2.3 L'attività della Regione

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2.3.1 La programmazione
L’attività della Regione si realizza attraverso il metodo della programmazione (art. 46 dello Statuto e legge regionale 49/1999) mediante il quale si determinano gli obiettivi annuali e pluriennali da perseguire. Lo scopo è assicurare la coerenza delle azioni di  governo, favorire la partecipazione dei soggetti pubblici e privati, garantire la trasparenza delle decisioni, ordinare i processi decisionali.

Nella prima seduta del Consiglio Regionale, il Presidente della Giunta illustra il Programma di governo, da approvare entro 10 giorni.
Successivamente, entro 9 mesi dal suo insediamento, la Giunta adotta il Programma regionale di sviluppo (PRS) che viene trasmesso al Consiglio per l’approvazione. Il PRS costituisce l’atto fondamentale con il quale si stabiliscono gli interventi prioritari nell’arco  della legislatura. Con esso inoltre si evidenziano le risorse finanziarie disponibili, specificando quante sono e da dove provengono, con particolare riferimento all’utilizzo dei fondi comunitari e dei fondi per le aree sottoutilizzate (FAS).
La programmazione delineata nel PRS si raccorda con la pianificazione del territorio definita dal Piano di indirizzo territoriale (PIT). PRS e PIT costituiscono la “cornice” complessiva della programmazione regionale.
Il PRS ha la possibilità di “rinnovarsi” annualmente attraverso il Documento di programmazione economica e finanziaria (DPEF), adottato entro il 31 maggio di ogni anno dalla Giunta e quindi trasmesso al Consiglio per l’approvazione. Esso costituisce l’atto di indirizzo dell’attività di governo per l’anno di riferimento, con proiezione triennale. Individua gli andamenti tendenziali degli scenari socioeconomici, aggiorna gli obiettivi del PRS, li specifica in azioni concrete e per queste indica le risorse disponibili. Inoltre il DPEF  contiene gli indirizzi per la manovra finanziaria e la redazione del bilancio.
Il Bilancio annuale (e pluriennale) che la Giunta adotta e presenta al Consiglio (entro il 31 ottobre) dà concretezza finanziaria agli obiettivi del PRS e del DPEF. Ovviamente tutto ciò deve tenere conto dei vincoli imposti, soprattutto al livello statale, all’autonomia finanziaria della Regione. Il principale è rappresentato dal “Patto di stabilità interno”, un insieme di disposizioni con cui lo Stato fissa per le Regioni i tetti al loro indebitamento.
Le strategie di intervento individuate dal PRS e dal DPEF sono attuate sia con leggi di settore che con Piani e i programmi regionali.
Quest’ultimi, settoriali o intersettoriali, sono approvati dal Consiglio, hanno valenza pluriennale (di norma corrispondente alla durata del PRS) e solitamente fanno riferimento a leggi di spesa. In questi anni la Regione ha messo in atto un processo di  azionalizzazione, attraverso la riduzione del numero di Piani adottati e la realizzazione di Piani integrati intersettoriali che, oltre ad operare una semplificazione operativa, consentono di gestire meglio le interconnessioni tra le politiche regionali.

