2.1 Cos'è la Regione

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La Regione Toscana è un ente autonomo previsto dalla Costituzione. Rappresenta la comunità regionale, esercita e valorizza la propria autonomia costituzionale nel quadro dell’unità e indivisibilità della Repubblica Italiana.

La legge costituzionale 1/1999, nel contesto della riforma del titolo V della Costituzione, ha ampliato la potestà statutaria delle Regioni che, con propria legge, possono determinare la forma di governo, i principi fondamentali di organizzazione e funzionamento, l’esercizio del diritto di iniziativa, le modalità di pubblicazione di leggi e regolamenti, la disciplina dei referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione.
L’attuale Statuto della Regione Toscana, che ha sostituito quello precedente risalente al 1970, è stato adottato nel 2004 e successivamente modificato nel 2009.

2.1.1 Il simbolo
La Regione Toscana ha assunto dal 1995 come proprio simbolo il cavallo alato Pegaso, che comunque aveva fatto la sua comparsa al centro del gonfalone toscano già nel 1975, durante la prima legislatura.

Emblema di libertà, compagno di Perseo e Bellerofonte (eroi mitici che nella tradizione classica lottano valorosamente contro il male e il caos per riportare la pace), ma anche simbolo del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale durante la Liberazione dal  nazifascismo, Pegaso incarna i valori che stanno alla base della Regione Toscana.

2.1.2 I poteri
La Regione ha autonomia normativa, amministrativa e finanziaria. Con la riforma del Titolo V della Costituzione, avvenuta con la legge costituzionale 3/2001, il suo ruolo è stato rafforzato.
Nelle materie elencate all’art. 117, c. 3, della Costituzione (es. tutela della salute, governo del territorio, valorizzazione dei beni culturali) la legge della Regione deve rispettare i principi fondamentali fissati dallo Stato (c.d. potestà legislativa concorrente).
La legge regionale non è sottoposta a questo limite nelle altre materie non espressamente riservate dalla Costituzione (art. 117, c. 4) allo Stato (es. formazione professionale, servizi sociali, turismo); tuttavia in questi casi lo Stato può, a certe condizioni, intervenere con proprie leggi a tutela di imprescindibili esigenze unitarie.
Attraverso appositi regolamenti la Regione dà attuazione alle proprie leggi. La potestà regolamentare si esercita in tutte le materie non riservate alla potestà legislativa esclu-siva dello Stato, fatta eccezione per la disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni attribuite agli enti locali.
La legge regionale conferisce le funzioni amministrative agli enti locali; qualora sussistano esigenze di esercizio unitario tali funzioni sono svolte direttamente dalla Regione (art. 118, Cost).
Per poter svolgere i propri compiti, la Costituzione (art. 119) riconosce alle Regioni autonomia di entrata e di spesa. La Regione può stabilire ed applicare tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e rispettando la legislazione statale a tutela del coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; dispone inoltre di quote di tributi statali.
La riforma del 2001 (ancora da attuare) ha ridisegnato il nuovo modello di finanza degli enti territoriali: si supera il sistema di finanza regionale e locale derivata, improntato su meccanismi di trasferimento, in cui le risorse finanziarie di Regioni ed enti locali  dipendono in misura significativa dallo Stato.

2.1.3 Il federalismo fiscale

Il federalismo fiscale, il cui principio essenziale è il rapporto diretto e proporzionale tra le risorse disponibili su un territorio e quelle effettivamente impiegate, passa attraverso l’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione. L’obiettivo è di promuovere le scelte
autonome dei territori, coordinando i vari livelli amministrativi e di governo, tagliando gli sprechi e responsabilizzando gli enti.
Nel corso dell’ultimo decennio, sono stati vari i tentativi di dare attuazione al nuovo Titolo V della Costituzione. In particolare, nel 2009 il Parlamento, con la legge 42, ha delegato il Governo ad emanare uno o più decreti legislativi. Una volta a regime, quest’ultimi dovrebbero consentire alle Regioni ed agli enti locali una più ampia autonomia nel reperimento e nella gestione delle risorse.
Il processo di attuazione della legge 42 è iniziato con l’adozione dei decreti legislativi 85/2010, in materia di attribuzione alle Regioni e agli enti locali di un proprio patrimonio, e 216/2010, in materia di determinazione dei costi e fabbisogni standard degli enti locali.
Al luglio 2011 sono stati pubblicati altri quattro decreti legislativi: il 23/2011 in materia di “federalismo fiscale” municipale; il 68/2011 in materia di autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario e delle Province, nonché di determinazione dei costi e fabbisogni standard nel settore sanitario; l’88/2011 in materia di risorse aggiuntive e interventi speciali per la rimozione di squilibri economici e sociali; il 118/2011 in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni e degli enti locali.
Peraltro, la concreta operatività del nuovo sistema di finanziamento delle Regioni (e degli enti locali) si rileva, per vari aspetti, problematica in quanto condizionata, da una parte, dall’entrata in vigore posticipata nel tempo dei nuovi meccanismi, dall’altra parte, dai forti tagli all’attuale sistema dei trasferimenti statali per effetto delle manovre adottate dal Governo nazionale.
Aggiornato al:
16.11.2011
Article ID:
118141