Comune di Lucca (Lu)

 Località della strage Al Molinaccio data  




 


Località della strage Farneta data 2-10 settembre 1944 





Elenco delle vittime

47 (12 religiosi, 35 civili)

Orbicciano, 3 settembre

Pellicci Pietro, 36
Perna Bruno, 31
Un ignoto

Nocchi, 4 settembre 1994
Allegrini Dusola, 21
Giorgetti Deana, 47

Pioppeti, 4 settembre

(nomi inclusi anche nella scheda su "LuccaPioppeti")
Andreuccetti Martino, 38
Basti Bruno
Basti Michele

Bertolucci Carlo, 16
Bertolucci Giuseppe, 22
Corti Bruno, 35
Cosci Gino, 40
Coturri Alberto, 19
Coturni Adriano Italo, 34
Della Bidia Bruno, 30
Fogli Alberto, 24
Gemignani Ettore, 35
Lippi Luigi, 50
Maffei Giuseppe, 19
Marlia Marino, 30
Matteoli Aduilio, 37
Presenti Bruno, 36
Vannucchi Dante, 38
3 ignoti

Camaiore, 6 settembre

P. Martino Binz, 65
P. Bernardo Montes de Oca,49

Massa, il 10 settembre
In varie località ("La Foce", "Ponte di Forno", "Ponte di Lazzari", "Ponte di Migna", "Alle Capannelle", "Alla Rinchiostra", "Ai Quercioli", "Turano", via Palestro) tra le 9 e le 19
Monaci:

Egger dom Pio Maria, 39
Costa dom Gabriele Maria, 46
Compagnon dom Adriano, 70
Lapuente dom Benedetto, 70 Fratelli laici:
Cantero fra' Raffaele, 47
Clerc fra' Adriano, 74
D'Amico fra' Bruno, 60
Nota fra' Michele, 56
Maritano fra' Giorgio, 62
Rosbach fra' Alberto, 74 Civili:
Giannini Domenico, 63
Lippi Felice, 63
Lippi Francescani Guglielmo, 47
Matteoli Vasco, 30
Moraglia Maurizio, 46
Moraglia Vittorio, 16
Morgantini Felice, 57
Pasquini Pietro, 35
Presenti Casimirro, 29