Le azioni concrete contenute nei Piani e programmi regionali, eventualmente integrate dal DPEF, per le quali il bilancio precisa le risorse annuali, sono realizzati attraverso Documenti attuativi che ogni anno vengono adottati dalla Giunta. (v. Fig. 1 – Il processo di programmazione).
La programmazione regionale si raccorda con la programmazione locale (attraverso i programmi locali di sviluppo – PaSL) ma si colloca anche all’interno della più ampia programmazione europea e nazionale.
La programmazione europea è realizzata attraverso i fondi strutturali, ossia strumenti finanziari con cui l’Unione Europea persegue la coesione e lo sviluppo economico in tutte le sue regioni. Tra questi, il Fondo sociale europeo (FSE) mira a promuovere lo sviluppo,
la piena occupazione e la qualità del lavoro, l’adattabilità dei lavoratori e delle imprese pubbliche e private, nonché l’integrazione sociale e le pari oppor tunità. Il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR) mira a favorire lo sviluppo regionale, attraverso il  finanziamento di infrastrutture e investimenti produttivi che consentano di incrementare i livelli di competitività e dell’occupazione. Il Fondo di coesione finanzia azioni in materia di ambiente e infrastrutture di traspor to d’interesse comune contribuendo a ridurre le  isparità e a rafforzare la coesione economica e sociale e la solidarietà tra gli Stati membri. Accanto alla programmazione comunitaria si colloca la programmazione nazionale, realizzata attraverso il Fondo aree sottoutilizzate (FAS): è lo strumento attraverso il quale  lo Stato finanzia la politica regionale per il riequilibrio economico e sociale fra le diverse aree del paese e concorre al finanziamento di programmi di interesse strategico nazionale, regionale e interregionale.

2.3.2 L’attività regionale fra concertazione e partecipazione

La Regione Toscana esercita le proprie competenze valorizzando il confronto ed i contributi di enti locali, associazioni e cittadini, nonché ricercando il massimo grado di collaborazione tra tutti i soggetti interessati. Tali obiettivi sono perseguiti mediante la  oncertazione e la partecipazione.

La concertazione è un metodo di governo che la Regione Toscana utilizza dal 1999 per realizzare, attraverso il confronto permanente fra gli enti locali e le parti economiche e sociali, un processo di partecipazione alla definizione delle più importanti scelte di politica economica e sociale e di attuazione delle politiche regionali di intervento, con un ampio coinvolgimento ed una forte interazione tra i diversi attori sociali e territoriali.
La concertazione sottopone la formazione delle scelte politiche di rilievo generale e la verifica di coerenza degli obiettivi strategici delle politiche d’intervento regionali ad un continuo processo di elaborazione, di cui sono connotati essenziali la trasparenza,  l’informazione, la disponibilità al confronto e la ricerca della sintesi delle posizioni.
La concertazione è disciplinata dallo Statuto (articolo 48) e dalla legge regionale 49/1999 e si concretizza nei Tavoli di concertazione istituzionale (composti dalla Giunta e dalle rappresentanze degli enti locali) e generale (composti dalla Giunta, dalle  rappresentanze degli enti locali e dalle associazioni di categoria).
Il Consiglio Regionale svolge autonomamente le proprie consultazioni.

La partecipazione è l’insieme delle forme di informazione, comunicazione, partecipazione attiva e consultazione, anche diretta, per la valutazione di Piani e Programmi. La Regione ha approvato una specifica legge in materia (la legge regionale 69/2007) per consentire la partecipazione più ampia possibile della società civile alla formazione di atti di vario genere (leggi, regolamenti, atti di programmazione).
La Toscana è la prima Regione ad aver riconosciuto e garantito a cittadini, associazioni, e istituzioni il diritto a richiedere processi di partecipazione sui grandi interventi e progetti regionali e locali, possibilità estesa a tutti coloro che abitano nella regione, per lavoro  o per studio, anche stranieri.
Nel corso dell’anno sono tre le date possibili in cui può essere aperto un processo partecipativo (31 marzo, 31 luglio, 30 novembre). Anche la Regione ha la facoltà di aprirne di sua iniziativa. L’esito del dibattito non è vincolante, ma porterà all’attenzione pubblica eventuali pareri contrari che potranno avere peso nelle scelte dell’ente competente. A gestire i dibattiti pubblici è l’Autorità regionale per la garanzia e la promozione della partecipazione, un organo indipendente.

