Le donne prime vittime di conflitti e integralismi

Integralismi, radicalismi, conflitti: in molti paesi del mondo sono queste le cause della negazione dei diritti umani. Ne parlano dal palco del Palamandela Samia Kouider, sociologia algerina che vive e lavora a Milano da molti anni, Farina Sabati, giornalista italo-iraniana e docente di insegnamenti sull’Islam, e padre Dario Echeverry, missionario colombiano, avvocato impegnato nella costruzione del dialogo e della riconciliazione in Colombia.
«Ogni forma di radicalismo e integralismo – dice Samia Kouider – limita i diritti non solo delle donne ma anche di tutti coloro che si impegnano per affermare i trenta articoli della Dichiarazione dei diritti umani. I patriarcalismi risorgono quando i nodi della povertà e dell’ingiustizia vengono al pettine e riemergono proprio sulla pelle delle donne». Quanto al raffronto tra le varie situazioni dei pae si che si affacciano sul Mediterraneo Samia Kouider non ha dubbi: «Ci sono fenomeni che accomunano i nostri sue paesi, Algeria e Italia, ad esempio la violazione dei diritti in nome della sicurezza».
Parla delle donne e dei diritti loro negati anche Farian Sabahi, che fa balenare alla platea il pericolo di una sharia che si sta diffondendo anche in Europa: «Però – ha proseguito – ci sono anche tanti paesi musulmani in cui vengono approvate leggi importanti per le donne, come è accaduto in Marocco e nello stesso Iran. Non dobbiamo permettere alle religioni di invadere il terreno dei diritti e occorrono leggi precise che li tutelino anche in Europa. Quando Gad Lerner evoca lo spettro della pena di morte, Farian Sabahi racconta il ripristino della legge del taglione questa volta declinata a favore della donna e racconta la storia di una giovane iraniana punita con lo sfregio all’acido per aver rifiutato un matrimonio combinato a cu i è stato riconosciuto dal tribunale il diritto a vedere ugualmente sfigurato il suo aguzzino.
Ma il senso complessivo del clima che si respira al Palamandela riesce a coglierlo padre Dario Echeverry: «Qui si sta costruendo – dice tra gli applausi – una vera cultura dei diritti umani». Parla dei ponti di pace e riconciliazione che sta costruendo in patria, in Colombia tra il governo e i guerriglieri, si rivolge ai giovani ‘che hanno tanto’ ricordando i giovani colombiani loro coetanei che imboccano la strada della guerriglia più per sopravvivenza che per il fascino dell’ideologia. E mentre parla della Colombia arriva in sala Ingrid Betancourt, della cui liberazione è stato in parte artefice. E il Palamandela esplode in un applauso.

Aggiornato al:
16.12.2008
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