1.3 La congiuntura economica e lo stato ambientale e sociale della Toscana

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La situazione di benessere descritta nelle pagine precedenti è stata in parte rimessa in discussione dalla grave crisi che ha colpito l’economia mondiale.

L’economia italiana e toscana non è rimasta estranea a tutto questo, allo stesso modo delle altre economie europee. Va detto però che da noi la crisi si è innestata all’interno di un periodo di bassa crescita, da molti indicato come un segnale di declino dell’intera economia nazionale.
In effetti il periodo che va dal 2000 al 2007 non è stato certamente tra i più dinamici, e anzi, è stato caratterizzato da un evidente rallentamento, in particolare nel primo quinquennio del nuovo millennio. Il tasso di crescita del PIL si attesta su livelli di poco superiori all’1%, il più basso degli ultimi decenni.
Per la Toscana il biennio 2008-09 ha rappresentato il periodo più negativo degli ultimi decenni: il PIL è diminuito dello 0,8% nel 2008 e del 4,3% nel 2009. Gli effetti sull’occupazione non si sono ancora esauriti, tanto che la domanda di lavoro si è ridotta, tra il 2008 ed il 2010, di 55 mila unità. Gli effetti potevano essere ben più gravi se non si fosse fatto ampio ricorso ad ammortizzatori sociali e meccanismi di welfare e se le imprese non avessero opposto una resistenza alla crisi per molti versi inconsueta, cercando di rimanere sul mercato nonostante cadute di fatturato raramente registrate in passato.
Eppure la Toscana ha retto meglio di altre regioni italiane: complessivamente nel biennio 2008-09 ha perso “solo” il 5,2% di PIL, la Lombardia il 7,9%, il Piemonte il 7,6%, il Veneto il 6,7%, l’Emilia Romagna il 7,3%. In parte la spiegazione di questa maggiore tenuta sta nel più basso peso che l’industria (17,2%) ha in Toscana rispetto alle altre regioni (largamente superiori al 20%). Poiché la crisi si è trasmessa all’Italia attraverso la caduta delle esportazioni della produzione industriale, essere meno industrializzati ha finito, in  questa fase, con il costituire un elemento di contenimento della crisi, anche se questo non rappresenta certo un punto di forza strutturale per il sistema economico toscano.
Ma non è questa l’unica spiegazione. La Toscana ha infatti mostrato anche una maggiore tenuta sui mercati internazionali; ha anticipato la crisi nel 2008, ma poi ne ha subito in modo meno pesante la caduta nel 2009, tanto che la ripresa (che nel 2010 ha accomunato un po’ tutte le regioni italiane) ha consentito all’export toscano di ritornare poco sotto i livelli del 2007, mentre le altre regioni ne sono restate ben lontane.
Aumento delle esportazioni e del numero di imprese sono segni che, per quanto non sufficienti a riportare la situazione sui livelli precedenti la crisi, potrebbero indicare la presenza di un certo dinamismo all’interno del sistema produttivo regionale.
Nel 2010 vi è stata, infine, anche una prima contrazione della spesa pubblica che si è accompagnata al ristagno dei consumi interni, causato dal ridotto potere di acquisto delle famiglie residenti. Come abbiamo detto, infatti, alla ripresa della produzione non si associa anche una ripresa dell’occupazione che, invece, si riduce ulteriormente, con effetti evidenti sul reddito individuale. Inoltre, anche il contributo del turismo non è stato particolarmente vivace: la spesa dei turisti stranieri è, infatti, aumentata nel 2010 appena del 4,2%, rimanendo quindi ancora ben al di sotto dei livelli pre-crisi.
Le esportazioni restano dunque il principale motore della crescita prossima ventura, un motore che tuttavia, per una serie di motivi (minore crescita della domanda mondiale e apprezzamento dell’euro), potrebbe rallentare rispetto alle dinamiche particolarmente positive del 2010. Anche per il 2011 si prevede comunque una crescita sostenuta delle esportazioni all’estero della Toscana (+5,3%), nonostante il quadro internazionale meno favorevole. Tutto questo dovrebbe ricondurre la crescita del PIL su livelli inferiori all’1% sia nel 2011 che nel 2012.