Descrizione

I Padri certosini del convento di Farneta, piccolo paese della periferia di Lucca, diventano nell'estate del 1944 punto di riferimento per gli appartenenti alla comunità locale, per sfollati, ebrei, ex-fascisti, tutti ospitati entro le mura della Certosa per evitare la violenza nazista e la deportazione.
Il clima si fa più teso a partire dal mese di agosto, quando la "guerra contro i civili" colpisce anche la Piana di Lucca: la violenza tedesca cresce con la fine del mese, man mano che l'esercito alleato avanza da Sud, e si palesa la necessità di lasciare la Lucchesia per ritirarsi lungo la Linea Gotica.
Nella notte del 2 settembre 1944, alla vigilia della Liberazione di Lucca, un gruppo di SS entra nel convento e rastrella le ca. 100 persone, tra religiosi e civili, ivi residenti. Concentrate tutte le persone (monaci inclusi) in una stanza, la mattina successiva i tedeschi le fanno incamminare lungo la strada che conduce in Versilia.
Le vittime sono rinchiuse sino al 6 settembre in un capannone nei pressi di Nocchi di Camaiore. Nel frattempo, in tutta la zona si intensificano le azioni di rastrellamento e di sfollamento forzato, ed anche la pressione sulle diverse formazioni partigiane che cercano di rallentare e ostacolare le operazioni di ritirata dalla Lucchesia in direzione della Versilia. Molte altre decine di civili vengono rinchiusi nel capannone di Nocchi.
Già il pomeriggio del 3 settembre sono tre gli ostaggi che vengono prelevati e uccisi nella vicina Orbicciano. Il giorno successivo è la volta di altre 31 persone, caricate su dei camion, portate a Pioppeti e qui fucilate e poi legate agli alberi con del filo spinato, secondo un rituale che ritroviamo anche a Bardine S. Terenzo e in altre stragi compiute dalle SS di Simon in Emilia.
Coloro che son rimasti a Nocchi, il 6 settembre vengono condotti verso Massa e Carrara, in due distinti contingenti. Gli appartenenti al secondo gruppo passarono prima da Camaiore, e qui sono incolonnati insieme ad altri rastrellati provenienti dalla piana di Lucca e condotti a Massa. Due dei monaci più anziani, lo svizzero Martino Binz e l'ex-vescovo venezuelano Montes de Oca, chiedono di non proseguire a piedi non essendo in grado di affrontare il viaggio verso Massa a piedi: vengono uccisi tra Camaiore e il Montemagno.
Giunti a Massa, i rastrellati della Certosa sono nuovamente divisi: gli abili al lavoro vengono inviati al campo di Fossoli e, di qui, alcuni saranno poi deportati in Germania.
I più anziani e ed i più qualificati agli occhi dei tedeschi (cioè coloro che ricoprivano le cariche principali all'interno della comunità monastica; ed altri ricercati politici, tra i quali l'ex-questore di Livorno Moraglia e il direttore dell'Ospedale Psichiatrico di Maggiano di Lucca, Lippi Francesconi) vengono prelevati nel corso della giornata del 10 settembre dal carcere di Malaspina di Massa, ed uccisi a piccoli gruppi.
Responsabili
Per il rastrellamento è responsabile molto probabilmente la 16a Divisione di Simon, anche se non ci sono informazioni precise sull'esatto reparto di appartenenza.
Anche per le uccisioni del 10 settembre la responsabilità ricade probabilmente sul medesimo reparto.

Bibliografia

2. Battaglia Roberto, Storia della Resistenza, Einaudi, Torino 1953, 624 pp.
48. Comitato regionale toscano per il 30° della Resistenza e della Liberazione (a cura di), 30° della Resistenza e della Liberazione. Firenze 21-22 settembre 1974, Tipografia Nazionale, Firenze 1975, 97 pp.
68. Tramontin Silvio
(a cura di), La Resistenza dei cattolici sulla Linea Gotica. Atti del convegno (Sestino, 24-25 novembre 1979), Edizioni Cooperativa Culturale "Giorgio La Pira", Sansepolcro 1983, 292 pp.
70. Vanni Renzo
, La Resistenza dalla Maremma alle Apuane, Giardini, Pisa 1972, 305 pp.
268. Comitato di vigilanza della Biblioteca comunale "Renato Fucini" di Empoli
, Resistenza e nuove generazioni, 25 aprile 1962. xvii anniversario della Liberazione, Poligrafico Toscano, Empoli 1962, 74 pp.
439. Baroni don Francesco,
La guerra in Lucchesia, Tipografia Artigianelli, Lucca 1951, 304 pp.
445. Comitato provinciale patrioti lucchesi aderenti alla fivl (a cura di), Profili di patrioti della provincia di Lucca, Industria Grafica Lorenzetti & Nottoli, Lucca 1963, 87 pp.
447. La Resistenza in Lucchesia:
racconti e cronache della lotta antifascista e partigiana, La Nuova Italia, Firenze 1965, 225 pp.
448. Angelini Armando,
E le cicale continueranno a cantare, Olimpia, Firenze 1965, 269 pp.
450. Ghirlanda Giovanni, Gott ist mit uns. Dio è con noi, Tipografia Benedetti, Camaiore 1968, 119 pp.
458. Astorre, La Certosa dello Spirito Santo. La sanguinosa tragedia della Certosa di Lucca
(8 settembre 1944) vissuta e narrata da un testimone e superstite, Azienda Tipolitografica Artigiana di Pitigliano, Pitigliano 1975,119 pp.
462. Guccione Liborio, Il Gruppo Valanga e la Resistenza in Garfagnana: storia e documenti, Pacini Fazzi, Lucca 1978, 319 pp.
468. 40° anniversario della Liberazione
Lucca 4-5 settembre 1944/4-5 settembre 1984. Numero speciale, "Lucca. Notiziario comunale", 1984.
470. Ghilardi Francesco
, All'ombra del cerro grosso. Vita, morti e... miracoli della vicinanza di Lappato dal 1644 ai nostri giorni con documenti inediti sulla Resistenza, Grafica artigiana, Lucca 1984, 655 pp.
485. Lenzi Lenzo
(a cura di), Il disastro della Certosa di Farneta. I fatti narrati in un documento contemporaneo, Maria Pacini Fazzi Editrice, Lucca 1994, 509 pp.
497. Andreini Alfredo,
La verità rende liberi. Lettera contestativa all'Autore del libro "La tragedia della Certosa di Farneta", S. Marco Litotipo-Editore, Lucca 1998, 130 pp.
503. Provincia di Lucca, Itinerari della memoria
. Anno scolastico 1999-2000. Testimonianze orali raccolte dagli alunni, s.e., s.l. 2000, pp. n.n.


