Comune di Magliano (Gr)

Località della strage Maiano Lavacchio Data 22 marzo 1944



Elenco delle vittime


Vittime
11 uomini, età compresa tra i 38 e i 19 anni.
Tipologia

2 Stragi /eccidi per il controllo del territorio.
Qualità del massacro:
Massacro di soli uomini.

Descrizione

Nel febbraio del 1944, 11 renitenti alla leva si rifugiano sul Monte Bottigli, in loc. "Capanne", in compagnia anche di un militare austriaco (detto "Gino") che ha disertato.
La zona è densamente popolata da renitenti per la sua conformazione fisica, fatta di "poderi" isolati che, soprattutto in inverno, quando acqua e ghiaccio fanno delle strade sterrate un "motaio", crea notevoli problemi di comunicazione. Gli 11 si riparano in due capanne fatte di legno e "iove" (grandi zolle di terra usate per fare i tetti delle capanne). Il gruppo torna spesso in paese, ma non è legato né con il CLN provinciale né con le bande della zona.
Lucio Raciti, di Acireale, viene incaricato dalla Prefettura (e dal capo della provincia Alceo Ercolani) di raccogliere informazioni sui renitenti di Maiano Lavacchio. Inizia allora una serie di ricognizioni domiciliari nelle varie abitazioni e poderi della zona.
Mario Becucci, una delle vittime, era un antifascista che arriva dagli altri renitenti (già rifugiati sul Monte Bottigli) ai primi di marzo. Continua a tenere contatti con vari poderi della zona, ove i contadini danno puntualmente assistenza, indistintamente, a partigiani e renitenti. La sera del 21 marzo, a casa dei Biagi, Becucci incontra proprio Raciti, che si spaccia per renitente desideroso di darsi alla macchia; il Becucci gli indica allora la sede del loro rifugio.
La spia allora comunica subito le informazioni a Ercolani ed ai militari, riceve dallo stesso capo della provincia di Grosseto l'ordine di effettuare un rastrellamento alla ricerca dei renitenti (spacciati per partigiani), che inizia la notte tra il 21 e il 22 marzo.
Il gruppo che lo compie è composto di ca. 140 uomini, con membri della Gnr, un plotone di polizia, un nucleo dei CC e alcuni soldati tedeschi (non meglio identificati). Vengono perquisiti vari poderi della zona, non mancano violenze contro i residenti.
Alle 5.30 del mattino un gruppo raggiunge le capanne e fa prigionieri gli 11. A questo punto i tedeschi abbandonano l'operazione, mentre i i fascisti continuano le perquisizioni nell'intera zona; al termine, portati gli 11 prigionieri nella scuola di Istia, sgombrata, li sottopongono ad una sorta di processo (che dura una ventina di minuti), e li condannano a morte, fucilandoli innanzi ad una siepe, appena fuori la scuola, alla presenza dei genitori e dei bambini che era venuti lì per seguire le loro lezioni.

Responsabili

Il capo della provincia di Grosseto Ercolani e gli altri dirigenti del PFR della provincia.

Aggiornato al:
04.02.2009
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580987