Aggiornamento in: Diritti Partecipazione

Partecipazione e trasparenza per il partito del "si"?

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Parto da una considerazione: nel nostro paese è molto difficile portare a realizzazione le scelte di governo. Si tratta di un dato strutturale che caratterizza il nostro sistema e che penso che possa essere corretto in due modi: da una parte creando un sistema politico più autorevole, che sappia assumersi la responsabilità della decisione; dall'altra creando una modalità di costruzione del consenso e degli obiettivi di governo che coinvolga maggiormente i cittadini. Ed è proprio a questa "correzione" che abbiamo pensato un anno e mezzo fa con la legge regionale sulla partecipazione: una possibile risposta a quanti hanno invocano un partito del sì o sottolineano come oggi le scelte dei partiti siano lontane dai problemi.

La legge toscana prevede che quando un ente o un soggetto privato vogliono realizzare un'opera sia possibile aprire un confronto con i cittadini (con un dibattito pubblico) e mettere in discussione la stessa possibilità di realizzarla; oppure sia possibile cambiarla e farla così viaggiare, dopo, più tranquillamente nelle varie tappe dell'iter che dovrà seguire. Si allungano i tempi, ha obiettato qualcuno. Ma non sono certo sei mesi di discussione (tanti ne prevede al massimo la legge toscana) a provocare un dannoso rallentamento.

Per la verità, le tante decisioni che restano in sospeso raramente lo sono a causa dei cittadini; dipendono dai cittadini quando siamo nella fase finale di un'opera: se ne discute per dieci anni dentro le Pubbliche amministrazioni locali e regionali e quando si arriva a un certo punto si pretende che i cittadini accettino tutto perché si presume che tutto sia ben congegnato. In quel momento si crea il cosiddetto "fronte del no", che grida più di una maggioranza spesso silenziosa e con il suo urlo paralizza la realizzazione di scelte già prese. In realtà il fronte del no è più sofisticato di una volta: è fatto non soltanto da chi grida magari senza possedere una grande cognizione di causa, ma anche da chi ha competenze specifiche sull'argomento e sostiene tesi opposte. La società che abbiamo di fronte è più acculturata e più ricca di un tempo e può offrire un importante contributo, a patto che la Pubblica Amministrazione accolga questa sfida.

Siccome quei sei mesi di discussione ci saranno comunque, si tratta di metterli prima e non dopo, quando un'opera viene pianificata e non alla fine. Questa è la sostanza della nostra legge.

Ma la partecipazione è anche uno strumento di controllo sociale sull'operato della Pubblica Amministrazione. Se un progetto viene messo sotto osservazione da parte di qualche centinaia o migliaia di cittadini, sarà difficile che prenda strade diverse. Saremo costretti a distinguere chiaramente cosa è interesse privato e cosa interesse pubblico e dovremo chiarire, quando andiamo incontro all'interesse del privato, perché si sceglie quella strada invece che un'altra.

Senza partecipazione e trasparenza non c'è in fondo buona politica. Possono tenere insieme ascolto e decisione, di cui abbiamo ugualmente bisogno. Perché una politica che non decide è destinata a scollarsi ancora di più dall'universo dei cittadini. E una politica che decide lo fa molto meglio se ha il coraggio, preventivamente, di confrontarsi con i soggetti interessati attraverso un approccio assolutamente trasparente.

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Aggiornato al:
15.12.2012
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63890