Il senso della Consulta per il dialogo interreligioso e la pace tra le culture

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In questi anni anche la società toscana è stata attraversata da tensioni religiose non piccole.
La crescita significativa della comunità musulmana e di altre confessioni religiose ha posto a ciascuno non solo un dovere di accoglienza ma anche ha domandato una nuova riflessione in ordine al riconoscimento concreto della libertà religiosa di ogni cittadino presente in Toscana.
Abbiamo assistito ad episodi di antisemitismo, che consideriamo estremamente pericolosi e che evocano culture mai definitivamente sconfitte, legate al razzismo e che negano l'ebraismo e la sua storia.
Noi oggi nella nostra regione abbiamo il compito e l'impegno della realizzazione della piena libertà religiosa per tutti nei luoghi di pena, negli ospedali, nel territorio.
È cresciuto un clima di dialogo profondo della società toscana e delle sue istituzioni con le chiese cristiane, in particolare con la chiesa cattolica, per le sue dimensioni, per il suo radicamento nel territorio, per la sua storia e per i contenuti del messaggio evangelico, incarnato in figure significative della nostra regione, che sono diventate punti di riferimento del nostro paese.
La Regione Toscana crede in modo convinto al dialogo, non solo come strumento di confronto con le istituzioni religiose, ma come occasione di crescita civile e morale di tutta la società toscana.
Le religioni nella loro diversità, ma anche nella loro passione comune per la persona, esprimono una ricchezza di cui tutti, credenti e non credenti, hanno bisogno. È nel dialogo che cresce l'identità di ciascuno, è nel dialogo l'identità di ciascuno contribuisce alla fecondità della vita comune.
La consulta per il dialogo interreligioso e per la pace tra le culture vuole essere uno strumento agile per far crescere e dare voce al contributo di ogni chiesa e confessione religiosa al comune sentire e vivere dei cittadini toscani.,senza imposizioni,senza catture,senza privilegi,nel pieno rispetto da parte di tutti dei principi e dei valori della nostra costituzione e delle nostre leggi.
In questo modo sarà possibile lavorare insieme contro l'intolleranza, contro il razzismo, contro ogni tentativo di fondamentalismo e di arroganza religiosa, contro il tentativo di usare la religione per giustificare la violenza, contro ogni azione che neghi il primario diritto alla libertà religiosa di ciascuno.
Compito della consulta sarà quello di consigliare, nel pieno rispetto della autonomia di ciascuno l'istituzione pubblica ad una politica, che favorisca l'incontro e la pace delle culture, piuttosto che lo scontro e l'inimicizia. Non solo si lavorerà ad una conoscenza attenta e rigorosa di ciascuna tradizione religiosa, ma si creeranno occasioni per un lavoro comune dei credenti ai grandi temi che toccano il vivere civile del nostro territorio (i temi dei diritti, la nonviolenza, la pace e la giustizia, la vita e i viventi, il perdono e la riconciliazione etc).
Allora la consulta sarà la sede di un dialogo sui valori, che è una delle ricchezze culturali della nostra regione, non avendo paura delle diversità, ma essendo capaci di costruire insieme fecondi punti di incontro.
Sarà al tempo stesso uno strumento assolutamente utile anche per il ruolo internazionale della Toscana,che opera con grande impegno nel medio oriente, là dove nascono dal ceppo di Abramo le tre grandi religioni monoteiste.
Come è esplicitamente detto nella bozza costitutiva della consulta, ciascuna confessione religiosa indica i suoi rappresentanti in modo libero, attraverso le proprie strutture di rappresentanza e di governo.
La dichiarazione per la pace tra le culture che oggi presentiamo rappresenta un contributo assolutamente straordinario nel clima culturale e politico del nostro Paese.
Questo testo mostra la possibilità di dire parole forti e coraggiose per la pace e una nuova convivenza nel nostro Paese e nel mondo.
Le confessioni religiose presenti in Toscana, nel dialogo con le istituzioni, diventano in questo modo, punto di riferimento per tutto il Paese e mostrano che l'incontro e non lo scontro delle civiltà è possibile.

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Aggiornato al:
17.12.2012
Article ID:
46126