Località della strage Lucca data 12 agosto 1944 



Descrizione

La mattina del 12 agosto, intorno alle 7, quattro squadre di SS circondano l'abitato provenendo da direzioni diverse. Sono circa 200 tedeschi, probabilmente appartenenti a reparti diversi, armati di mitragliatrici e lanciafiamme e guidati da italiani del luogo. Le prime tre colonne giungono al paese passando dalle tre foci (foce di Montornato, foce di Compito, foce di Farnocchia) che sovrastano la conca in cui sono inserite le diverse borgate che compongono Sant'Anna; la quarta si posiziona sotto, verso il piano in direzione di Valdicastello, a bloccare l'unica via di fuga rimasta.
L'azione ha la fisionomia di un rastrellamento antibande, un preciso movimento a tenaglia per impedire a chiunque di scappare, eppure a quella data i partigiani appartenenti alla X Bis Brigata Garibaldi Gino Lombardi - che a partire dalla metà di luglio avevano fissato le loro basi nelle vicinanze del paese - si sono già definitivamente ritirati in direzione di Camaiore proprio a causa dei continui scontri con le forze nemiche.
Un altro elemento di spiegazione della strage, se pur non confermato da alcuna prova documentaria, è fornito dalle testimonianze di alcuni dei sopravvissuti: secondo i quali a quella data il paese aveva già ricevuto l'ordine di sfollamento totale della popolazione in direzione di Parma da parte dei comandi tedeschi della zona, come accade ad altri paesi limitrofi.
La strage sembra comunque localizzata in modo accurato, tant'è vero che nessuno viene ucciso al di là delle Foci; la popolazione delle frazioni più lontane viene infatti scortata in direzione del paese e, solo dopo essersi scambiati segnali con dei razzi luminosi rossi per segnalare la propria posizione, le tre squadre tedesche danno il via simultaneamente al massacro della gente di Sant'Anna.
Ai primi segnali dell'avvicinarsi dei soldati, la popolazione maschile in età di leva, si rifugia nei boschi convinta che si tratti di un rastrellamento per reclutare forzatamente manodopera per i lavori di fortificazione della vicina Linea Gotica: sono quindi donne, bambini e anziani le principali vittime della strage. I militari, nella maggior parte delle borgate del paese, adottano lo stesso procedimento per sterminare la popolazione: affollano gli abitanti nelle stalle o nelle case, a gruppi di 20- 50 persone, quindi lanciano bombe a mano dalle finestre e sparano sulla folla con un mitragliatore posizionata sulla porta, infine danno fuoco agli edifici per evitare di lasciare sopravvissuti e dunque scomodi testimoni oculari. Giunti nella piazza della chiesa invece, radunano circa 150 persone e le uccidono sparando con mitragliatori rivolti verso la facciata della chiesa; i corpi agonizzanti vengono accatastati l'uno sull'altro insieme alle paratie della chiesa per costruire un'enorme pira a cui danno fuoco. La gran parte dei cadaveri rimane carbonizzata e irriconoscibile, rendendo quindi difficile il conteggio delle vittime che erano per la maggior parte residenti a Sant'Anna, ma anche intere famiglie sfollate da altre località.
L'azione tedesca si conclude nell'arco della mattina con un grande rastrellamento di uomini compiuto a Valdicastello..
Responsabili

