Villa Gamberaia

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Comune: Firenze
Località: Settignano
Via: del Rosellino, 72

 

La villa appartenuta alle Monache benedettine di San Martino fin dal XIV secolo, passò, nel XV secolo ad Antonio e Bernardo Rossellino e successivamente, nel 1610, a Zanobi di Andrea Lapi. Nel 1718 venne acquistata dai Capponi. Sono i Capponi che definiscono la villa nelle sue forme attuali, come appare nelle incisioni del XVIII secolo. In questo periodo compare: il giardino tergale, concepito come un cortile decorato a motivi rustici e posto ad un livello superiore rispetto all'edificio, l'aranceta, dove sono custoditi vasi d'agrumi, la lecceta, statue in pietra raffiguranti animali. Nel corso dell'Ottocento numerosi furono i proprietari che si susseguirono, molti dei quali appartenenti alla ricca nobiltà europea. Fra questi la principessa Kashko, moglie d'Eugenio Ghyka, che acquista la proprietà nel 1896 tenendola fino al 1925. Durante la seconda guerra mondiale, la villa e il giardino subirono danni ingenti, tanto che quest'ultimo non era più riconoscibile. Nel 1954, sulla base di vecchi documenti, il proprietario Marcello Marchi iniziò un lungo restauro durato sei anni, che riportò la villa al suo antico splendore. La parte più interessante del giardino è posta nel lato sud dell'edificio. Qui si apre un meraviglioso parterre, costruito per volere della principessa Ghyka, alla cui realizzazione vi lavorarono due giardinieri locali, Martino Porcinai (padre del più famoso Pietro) e Luigi Messeri. Questi divisero il piano in quattro aiuole rettangolari d'acqua, dall'andamento molto allungato, sottolineato da siepi di bosso (spesso doppie) che terminano in un emiciclo-belvedere segnato da cipressi sagomati ad arco con un effetto scenografico simile ad un settecentesco teatro di verzura, che consente squarci prospettici di gran suggestione sulla campagna fiorentina. Parallelo alla villa e al parterre è posizionato un lungo prato (largo dieci metri e lungo trecento), fiancheggiato da un alto muro ornato da statue, interrotto in un punto per poter consentire l'accesso ad un piccolo giardino, composto da un prato decorato ai lati da vasi di ortensie e terminante in una grotta, costituita da mosaici di ciottoli, statuette in arenaria e terracotta. Attraverso due doppie scale, poste ai lati e abbellite da una ricca balaustra a colonnette raffiguranti frutti, si accede da un lato ad un boschetto di lecci sopraelevato e dall'altro ad un aranceto. Oltrepassato questo si arriva ad un altro boschetto di lecci, che si ricollega al lungo prato; da qui si giunge ad un giardino dalla forma ovale che termina con una grotta contenente una vasca con la statua di Nettuno.

 

The villa, which belonged to the Benedictine monks of San Martino from the 1300s, became the property of Antonio and Bernardo Rossellino in the 15th century and in 1610 of Zanobi di Andrea Lapi. In 1718 it was bought by the Capponi family, who redesigned the villa in the form it still retains, as can be seen on various 18th-century engravings. It was in this period that the giardino tergale was created, a courtyard-like rear garden decorated with rustic motifs and positioned at a slightly higher level than the building, as were the orangery, with its large potted citrus trees, the holm-oak wood and the stone statues of animals. The property passed into the hands of many different owners during the 19th century, many of whom were members of Europe's wealthy nobility. They included princess Kashko, wife of Eugenio Ghyka, who owned the property from 1896 to 1925. Regrettably, the villa and garden were damaged beyond recognition during World War II. In 1954, the then owner Marcello Marchi began a long restoration project based on careful studies of old documents, and six years later the villa had been once again restored to its former glory. The most interesting part of the garden is on the south side of the building. The beautiful parterre here was laid out at the request of princess Ghyka, by two local gardeners: Martino Porcinai (father of the famous Pietro) and Luigi Messeri. They divided the area into four elongated rectangular pools of water, highlighted by box hedges (in some cases laid out in twin rows) and ending in a hemi-cyclical belvedere with arch-shaped cypress trees, creating an effect similar to that of an 18th-century outdoor theatre, as well as affording superb perspective views over the surrounding Florentine countryside. Parallel to the villa and parterre is a long lawn (300 metres long and 10 metres across), flanked by a high wall adorned with statues and interrupted at one point along its length by a gate leading into a smaller garden with a lawn bordered by hydrangeas. At the end of this garden is a grotto with pebble mosaics and small sandstone and terracotta statues. Two double flights of steps at the sides embellished with an ornate balustrade decorated with fruit motifs lead up on one side to a holm-oak wood and on the other to an orange grove. Beyond, lies an other holm-oak wood that connects to the long lawn; this in turn leads to an oval garden ending at a grotto containing a pool with a statue of Neptune.

Aggiornato al:
27.05.2016
Article ID:
11585501
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