Treno della Memoria 2013

Con l'ottava edizione del Treno della Memoria, la Toscana riconferma il suo impegno nella promozione della conoscenza e nella diffusione del ricordo della Shoah e dei campi di sterminio nazisti.
Grazie a un lavoro costante e tenace, rivolto soprattutto ai giovani, nella nostra regione si è diffusa una profonda  sensibilità per quella tragedia della storia del Novecento ed una attenzione che, con il passare degli anni, non mostra di attenuarsi, coinvolgendo sempre più le istituzioni e la coscienza pubblica.
Non basta condannare e provare orrore.
La Shoah è stato lo spartiacque dopo il quale il mondo non è più come prima e non lo si può pensare come prima: il  senso e l'ordine delle cose, il rapporto tra progresso e barbarie, il significato dell'umano sono passati anch'essi attraverso i forni crematori.
Occorre cercare di capire come sia stato possibile che in un recente passato nel cuore dell'Europa si sia potuto attuare  un progetto che prevedesse l'annientamento di un popolo intero, quello ebraico, e di migliaia di oppositori politici, di  prigionieri di guerra, di gruppi interi e uomini considerarti rifiuti della società come i Rom e i Sinti, o come i malati di mente,  i portatori di handicap, gli omosessuali.
Non c'è alcuna ritualità nel nostro impegno a riflettere, ma la precisa volontà di capire come quelle azioni criminali,  pianificate e perseguite razionalmente, con determinazione assoluta e con tutti gli strumenti della scienza e tecnologia  moderne, si siano potute compiere di fronte all'indifferenza o all'assuefazione dei moltissimi che ovunque nella Germania  di allora erano al corrente dello sterminio, anche se non vi partecipavano attivamente.
È necessario ricordare, conoscere, cercare di capire.
È importante per tutti, guardando al futuro e non solo al passato.
Come ha detto Primo Levi "ciò che è accaduto può ritornare", per assurdo e impensabile che appaia. "Pochi paesi possono essere garantiti da una futura marea di violenza generata da intolleranza, da libidine di potere, da ragioni economiche, da fanatismo religioso o politico, da attriti razziali". La storia anche recente ci ha offerto molte conferme di  queste parole: anni fa in Ruanda in pochi giorni furono uccisi a colpi di machete oltre un milione di persone davanti all'indifferenza della comunità internazionale; e poi la tragedia del Darfur, della ex Jugoslavia e prima ancora la Cambogia, ed ancora la catena di violenze, di sofferenze e di morte della guerra infinita in Medio Oriente, nei vari stati  dell'Africa e dell'Asia. Non solo: nella nostra Europa, impegnata a salvare se stessa da una gravissima crisi economica  e finanziaria, si sta verificando un' inquietante diffusione di movimenti di destra di ispirazione dichiaratamente nazista insieme ad un preoccupante riemergere di teorie negazioniste e antisemite.
Dobbiamo prendere coscienza che anche nel nostro Paese in questi ultimi anni si sono diffusi atteggiamenti ed episodi  di razzismo, di rifiuto del "diverso", dello straniero: è accaduto quasi di nascosto e come in sordina, riempiendo goccia a goccia le pieghe sociali della convivenza, le maniere di pensare, il linguaggio, i comportamenti, le pratiche istituzionali.
Proprio la storia dell'ascesa del totalitarismo nazista ha dimostrato che miseria, disoccupazione, rabbia, frustrazione, mancanza di prospettive per il futuro, molto spesso costituiscono il terreno fertile per il nascere di tali aberrazioni sociali  e politiche, dando alimento a pulsioni populiste di rifiuto del sistema della democrazia e di una società tollerante,  sicura ed inclusiva. È necessario non sottovalutare questi fenomeni ed essere pronti a combatterli sin dall'inizio, sin dal  loro manifestarsi, prima che si propaghino in maniera contagiosa.
Anche dall'orrore provato entrando ad Auschwitz sessantasette anni fa, sono scaturite le istituzioni comuni e i valori su cui l'Europa di oggi si fonda e che deve difendere con decisione: dignità, eguaglianza, solidarietà, cittadinanza, giustizia come sono elencati dalla Carta dei Diritti Umani. Tornando a queste radici l'Europa può ritrovare slancio e speranza nel futuro. Ed è anche il modo più giusto e fecondo per rendere omaggio ai milioni di vittime dello sterminio.

Enrico Rossi
Presidente della Regione Toscana

Aggiornato al:
28.01.2013
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