Tedeschi
Fino alla metà degli anni'90, nonostante l'assoluzione nel processo celebrato a Bologna nel 1951, la responsabilità della strage era comunemente attribuita al maggiore delle SS Walter Reder, conosciuto come il boia di Marzabotto . Indagini successive a livello storico e giudiziario hanno invece dimostrato la partecipazione sicuramente della V ª e VII ª compagnia, ma è ipotizzabile dell'intero II° Battaglione, della XVIª Divisione SS.
Italiani
La presenza attiva di italiani è confermata da diverse testimonianze e dalle indagini sulla responsabilità italiana nel massacro condotte dal commissario di polizia di Viareggio Mario Cecioni nel 1950 ; tutti gli indagati però si difendono negli interrogatori dichiarando di essere stati costretti ad assecondare i tedeschi, come portamunizioni o come guide, al fine di avere salva la vita. Non esistono prove che all'istruttoria abbia fatto seguito un procedimento giudiziario. Nonostante il fatto che, almeno nel caso di Aleramo Garibaldi, vi siano elementi indiziari a sostegno dell'ipotesi di una collaborazione attiva alla strage (la denuncia di Maria Luisa Ghelardini al CLN di Pietrasanta ed un lasciapassare concesso dal comando tedesco per poter lasciare la zona di Sant'Anna dopo la strage).

 

Bibliografia

46. Comitato femminile antifascista per il 30° della Resistenza e della Liberazione in Toscana, Donne e Resistenza in Toscana, Tip. Giuntina, Firenze 1978, vi+323 pp.
48. Comitato regionale toscano per il 30° della Resistenza e della Liberazione (a cura di), 30° della Resistenza e della Liberazione. Firenze 21-22 settembre 1974, Tipografia Nazionale, Firenze 1975, 97 pp.
70. Vanni Renzo
, La Resistenza dalla Maremma alle Apuane, Giardini, Pisa 1972, 305 pp.
445. Comitato provinciale patrioti lucchesi aderenti alla fivl
(a cura di), Profili di patrioti della provincia di Lucca, Industria Grafica Lorenzetti & Nottoli, Lucca 1963, 87 pp.
446. "Lucca. Rassegna del Comune", a. viii, n. 2, giugno-settembre 1964, 70 pp.
447. La Resistenza in Lucchesia:
racconti e cronache della lotta antifascista e partigiana, La Nuova Italia, Firenze 1965, 225 pp.
470. Ghilardi Francesco
, All'ombra del cerro grosso. Vita, morti e... miracoli della vicinanza di Lappato dal 1644 ai nostri giorni con documenti inediti sulla Resistenza, Grafica artigiana, Lucca 1984, 655 pp.
473. Mancini Augusto, Memorie del carcere. Quei mesi della Resistenza e della liberazione a Lucca, Le Monnier, Grassina 1986, 140 pp.
508. Pardini Giuseppe
, La Repubblica Sociale Italiana e la guerra in provincia di Lucca (1940-1945), Edizioni S. Marco Litotipo, Lucca 2001, 438 pp.


