Rapporto congiunturale 2019 sul mercato degli appalti in Toscana

Nel 2018, a due anni dalla riforma del Codice appalti, crescita del valore delle procedure avviate nella regione

L’attività amministrativa delle stazioni appaltanti della Toscana e il relativo valore totale delle procedure avviate nella regione hanno recuperato già nel 2017 i livelli precedenti la riforma degli appalti operata dal Codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 18 aprile 2016 n. 50) e nel 2018 sono ulteriormente cresciuti. In Toscana si riscontra un livello del ricorso a soluzioni centralizzate più alto della media nazionale per tutte le tipologie di contratto pubblico (lavori pubblici, servizi, forniture). Le imprese della regione trattengono una quota di mercato regionale mediamente alta e l’incremento del livello di centralizzazione non ha finora determinato un effettivo peggioramento della loro competitività. A dirlo è il rapporto congiunturale 2019 Il mercato degli appalti toscano: segnali di ripresa e gli effetti della cenralizzazione", curato da Irpet in collaborazione con l’Osservatorio regionale Contratti pubblici della Regione Toscana, che presenta l’andamento dei principali aggregati del mercato del public procurement della Toscana aggiornati all’ultimo anno disponibile.

Nel rapporto 2019, oltre che all’esame dei segnali di ripresa del mercato, attenzione particolare è dedicata alla dimensione e agli effetti del processo di centralizzazione della committenza e di aggregazione della domanda. Queste, in breve, le conclusioni a cui è giunta la ricerca:

A tre anni dalla riforma del Codice dei Contratti, il mercato dei lavori pubblici nazionale sembra mostrare i primi segnali di ripresa in termini di volume delle procedure avviate. Tale ripresa tuttavia, così come il rallentamento della domanda verificatosi nel 2016 e nel 2017, ha intensità anche molto diverse tra aree del paese e tipologia di stazione appaltante. In particolare, è prevalentemente legata all’avvio di grandi opere nel Sud e nel Nord Italia, da parte di grandi imprese a partecipazione pubblica e concessionari. Abbiamo mostrato come la Toscana si collochi, in questo quadro, tra le regioni che hanno meglio assorbito lo shock della riforma del codice del 2016. In Toscana infatti l’attività amministrativa delle stazioni appaltanti e il valore totale delle procedure avviate hanno recuperato i livelli pre-riforma già nel 2017 e sono ulteriormente cresciuti nel 2018.

Secondo il rapporto l’intensificazione del processo di centralizzazione della committenza impressa dai recenti interventi normativi, ha trovato riscontro in tutte le aree del Paese ma in particolare in Toscana, che registra un livello del ricorso a soluzioni centralizzate più alto della media nazionale per tutte le tipologie di contratto (lavori pubblici, servizi, forniture).Questo processo è stato determinato in larga parte dall’attività delle centrali di committenza regionali, ESTAR in particolar modo, ma anche dei soggetti aggregatori regionali e delle centrali uniche di committenza inter-comunali.


Il crescente ricorso a forme di approvvigionamento centralizzate sembra aver comportato, sia in Italia che in Toscana, un effetto di risparmio misurato dall’aumento dei ribassi di aggiudicazione. L’analisi, almeno per quanto riguarda la Toscana, non ha riscontrato invece particolari effetti negativi esercitati dal processo di centralizzazione sul fronte delle imprese: nei mercati di lavori pubblici e servizi, caratterizzati da una relativamente bassa standardizzazione delle prestazioni, le imprese toscane trattengono una quota di mercato regionale mediamente alta e l’incremento del livello di centralizzazione non ha finora determinato un effettivo peggioramento della loro competitività.

 

Anna Luisa Freschi

Aggiornato al:
29.05.2020
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23464847