All'Onu ha vinto la vita

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MORATORIA DELLE ESECUZIONI

Con il voto sulla moratoria della pena di morte - della quale l'Italia si è fatta in questi anni promotrice coraggiosa e perseverante - si è aperto un nuovo tempo nella storia del mondo. Si è finalmente concluso il lunghissimo viaggio culturale e giuridico cominciato il 30 novembre del 1786 quando il Granducato di Toscana, per primo, abolì la pena di morte: il diritto alla vita è nelle mani di Dio e nessuno ne può disporre. Tutto è possibile con la vita, tutto è perduto con la morte. All'Assemblea dell'Onu è presente il dolore infinito del mondo: le guerre sempre più lunghe e sempre più incapaci di risolvere i problemi dei popoli, le pandemìe della fame, della sete e delle malattie nel sud del mondo, il ritorno drammatico della tortura.
Non ci si può arrendere a questo. Se vogliamo costruire l'edificio della pace e dei diritti umani nel cuore dei popoli e nelle loro istituzioni, dobbiamo scegliere la vita, con coraggio, ostinazione, determinazione. Se scegliamo la vita, generiamo anche la speranza. Se la vera politica è pensare in grande e guardare lontano, all'Onu è stato compiuto un atto di grande politica: nessuno perde e tutti guadagnano.
 So bene che la moratoria delle esecuzioni capitali non è l'abolizione della pena di morte, ma a noi e a tutti preme la vita delle persone. E alla domanda di Caino: «Sono io il custode di mio fratello?», dobbiamo tutti insieme rispondere che siamo davvero i custodi della vita dei nostri fratelli, uno per uno, innocenti e colpevoli, carnefici e vittime.
Nelson Mandela ci ha consegnato due grandi parole come cardini del futuro del mondo: verità e riconciliazione. Il voto per la moratoria non nega la verità dei fatti e delle responsabilità, ma offre il tempo del pentimento e della riconciliazione a chi è colpevole dei crimini più efferati. L'anno prossimo celebreremo i sessant'anni del martirio del Mahatma Gandhi e della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo: il voto dell'Onu testimonia che questo tempo non è passato invano.
Se quello alla vita è diritto primario e fondamentale di ogni persona, non si può usare in questo caso l'art. 2 della Carta dell'Onu, comma 7, là dove dice: «Nessuna disposizione del presente Statuto autorizza le Nazioni Unite a intervenire in questioni che appartengono essenzialmente alla competenza interna di uno Stato". I governi del mondo, votando la moratoria, hanno dato invece realizzazione concreta al secondo capoverso del preambolo: «Noi popoli delle Nazioni unite (siamo) decisi a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole».
Da questo voto potrebbe nascere un nuovo patto per la vita dei popoli e delle persone, che unisca nord e sud e grandi e piccoli della terra. Se questo accadrà, l'Onu troverà nuova forza per portare la pace e la riconciliazione lì dove non ci sono e combattere l'ingiustizia devastante della siccità, della fame, dell'ignoranza, delle grandi malattie, che amputano la vita all'80% degli abitanti di questo pianeta.
Si legge sulla parete di Isaia davanti al palazzo dell'Onu: «Ed essi trasformeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci, una nazione non alzerà più la spada contro un'altra, e non impareranno più la guerra». L'ammonimento del profeta non riguarda solo le guerre: ogni arma di esecuzione capitale va fermata, ogni patibolo va abbattuto. Lo chiede l'umanità. È il grido dei giovani che vogliono vivere la vita come futuro e come speranza. Impariamo finalmente la pace e non la guerra, la vita e non la morte, la riconciliazione e non il conflitto, il perdono e non la vendetta.

Aggiornato al:
17.12.2012
Article ID:
46027