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"Vi racconto io la strage di Vinca"

"Vi racconto io la strage di Vinca"

Ecco una delle testimonianze inedite arrivate in Regione
 
Di Maria Stella Del Giudice Carli (Cascina, Pisa) 
Ho creduto opportuno inviare questa memoria, del mio vissuto personale, alle vostre autorità, perché, quasi sempre, nelle cronache e nelle commemorazioni il nome di Vinca e la storia dei suoi 165 morti viene omessa e dimenticata. Mi chiamo Maria Stella Del Giudice sono nata a Vinca (Fivizzano) il 13 aprile del 1942 e sono la nipote di Federici Narciso, che fu trucidato a Vinca il 24 agosto 1944.
Ho letto che il prossimo 3 giugno sarà; firmata una petizione da inviare a Roma sulle stragi nazifasciste. Essendo una sopravvissuta, credo opportuno portare la mia testimonianza, oltre ad essere interessata al contenuto degli archivi segreti.
Sono nata nel comune di Fivizzano, e residente a Vinca un paesino a 800 metri sul livello del mare, circondato dai monti, fino all'età; di 12 anni. Nell'anno 1944 si trovavano a Vinca parecchi tedeschi che con la ditta Todt e l'aiuto di operai italiani costruivano la strada che da Monzone porta a Vinca e che, probabilmente, doveva continuare fino al passo della Foce per scendere poi al Forno di Massa.
Ho sempre sentito raccontare che nel mese di agosto dello stesso anno alcuni partigiani spararono ad un graduato tedesco, in località; La Bella, che stava salendo a Vinca a bordo di una camionetta guidata dal suo autista, per controllare gli operai. La gente del luogo ha sempre raccontato che dopo lo sparo i partigiani si diedero alla fuga. La notizia si diffuse in pochissimo tempo fino al paese così; il timore, per la possibile rappresaglia, cominciò; a serpeggiare nelle persone.
Alcuni fra i paesani più; accorti con i loro piccoli e poche cose si diedero alla fuga andando a nascondersi negli anfratti dei monti. Altri invece, come le persone anziane che come la mia nonna e mio nonno dicevano "noi non abbiamo fatto nulla, siamo vecchi, quindi non abbiamo nulla da temere" rimasero a casa e furono uccisi. Il 24 agosto alle ore 8 del mattino cominciarono ad arrivare in paese le prime camionette tedesche e altre ancora gremite di Fascisti appartenenti alle formazioni dei Mai Morti" una formazione tristemente nota in tutta la Lunigiana. La prima vittima fu all'ultima curva prima del paese, si trattava di una donna che si recava ai lavoro nel suo piccolo appezzamento di terreno. Cosi incominciò; la carneficina che durò; tre giorni.
Il primo giorno furono uccise tutte le persone che erano rimaste in paese. Pochi altri furono rastrellati e portati in cima al paese in località; Mandrione (un posto che serviva al raduno delle greggi). Il nonno fu trucidato sulla porta di casa, rimanendo con i piedi fuori della porta, la nonna si salvò; grazie a un provvidenziale bisogno fisiologico, però; da dove si trovava assistette, con orrore, all'uccisione del marito. Coloro che si salvarono lo debbono alla conoscenza del territorio cosi come la sottoscritta e sua cugina che si trovavano nascoste in un anfratto di una grotta o altri che avevano trovato rifugio nel cavo di castagni secolari. Le vittime furono molto numerose e pochi furono gli scampati perché;, fascisti e tedeschi, erano guidati, nella feroce ricerca, da fascisti della zona che conoscevano bene il territorio. Molti furono riconosciuti, dai sopravvissuti dai loro dialetti.
Fra le tante vittime dell'eccidio anche una giovane donna incinta di 9 mesi che fu sventrata e successivamente fu preso il feto facendone oggetto di bersaglio. Altri furono seviziati ed impalati. Il primo giorno fu eliminata ogni forma di vita esistente in paese, in un'orgia sanguinaria fu sparato ad animali e cose. Un vento inumano di follia inimmaginabile sembrava essere passato sopra al ridente paese delle Apuane. Dopo essersene andati, e avere aspettato che la gente uscisse dai nascondigli, ritornarono e fu di nuovo strage ed orrore.
I paesani superstiti, fatto tesoro della lezione precedente, aspettarono circa due giorni prima di ritornare in paese, il caldo dell'agosto aveva fatto ulteriore scempio di quei poveri corpi.
Quello che più; mi ha sorpreso, in tutti questi anni, è; che ci sono verità; diverse e soprattutto non è; mai stata fatta piena luce su quei fatti lontani. Se qualcuno ha la chiave per aprire quegli armadi ben venga e speriamo che sia la volta buona. 1 Martiri di Vinca aspettano ancora.
Voglio e oso sperare, nell'uguaglianza della Morte, che coloro che furono trucidati a Vinca non siano morti di serie B. Insieme ai compagni di sventura di Careggine, Sant'Anna e Marzabotto anche loro vogliono rivivere nel ricordo di tutti gli Italiani.
Ossequi. 


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Il Corriere di Firenze - 10 giugno 2002 

Ultima modifica: 28/12/2012 15:59:08 - Id: 349187