli obiettivi del 'Meeting sui diritti umani' promosso dalla Regione Toscana.
Il 10 Dicembre 1948 l'Assemblea delle Nazioni Unite adottò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, esortando a far sì che fosse distribuita, letta e commentata soprattutto nelle scuole e nelle istituzioni educative.
Il preambolo afferma sinteticamente che 'il riconoscimento della dignità di tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali e inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo' e sostiene che la più alta aspirazione dell'uomo è 'la libertà di parola e di credo e la libertà dal timore e dal bisogno'.
Abbiamo voluto cogliere l'occasione del 60° anniversario della Repubblica e dell'elezione dell'Assemblea Costituente, che – per la prima volta in Italia – vide la partecipazione delle donne al voto, per ripercorrere il filo che lega la nostra Costituzione, il nostro Statuto regionale e si dipana per sollecitare una compiuta cittadinanza come diritto, come appartenenza e come partecipazione.
La Costituzione repubblicana ha introdotto nel nostro ordinamento i fondamentali diritti di libertà ed i diritti sociali, configurando un vero e proprio 'programma' per il futuro del Paese, una sintesi delle aspirazioni delle forze democratiche che, dopo avere contribuito alla sconfitta del nazifascismo, riuscirono a scrivere una carta costituzionale dove ognuno potesse riconoscersi.
La Costituzione è la nostra legge fondamentale, la madre della Repubblica italiana a cui tutte le altre leggi devono conformarsi. Per questo dobbiamo conoscerla. Per questo vi invito a leggerla.
Richiamo la vostra attenzione sul fatto che, soprattutto negli ultimi anni, è stata spesso tralasciata la conoscenza, l'analisi e l'approfondimento della prima parte della Costituzione, quella relativa ai diritti e ai doveri.
Voglio, in proposito, ricordare la riflessione di un grande fiorentino, Piero Calamandrei, membro della Costituente, scrittore civile, giurista e politico di spessore, che ha saputo analizzare il tema centrale dei 'diritti inviolabili', mostrando una capacità non comune di anticipare i temi decisivi della discussione contemporanea.
L'evoluzione storica dei diritti di libertà e l'affacciarsi nelle Costituzioni novecentesche di una nuova categoria di 'diritti sociali' che affiancano le libertà politiche tradizionali, porta Calamandrei a sostenere che 'mentre ai diritti di libertà corrisponde l'obbligo dello Stato di non ostacolare l'esercizio di certe attività individuali, i diritti sociali hanno carattere positivo e ad essi corrisponde l'obbligo di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono l'espansione morale e politica della persona umana'.
In concreto ciò significa sono che 'i diritti sociali sono la premessa indispensabile per assicurare a tutti i cittadini il godimento effettivo delle libertà politiche'.
Alle istituzioni, alla politica ma anche ai cittadini spetta il compito di predisporre i mezzi pratici per evitare vuote enunciazioni di principio e conservare ed innovare il senso del nostro vivere comune, a difesa del valore e delle potenzialità della civilizzazione.
È quello che abbiamo cercato di fare approvando, poco più di un anno fa, il nuovo Statuto regionale della Toscana. Uno Statuto che, rifacendosi alla centralità della persona sancita dalla nostra Costituzione, ha cercato di dare una risposta ai nuovi bisogni, come ad esempio, la promozione dell'estensione del diritto di voto agli immigrati, l'impegno a garantire a disabili e anziani le condizioni di una cittadinanza piena, il rifiuto di ogni forma di xenofobia e di discriminazione legate all'etnia o all'orientamento sessuale.
Oggi, il nostro tempo è scandito da quell'insieme di fenomeni a cui diamo il nome di globalizzazione.
La rapidità degli scambi, i fenomeni migratori massicci, una rivoluzione tecnologica continua che cambia il modo di lavorare e di produrre, la perdita di solidità dell'ancoraggio costituito dallo Stato nazionale, la crisi della politica e della rappresentanza, l'individualismo esasperato, sono solo alcuni aspetti della realtà con cui, oggi, dobbiamo fare i conti senza timidezze.
La globalizzazione ci mette in contatto con realtà geograficamente e culturalmente distanti da noi. Questo ci offre l'opportunità di allargare i nostri orizzonti e le nostre conoscenze, ma allo stesso tempo può spingerci a rifugiarci nella difesa dell'esistente, nel protezionismo e nello sminuire il senso della collettività.
In questa situazione può emergere il desiderio di ricostruire la nostra appartenenza per la via più sbrigativa, quella che individua nell'altro, il diverso da me, un nemico da combattere. Con il risultato di perdere il significato più autentico della cittadinanza quello del sentirsi parte di un tutto.
Il nostro compito è oggi quello di riuscire a valorizzare il ricco patrimonio di conquiste che abbiamo accumulato, ma anche di recuperare il senso di partecipazione alla vita della comunità, di confrontarci con culture e costumi altri da noi con la disponibilità al dialogo e con la consapevolezza delle nostre radici.
Gli strumenti della politica e della rappresentanza necessitano di innovazioni e ripensamenti per assolvere a questo compito.
È un lavoro non da poco, ma, del resto, tutta la storia dei diritti è una vicenda di passi contrastati, sforzi tenaci, intuizioni, impegno.
Il 10 dicembre è una giornata importante per fermarsi a riflettere sul lavoro fatto e sulla strada che ancora resta da fare. Una giornata che vogliamo dedicare ai giovani che devono diventare i protagonisti, di una nuova stagione lungo la strada dei diritti e dei doveri, della dignità e della libertà che abbia al centro l'uomo, le sue esigenze, la sua felicità.
 

Aggiornato al:
02.12.2008
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