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Cinara cupressi: un afide che minaccia i Cipressi

Cinara cupressi: un afide che minaccia i Cipressi

13-04-2015 Alessandro Guidotti - Servizio Fitosanitario Regionale

 

 


Nella primavera 2015 sono stati nuovamente osservati su cipressi ornamentali e in filari e boschetti situati in varie località della Toscana danni, localmente anche gravi, causati dagli attacchi dell'afide Cinara cupressi (Buckton).

I cipressi attaccati dalla Cinara mostrano le chiome arrossate in maniera più o meno estesa, fino a situazioni di particolare gravità in cui l'intera pianta appare completamente danneggiata.

Nella gran parte dei casi i cipressi presentano arrossamenti a chiazze e porzioni più o meno ampie di chioma ancora indenne di colore verde.

Il rapido arrossamento a chiazze delle chiome in primavera ed il permanere di parti verdi permettono nella maggior parte dei casi di distinguere i danni dell'afide da quelli del cancro del cipresso (che in genere determina disseccamenti che iniziano dalla cima della pianta) e del fleosino (piccolo coleottero che scava gallerie sotto le cortecce di fusti e rami determinando la rapida morte in primavera-estate dei cipressi infestati).

Va tenuto presente che l'afide può determinare anche infestazioni autunnali, per ora rilevate solo in vivai, i cui effetti risultano visibili già a fine gennaio-inizio febbraio dell'anno successivo.

I disseccamenti causati dalla Cinara sono spesso "reversibili", in quanto in particolare i cipressi comuni sono in grado di ricacciare da gemme avventizie. Pertanto è bene evitare di programmare immediati abbattimenti delle piante danneggiate e seguirne l'evoluzione per verificarne le reali capacità di ripresa.

Si ricorda in via generale che le dannose conseguenze degli attacchi della cinara sui cipressi possono essere contenuti solo con tempestivi interventi da effettuarsi nel mese di marzo massimo primi di aprile, prima che si evidenzino i danni, utilizzando aficidi specifici o anche soltanto getti di acqua ad alta pressione addizionata di sapone indirizzati all'interno delle chiome. Quest'ultima eventualità si prospetta di notevole interesse per la protezione delle siepi.
 


Ultima modifica: 09/06/2017 10:53:54 - Id: 12493066
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