Violenza di genere, una rete per aiutare tante donne a venire allo scoperto

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Sono tante le azioni di contrasto che, sia a livello nazionale che locale, di anno in anno vengono realizzate per contrastarlo, ma il fenomeno sembra davvero difficile da arginare.

La Toscana rispetto ad altre Regioni ha adottato strumenti spesso all'avanguardia, ne cito uno per tutti, la legge 16 del 2009 sulla cittadinanza di genere. Un grande impegno è stato profuso per creare una rete di sostegno alle donne in difficoltà che va dai Centri antiviolenza, ai Consultori, al Codice Rosa. Ma che vede coinvolti anche altri soggetti: Comuni, Asl, Forze dell'Ordine, Magistratura.

L'ultimo rapporto toscano, il VI, che abbiamo presentato un paio di giorni fa a Lucca, ha messo in evidenza numeri allarmanti: dai femicidi, 63 dal 2006 ad oggi, ai minori, più di 6 mila, che hanno visto con i loro occhi le violenze perpetrate a danno delle proprie madri, dai 3.000 accessi al Codice Rosa in un anno e mezzo ai 4.000 (in 2 anni) ai consultori per motivi di abuso e maltrattamento, fino agli accessi, più di 10 mila, ai Centri antiviolenza, con un aumento dal 2009 ad oggi di quasi il 46%. Tanti dati che testimoniano un disagio ancora troppo elevato ma anche la voglia di tante donne di non voler continuare a subire in silenzio. Un quadro che però mostra soltanto una parte, temo abbastanza piccola, di un sommerso che ancora, nel 2014, fatica ad uscire allo scoperto.

La Regione, proprio per spingere un numero sempre più grande di donne a venire a galla, ha deciso di potenziare una rete già forte, puntando sull'ascolto, l'orientamento, la protezione anche in case rifugio o in altri posti d'accoglienza, sul reinserimento sociale e lavorativo. Nella prossima finanziaria regionale, quella del 2015, abbiamo previsto più risorse, inserendo un apposito articolo. E pochi giorni fa abbiamo provveduto a ripartire sul territorio il contributo proveniente dalle casse statali, quasi 800 mila euro, derivante dalla legge 119 del 2013 sul femminicidio e destinato a finanziare i centri antiviolenza e le case rifugio e rafforzare le attività già operative.

Particolarmente importante è il messaggio da lanciare ai giovani. Ragazzi e ragazze, per primi, devono prendere coscienza, eliminare gli stereotipi di genere, imparare fin da subito a sapersi relazionare in modo corretto con i propri coetanei, e a denunciare, se necessario, situazioni di abuso o comunque poco chiare. Con le scuole stiamo lavorando in maniera importante perchè il fenomeno, oltre che un'emergenza sociale e sanitaria, è soprattutto una questione culturale.

Aggiornato al:
04.12.2014
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12121779