Aggiornamento in: Cultura Musei

Gabriele Cisetti

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Il fatto che il Trittico di San Giovenale si trovi lontano dai circuiti masacceschi più frequentati dal grande pubblico -Uffizi, Carmine, Santa Maria Novella- se da un lato pone problemi oggettivi di fruibilità, dall’altro rende il piacere della scoperta del piccolo Museo Masaccio (a una trentina di km da Firenze, dietro l’affascinante pieve di Cascia) ancora più intenso.
Mi accompagna, unico ospite, in occasione della preziosa iniziativa di “Amico Museo”, il signor Giorgio, un gentile affabulatore che affianca il parroco Don Ottavio nelle visite guidate.
Il museo-scrigno è nato per contenere la prima opera di Masaccio nel sesto centenario dalla nascita del Maestro di San Giovanni Valdarno.
Sebbene il polittico gli sia stato attribuito solo in anni recenti, è per noi oggi palesemente masaccesco, per la tridimensionalità del gruppo, la forza plastica del bambino “erculeo”, la verità umana dei personaggi, il trono prospettico che “buca la parete”, come ebbe a dire lo storiografo aretino Giorgio Vasari per la Trinità di Santa Maria Novella.
Come logo del museo è stato scelto il particolare del libro letto da San Giovenale, il più importante tra i santi laterali rappresentati.
Di grande fascino, oltre ai bellissimi angeli oranti rappresentati di spalle con le ali variopinte, la Madonna, con lo sguardo assente, e il Bambino, con i grappoli di uva in bocca, che interrogano le nostre coscienze sul Mistero della Passione.
Racconta Don Ottavio, parroco di Cascia, ma originario di San Giovenale, dove il trittico si trovava prima di essere trasferito, che l’opera rischiò di essere trafugata dai tedeschi durante la guerra, ma scampò provvidenzialmente grazie alla cura dei contadini, che la spostarono dalla chiesa in una stanza e la coprirono amorevolmente con del fieno.
Chiosa il signor Giorgio che “la Madonna ha voluto così”, è lei che ha deciso di non sottrarsi allo sguardo dei pellegrini, credenti e non, che ancora oggi possono omaggiarla con una visita.

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18.06.2009