Fondo sociale europeo e politica di sviluppo: le Regioni discutono del futuro

 

ROMA – Il Fondo sociale europeo garantisce, in questi anni difficili per l'economia, risorse e strumenti per qualificare il capitale umano e mettere così in campo adeguate politiche per fronteggiare l'emergenza e preservare la tenuta sociale. Grazie a una ingente dotazione finanziaria, pari a oltre 15 miliardi e 320 milioni (quota comunitaria e quota nazionale), di cui 13 miliardi sono andati alle Regioni (mentre la restante parte, oltre 2 miliardi, è confluita nei programmi operativi nazionali) per gli anni 2007-2013, la programmazione regionale e i relativi investimenti sostenuti dalle Regioni italiane hanno consentito e stanno consentendo di avere un'arma in più a difesa dell'occupazione e per la ricollocazione dei lavoratori in difficoltà e, nel contempo, di disporre di una leva fondamentale per lo sviluppo.

Se n'è parlato oggi a Roma nel corso dell'incontro organizzato da Regione Toscana e Tecnostruttura (lo strumento delle regioni per la gestione del Fse) per tutte le Regioni italiane, sul tema Il ruolo del Fondo sociale europeo nella politica di sviluppo delle Regioni e delle Province autonome italiane . L'incontro è stato presieduto dall'assessore toscano alle attività produttive lavoro e formazione Gianfranco Simoncini, anche in virtù dl fatto che la Toscana ha il coordinamento della IX commissione della conferenza delle Regioni.
All'incontro hanno partecipato quasi tutte le Regioni italiane che si sono confrontate con il ministro del lavoro Maurizio Sacconi, con il direttore della DG occupazione della Commissione europea Koos Richelle e con la presidente del comitato delle Regioni Mercedes Bresso.

"Il Fondo sociale europeo – spiega Simoncini – permette di guardare anche oltre la crisi, di puntare sulla formazione di un capitale umano in grado di sostenere processi di innovazione capaci di rendere più competitivo il nostro sistema d'impresa e di affrontare problemi come l'occupazione femminile e giovanile. Oggi è più che mai importante per le Regioni italiane, ribadire questo ruolo, in vista di una ripresa economica duratura, che dovrà contare, in futuro, anche sul prossimo periodo di programmazione dei fondi. Solo così si potrà valorizzare appieno il Fondo sociale europeo come strumento a sostegno di una crescita economica intelligente, sostenibile, inclusiva".

E' in corso in questi mesi un dibattito approfondito sulle politiche e gli strumenti finanziari da mettere in campo, parallelamente all'avvio del negoziato sulla futura politica di coesione della UE, sulla nuova cornice strategica e normativa e sui nuovi meccanismi di gestione. Con l'incontro di oggi le Regioni hanno ribadito la loro volontà di essere coinvolte, chiedendo fin da ora il mantenimento della dotazione finanziaria dei fondi strutturali. "Solo portando elementi concreti e positivi – ha proseguito l'assessore – si potrà avanzare alla Commissione europea, seppur nell'ottica di una maggiore flessibilità e semplificazione delle procedure , la richiesta di mantenere tale strumento e la sua entità finanziaria". E' con questo intento che gli assessori regionali hanno promosso il seminario di oggi.
L'assessore Simoncini ha illustrato il documento predisposto e condiviso dalle regioni italiane nell'ambito della IX Commissione istruzione, lavoro, innovazione e ricerca sulle prospettive della futura politica di coesione e della programmazione del FSE.
Le Regioni hanno quindi presentato le "buone prassi", cioè esperienze positive di utilizzo dei fondi europei. La Toscana ha illustrato quella di ILA (individual lernring account), la carta individuale prepagata per la formazione di soggetti svantaggiati. Unanime, da parte delle Regioni presenti, l'apprezzamento per l'appello di Koos Richelle, che ha invitato le Regioni a spendere di più e meglio, realizzando, attraverso uno snellimento della burocrazia, una maggiore efficienza e termpestività nei risultati.

Barbara Cremoncini

 

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Aggiornato al:
03.12.2014
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536592