Comune di Castiglion Fibocci (Ar)

Località della strage La Fontaccia data 10-11 luglio1944



Elenco delle vittime

BACCIARELLI UMBERTO, 33 anni
BELARDINI ANTONIO, 48 anni
BELARDINI MARIO, 19 anni
BELARDINI RAFFAELLO, 12 anni
BORRI FERDINANDO, 43 anni
BOSCHI UMBERTO, 22 anni
CAPPETTI PIETRO , 40 anni
CAPPETTI RAFFAELLO, 38 anni
CARDETI RENATO, 23 anni
FORZONI SERAFINO, 58 anni
LEONZI PIETRO, 59 anni
MARIOTTI GIOVANNI, 32 anni
MARTINELLI NELLO, 47 anni
NOCENTINI VIOLANTE, 81 anni
PAOLETTI SILVIO, 65 anni

Descrizione

Il 10 luglio i tedeschi catturano un capo partigiano scegliendo l'ormai deserta caserma dei carabinieri come luogo di detenzione, ma se lo lasciano subito sfuggire. La reazione consiste nell'immediata convocazione del commissario prefettizio del comune, Luigi Dei, presso il comando di Villa Cassi, e nella richiesta di 10 nomi di ostaggi da fucilare nel caso il prigioniero non fosse stato ritrovato. L'opposizione di Dei alla richiesta è ferma.
I tedeschi sembrano tuttavia fremere per punire la fuga e requisiscono in diverse case corde, sedie e tavoli, approntando gli strumenti per un'impiccagione. In tarda serata, verso le 19, l'esplosione di un automezzo tedesco sulla strada per Castiglion Fibocchi, attentato imputabile ad un gruppo di partigiani inglesi, il Long Range Desert Group, accende la rappresaglia. Aggravante del sabotaggio inglese, l'aver mancato di poco un generale che viaggiava in macchina poco dietro al camion colpito.
A mezzanotte del 10 luglio alcuni soldati tedeschi penetrano nelle cascine delle vicinanze, arrestandone gli undici abitanti e conducendoli nel luogo in cui la camionetta stava ancora bruciando, noto come località La Fontaccia. Intorno alle 2, altri cinque uomini sono prelevati da un'abitazione del comune di Arezzo: tra i circa venti ostaggi così raccolti sono selezionati soltanto i tredici uomini, mentre donne e bambini sono portati via sotto scorta. Accusati di essere partigiani, i due più giovani sono impiccati ad alberi di olivo, altri dieci sono allineati sull'altro lato della strada, davanti all'automezzo in fiamme e massacrati da tre raffiche di mitragliatrice. Soltanto uno dei prigionieri scampa alla morte dimostrando di lavorare per i tedeschi. Un'anziana e il nipote sbucano proprio nel momento dell'esecuzione da una casa vicina, iniziano a gridare spaventati e sono raggiunti da colpi di pistola.
Tornando a Meliciano, i tedeschi rastrellano e raccolgono nella piazza gli uomini in due fasi successive: un primo gruppo viene incaricato di sorvegliare la strada per Castiglion Fibocchi e proteggerla da azioni compiute dalla resistenza, un secondo, svegliato alle 6 della stessa mattina, dopo essere stato messo al corrente dell'avvenuta rappresaglia, è investito del compito di provvedere allo scavo di due fosse. In una vengono risposti i corpi di Raffaello e della zia Viola, nell'altra, collocata in mezzo a un campo, sono raccolti gli altri 10 cadaveri; mentre viene posto il divieto di toccare i corpi dei due giovani impiccati. Responsabili
Tedeschi
L'unità responsabile viene individuata come la 15ma Panzer Grenadier Division, presente sul territorio dai primi di luglio. L'inchiesta britannica, tuttavia, non contiene elementi sufficienti ad avviare un procedimento giudiziario.
Nel 1967 la procura tedesca di Bonn apre un'indagine sul maggiore Ludwig Wiegand, ritenuto responsabile di alcuni stragi aretine commesse nel luglio 1944. L'inchiesta è archiviata il 16 aprile 1973.

Aggiornato al:
10.02.2009
Article ID:
580151