V Meeting sui Diritti Umani 2001

 

 
Celebriamo quest'anno il quinto meeting dei diritti umani.
L'11 dicembre del 2000, volendo affermare i diritti dei senza diritti, abbiamo affrontato principalmente la questione della remissione del debito. Oggi, in un dialogo con le scuole, nell'intento di approfondire il tema della libertà di tutti, non solamente di pochi, ci impegniamo insieme a riflettere sulla schiavitù. Mai più schiavitù: liberi per cambiare il mondo è il titolo del meeting di quest'anno. E' noto che molteplici sono oggi le forme di schiavitù, ben oltre le antiche modalità. C'è lo sfruttamento del lavoro minorile, che in alcuni paesi del mondo arriva a livelli impressionanti. Si potrà conoscere la storia di Mohamed, ragazzo di 11 anni del Cairo, che lavora in conceria 10/12 ore al giorno con rischi gravissimi per la sua salute. C'è la schiavitù da debito individuale, come nelle fornaci del Pakistan e nella Repubblica Dominicana con i "braceros". C'è il dramma del nostro Paese, nel quale le stime concordano nel riconoscere che i bambini che lavorano sono tra i 400.000 e i 500.000. Ci sono i bambini soldato, si parla di circa 300.000. I bambini sono diventati le prime vittime della guerra ma ne sono anche gli schiavi, essendo rastrellati con la violenza nei villaggi e addestrati a combattere e ad uccidere in modo spesso assolutamente spietato. C'è il complesso mondo dello sfruttamento sessuale le cui cifre sono catastrofiche: 50.000 donne provenienti dall'Asia, dall'America Latina, e dall'Europa dell'Est diventano schiave ogni anno negli Stati Uniti. Si stimano tra 250.000 e 500.000 le donne straniere occupate nel mercato del sesso dell'Unione europea, tra 50mila e 70 mila le donne in vendita in Italia. Come si vede, c'è una grande geografia della schiavitù: il nostro meeting e questo progetto didattico, che ne vuol essere uno strumento preparatorio, non intende soltanto offrire una ricognizione del problema ma indicare anche possibili percorsi di risoluzione, a partire dal rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali che intendono combattere la schiavitù e il lavoro minorile. L'appello è innanzi tutto alla coscienza di ciascuno, in particolare alla coscienza degli studenti. Ciascuno si può mobilitare ed impegnare in campagne per sensibilizzare le istituzioni e l'opinione pubblica. Ciascuno può assumere stili di vita dove la solidarietà con chi è schiavo diventi vigilanza e discernimento nei confronti di ciò che acquistiamo e consumiamo, spesso ignari delle condizioni di lavoro di chi è stato fisicamente impiegato nella produzione. Il sottotitolo del meeting è: Liberi per cambiare il mondo; questa libertà si costruisce nella coscienza dei giovani, imparando che cambiare il mondo significa innanzitutto cambiare noi stessi e il nostro stile di vita. Il simbolo del meeting è un aquilone: è l'aquilone che è stato tolto a molti bambini della terra in Africa, in America Latina, in Asia, ed anche, inopinatamente, molto più vicino a noi, ma è soprattutto l'indicazione forte che si può volare alto, che si possono spezzare le catene della schiavitù e costruire un futuro diverso, a partire da un radicale e coraggioso impegno di vita. Utilizzare questo progetto didattico nelle scuole non è solo un modo per conoscere uno dei drammi del mondo, è anche un gesto di resistenza e di speranza: resistenza alla violenza sulla vita delle persone e speranza per chi vive nella notte della schiavitù.
 
Claudio Martini
Presidente della Regione Toscana

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Aggiornato al:
07.02.2013
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546741