2.3.3 Il bilancio della Regione tra entrate e uscite
Il bilancio regionale rappresenta il più importante documento di programmazione finanziaria a breve (bilancio annuale) e medio periodo (bilancio pluriennale – 3 anni) nel quale sono rappresentate sia le entrate che si prevede  i accertare, sia le spese per le quali è autorizzata l’assunzione di impegni.
La struttura e il contenuto del bilancio sono regolati dal decreto legislativo 76/200 (Legge quadro per bilancio e contabilità delle Regioni) e dalla legge regionale 36/2001 (Ordinamento contabile della Regione Toscana); è prevista a breve l’implementazione della legge 196/2009 (Legge di contabilità e finanza pubblica) che riforma la finanza pubblica e il sistema di bilancio dello Stato e delle altre amministrazioni pubbliche in relazione all’adesione dell’Italia all’Unione monetaria e all’attuazione del processo di federalismo fiscale.

Le entrate regionali sono composte da:
- entrate derivanti da tributi propri della regione e da quote del gettito di tributi statali: imposta regionale sulle attività produttive (IRAP); addizionale regionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF); addizionale all’imposta di consumo sul gas metano;  tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi urbani; imposte sulle concessioni statali dei beni del demanio e del patrimonio indisponibile; imposta regionale sulla benzina per autotrazione; tassa automobilistica; tassa regionale per il diritto allo studio  niversitario (TARSU); tassa sulle concessioni per la caccia e per la pesca; compartecipazione al gettito IVA; quota regionale dell’accisa sulla benzina; altre imposte e tasse;
- entrate derivanti da contributi e trasferimenti di parte corrente e in conto capitale da parte dell’Unione Europea, dello Stato e di altri soggetti: i trasferimenti dello Stato per finanziare la spesa sanitaria, per fronteggiare calamità naturali, per il concorso agli oneri derivanti dal pagamento degli interessi sui prestiti e trasferimenti di UE e Stato per l’attuazione dei programmi comunitari;
- entrate extratributarie: principalmente costituita da redditi di capitale (interessi, utili di società partecipate, dividendi, canoni, affitti);
- entrate derivanti da alienazioni di beni o titoli e da riscossione di crediti;
- entrate derivanti da accensione di mutui, prestiti o altre operazioni creditizie. (v. Fig. 2 – La composizione delle entrate del bilancio regionale)
 
Le uscite regionali sono suddivise in spese correnti, spese in conto capitale e spese per rimborso di mutui e prestiti.
Le spese correnti comprendono le spese destinate allo svolgimento della ordinaria attività della Regione per la realizzazione delle proprie linee di politica economico-sociale (sanità, trasporto pubblico locale, istruzione, servizi sociali, etc.), nonché le spese destinate alla produzione ed al funzionamento dei vari servizi prestati dalla Regione (spese per il personale, spese per l’acquisto di beni di consumo) e le spese per il pagamento di interessi passivi e oneri finanziari diversi.
Le spese in conto capitale individuano tutte le spese con le quali la Regione mira a svolgere una politica attiva nell’ambito economico regionale e che rappresentano, in definitiva, il contributo che la Regione dà alla formazione del capitale produttivo e  all’arricchimento della dotazione infrastrutturale del territorio regionale; esse comprendono:
- le spese per investimenti, sia diretti che indiretti (attuati questi ultimi mediante assegnazioni di fondi ad altri soggetti);
- le spese per l’acquisizione di partecipazioni, azioni, per conferimenti e per concessioni di crediti per finalità produttive, ecc.
Le spese regionali, sia correnti che in conto capitale, destinate al finanziamento delle politiche regionali (escluse quindi le spese di funzionamento) possono essere gestite o direttamente dalla Regione, o attraverso appositi enti e agenzie regionali, o attraverso trasferimenti a enti locali.
L’ammontare delle spese sostenute dalla Regione nel 2010 è di circa 9,6 miliardi di euro.
(La tabella 1 riporta, per gli anni 2008- 2010, il dettaglio del tipo di spesa: correnti, di investimento o per rimborso di mutui e prestiti.)




Aggiornato al:
16.11.2011
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118159