Località della strage Lucca data 23 agosto 1944 



Elenco delle vittime

5 uomini (tutti adulti)
Corte Tenente,
ore 8.30

Vannucci Cherubino, 34
Vannucci Alberto, 41 Nozzano, ore 12,45
Vannucci Pompilio, 37
Vannucci Aurelio, 31
Vannucci Pietro, 48


Descrizione

Nell'estate del 1944 (il 10 luglio), in paese, viene creato un ricovero per iniziativa del dr. Pilade Osvaldo Nardi, del maggiore Raffaello Fambrini e del parroco don Pio Serafini; dal diario di don Serafini emerge il ruolo del parroco, coagulo della comunità locale, partecipe delle sue tribolazioni, e molto attivo, perfettamente cosciente del "ruolo speciale", di supplenza anche civile, che si deve giocare nell'estate del 1944 (si reca più volte al comando tedesco, è lui che ha cura di richiedere il lasciapassare necessario per svolgere il lavoro nei campi anche nelle ore diurne). E' lo stesso sacerdote che, in collaborazione col dr. Nardi, crea anche un piccolo CLN che funge da collegamento tra la zona dell'Oltreserchio ed il CLN di Lucca.
La sera del 17 agosto si presenta per la prima volta il sergente delle SS Papuska per requisire la campanella della canonica; parla con dr. Nardi e con sacerdote, chiede di essere invitato a cena (cosa che avviene il 20).
E' lui che la mattina del 23 si reca in corte "Tenente", in compagnia di un soldato interprete, e uccide Alberto Vannucci e suo cugino Cherubino (ospite perché allettato, avendo subito da poco l'asportazione di due costole), costringendo la madre di Alberto a seppellirli: questa, mentre scava la fossa, vede il figlio Alberto che ancora si muove; ma se ne accorge anche l'ufficiale tedesco che lo fredda immediatamente con due colpi di pistola alla testa.
Poco dopo, prende i due fratelli di Alberto (Pompilio e Angelico) insieme a Pietro Vannucci, residente nella limitrofa corte "al Morello", e li porta presso Nozzano, ove vengono uccisi.
All'ora di pranzo, sono le madri e le vedove che si recano presso il comando di Nozzano a richiedere i corpi dei 3 uccisi, e tornano a S. Maria a Colle portandoli su due carretti
Responsabili
Le indagini su questo episodio sono ancora in corso presso la Procura del Tribunale militare di La Spezia. Il sergente è appartenente alla 16a divisione SS di Max Simon, in quei giorni acquartierata presso Nozzano.



Località della strage Lucca data 8 settembre 1944, ore 19 



Elenco delle vittime

4 uomini (1 adulto e 3 anziani)

Ghivizzani Amedeo, 40
Pini Narciso, 65
Poli Antonio, 74
Viani Ulisse, 63

Descrizione

In frazione S. Martino In Freddana, un gruppo di guastatori nazisti sono impegnati in una serie di distruzioni per proteggere la ritirata. Lucca è stata infatti liberata il 5 settembre, e le truppe alleate stanno avanzando lungo la strada che conduce in Versilia: S. Martino si trova infatti lungo la strada statale che collega Lucca a Camaiore ed alla media Versilia.
Nel tardo pomeriggio la campana della Chiesa suona per annunciare ai pochi fedeli rimasti l'inizio della funzione serale: siamo infatti nella giornata dell'8 settembre, festa della Madonna.
Negli stessi momenti, i partigiani (nella zona, nei mesi precedenti, erano stati attivi gli uomini della "XI zona" guidati da "Pippo", Manrico Ducceschi) intervengono con il fuoco delle mitragliatrici per salvare dalla distruzione un ponte.
I nazisti, ritenendo che il suono della campana fosse un segnale convenuto con i partigiani, invadono la Chiesa, rastrellano quattro infelici e li fucilano sul posto, malgrado l'intervento del Parroco che non viene ascoltato. Una delle vittime, Antonio Poli, è proprio il padre del sacerdote della frazione.
Note sui responsabili:
Nessuna informazione disponibile.

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Aggiornato al:
12.02.2009
Article ID:
581372