Idee a confronto sulla spiritualità dei non credenti

Non c'è solo la spiritualità del credente, esiste anche una spiritualità che prescinde dalla fede e all'appartenenza, e anch'essa è una possibilità di ricchezza per le società e per lo sviluppo dei diritti umani. E su tutto questo si è soffermato il meeting "Fai la cosa giusta!", impegnato in un confronto non solo tra le grandi regioni monoteistiche, ma più in genere sui rapporti che legano la spiritualità alla libertà e ai diritti dell'uomo. Ne hanno parlato in particolare Marcello Flores, storico dell'università di Siena, e Don Giovanni Niccolini, sacerdote della diocesi di Bologna. E se quest'ultimo è arrivato fino a esprimere il suo debito di gratitudine con la «spiritualità degli atei», in linea con la sua percezione di Dio, «non quale essere superiore, ma come essere che si fa piccolissimo e vive nel nostro cuore», il professor Flores ha inquadrato storicamente la questione: «Nei secoli passati sia la fede che la non fede hanno rappresentato una grande sfida per la libertà ma anche una spinta a conculcarla. E oggi per un non credente il tema della spiritualità non può non intrecciarsi strettamente a quello dei diritti umani e della dignità di ogni convinzione»
Ma c'è stato spazio anche per un giudizio sullo straordinario bagno di folla per il Dalai Lama e quindi sul seguito di un'altra spiritualità, questa volta di matrice orientale. Un fatto positivo per Don Niccolini: «Mi fa piacere, tutti coloro che pensano nella direzione della libertà sono più che utili, sono preziosissimi». Ed è stato Flores, invece, a tentare una spiegazione di questo successo: «Credo che dipenda dal fatto che il Dalai Lama non cerca mai di parlare della propria religione, non fa proselitismo, ma si rivolge alla spiritualità di tutti».

Aggiornato al:
13.09.2016
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