Per quanto riguarda le tematiche ambientali, lo sviluppo del sistema socio-economico regionale è caratterizzato da una generale sostenibilità, come risulta anche dalla posizione della Toscana all’interno della graduatoria delle regioni italiane relativamente alla  dimensione ambientale dell’indice di sviluppo umano: una posizione migliore rispetto alle regioni del Centro Nord con cui la Toscana viene solitamente confrontata, raggiunta considerando congiuntamente tutti gli elementi relativi a patrimonio naturale, pressioni in  atmosfera e in acqua, consumo di energia, produzione di rifiuti. Per ognuna di queste dimensioni, tuttavia, esistono alcuni segnali di allerta emersi nel corso degli ultimi anni che potrebbero diventare problematici per il futuro.
In tema di produzione di rifiuti, la tendenze recenti mostrano una crescita costante della raccolta differenziata con il raggiungimento di un buona percentuale rispetto alle media nazionale. La dinamica complessiva dei rifiuti prodotti è piuttosto stabile e in linea con l’andamento dell’economia; resta tuttavia da implementare la realizzazione di impianti di gestione e da monitorare il funzionamento di tutte le fasi della gestione, dalla raccolta e conferimento fino al mercato di collocamento, al fine di individuare strutture e mercati per incentivare al massimo il riuso, riciclo e recupero di materia e di energia.
I quantitativi stimati di fabbisogno idrico non destano particolari preoccupazioni in rapporto alle dinamiche di fabbisogno previste per i prossimi anni e alle disponibilità complessive. Tuttavia, permangono fattori di criticità rappresentati dalla disponibilità della risorsa in relazione all’uso della stessa e da fenomenidi abbassamento del livello delle falde. La Toscana si caratterizza sul fronte dei consumi energetici per due elementi: il primo è il ricorso al gas metano, comune al resto delle regioni d’Italia ma più marcato nel nostro  territorio; il secondo consiste nella produzione di energia elettrica da fonte geotermica che rappresenta circa il 25% della produzione di elettricità in Toscana. La Regione a partire dal 2008 ha intrapreso una politica rivolta al risparmio energetico, alla crescita  dell’efficienza ed alla diffusione delle fonti energetiche rinnovabili anche al fine di stimolare una green economy toscana.
Le emissioni di gas climalteranti e le emissioni di polveri sottili stanno conoscendo una graduale riduzione. Occorre tuttavia porre attenzione alla distribuzione delle sorgenti emissive sul territorio: alcune zone della regione mostrano elementi di criticità dal punto di  vista della qualità dell’aria. Tali criticità sono, per altro, compensate dall’enorme patrimonio forestale naturalistico della Toscana, tra i più importanti d’Italia, e distribuito in diverse zone della regione, estremamente utile anche nella difesa dalle pressioni ambientali. La Toscana è impegnata al rispetto degli obiettivi comunitari di riduzione delle emissioni di gas climalteranti di 20% al 2020 rispetto alle emissioni del 1990.

Dal punto di vista sociale, la crisi economica ha evidenziato un tendenziale impoverimento di alcune fasce della popolazione toscana. Si è acuito il processo di erosione della base sociale del welfare, sono emerse nuove forme di povertà prima sconosciute.
Nel 2009, il 5,5% delle famiglie residenti in Toscana risultava in condizione di povertà relativa (il dato nazionale arriva al 10,8%). Un fenomeno che pur essendo maggiormente diffuso tra le regioni del Mezzogiorno, inizia a diffondersi con una certa gravità anche nel territorio toscano: il 12,5% dichiara di arrivare a fine mese con molte difficoltà.
A fronte di questa situazione di crisi economica, la popolazione toscana invecchia e invecchierà sempre di più. Nel 2008, la speranza di vita alla nascita dei toscani ha raggiunto 79,6 anni per gli uomini e 84,8 anni per le donne, proseguendo il trend decennale di crescita progressiva (questi valori sono tra i più elevati a livello nazionale e internazionale). Ma quello che è ancora più importante in Toscana, i prossimi anni, seppure in misura leggermente minore rispetto alle medie nazionali, saranno caratterizzati da un grande aumento del numero di anziani e, in particolare, di grandi anziani, con i relativi problemi legati alla non autosufficienza.
Sappiamo che la famiglia ha un ruolo sempre più determinante nel processo di cura dell’anziano, ma anche in questo caso siamo davanti ad un processo di profondo mutamento della struttura familiare in Toscana: le famiglie sono sempre più piccole per il calo della fecondità, l’aumento dell’invecchiamento della popolazione e l’aumento dell’instabilità matrimoniale. Le famiglie di uno o due componenti rappresentano il 58,9% del totale dei nuclei (in particolare il 27,8% sono persone sole). In futuro continueremo a dover fare i conti sempre più con persone sole e coppie senza figli e questo rappresenterà nuove sfide sul versante del welfare.
La popolazione della Toscana continua a crescere e ciò avviene grazie a tassi di natalità che mostrano da alcuni anni una tendenza all’aumento, determinato prevalentemente dalle nascite di bambini da madre di cittadinanza non italiana (16,7% del totale dei nati in Toscana nel 2009) e al saldo migratorio positivo e numericamente più elevato rispetto al saldo naturale. In particolare, a partire dal 2003, a seguito della regolarizzazione di molti stranieri avvenuta in applicazione di normative nazionali, tale crescita è di tipo esponenziale. Gli stranieri regolarmente residenti in Toscana al 1/1/2010 risultano essere 338.746 e la loro presenza sul territorio è molto disomogenea, essendo più consistente in alcuni territori (Prato, Empoli, Firenze, Siena e Arezzo, dove rappresentano  ispettivamente il 12,7%, il 10,5%, il 10,4%, 10,3% e il 10,2% della popolazione residente totale) e molto meno in altri (Livorno, Massa Carrara e Viareggio, dove costituiscono rispettivamente il 6,4%, il 6,3% e il 5,3% del totale).

Dai dati disponibili e dal loro confronto con i valori nazionali e internazionali, si deduce come lo stato di salute regionale possa considerarsi buono. In Toscana, nell’ultimo decennio, i tassi di primo ricovero hanno presentato per entrambi i generi una progressiva riduzione, più accentuata dopo il 2002. I tassi di ospedalizzazione, standardizzati per età e distinti per regione, mostrano che la Toscana, dopo il Friuli Venezia Giulia, presenta il valore più basso tra le regioni italiane, inferiore di circa il 23% al valore medio  nazionale.
Relativamente alla mortalità, dal confronto con i dati italiani riferiti al 2005, si rileva che i tassi di mortalità generale della Toscana sono inferiori ai valori medi nazionali in entrambi i sessi (maschi: -5%; femmine: -6%) e che, in particolare per i maschi, solo il valore dell’Emilia Romagna è migliore di quello toscano. Inoltre, l’andamento temporale della mortalità in Toscana dal 1995 al 2008 mostra un progressivo trend decrescente analogo nei due sessi (-1,5% per anno). Per quanto riguarda la mortalità infantile, infine, il tasso dell’ultimo triennio (2006-2008) in Toscana è dimezzato rispetto alla metà degli anni ’90 passando da 5,5 per 1.000 nati vivi nel triennio 1995-97 a 2,4 nel 2006-2008. Il dato toscano dell’ultimo triennio è simile al dato medio nazionale e si colloca tra i valori più bassi tra quelli osservati a livello internazionale, confermando l’eccellente livello raggiunto dall’assistenza sanitaria in campo materno-infantile.


Aggiornato al:
16.11.2011
Article ID:
118132