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Comune di Monticiano (Si)

Comune di Monticiano (Si)

Località della strage Monticiano data 11 marzo 1944



Elenco delle vittime

Nomi delle vittime (Jona pag. 15):
10 civili (tutti adulti)

Avi Alizzardo, 20
Avi Alvaro, 22
Borri Cesare, 22
Boschi Solimano, 20
Fabbri Armando, 19
Filippini Ezio, 21
Pieri Azelio, 21
Antonucci Liliano, 21
Mari Aldo, 22
Masi Faustino, 22

Descrizione

Sul Monte Quoio, in territorio di Monticiano, il comando della Brigata Garibaldi "Spartaco Lavagnini" ha posto un campo di alloggiamento di un nutrito gruppo di renitenti alla leva.
Alla fine di febbraio la formazione partigiana decide di spostarsi dalla zona compresa tra Grosseto e Monticiano, a quella di Montieri.
Tocca allora al distaccamento di stanza a Fogari (in comune di Chiusdino) prelevare e scortare i giovani renitenti del Monte Quoio: la data fissata è la notte tra il 9 e il 10 marzo.
Ma in quel giorno, in seguito ad una soffiata, alcuni uomini della "Lavagnini" compiono un attentato ad un'auto della Gnr, lungo la statale Grosseto-Siena, sulla quale avrebbe dovuto trovarsi il capo della provincia di Grosseto Ercolani: muore invece l'autista, Ponzio Neri, e resta ferito un commerciante della zona al quale il Neri aveva dato un passaggio.
La reazione fascista è immediata. Il console della GNR di Grosseto, Ennio Barberini, ordina un vasto rastrellamento al quale partecipano i suoi uomini, alcune pattuglie tedesche e gli uomini della GNR di Siena.
All'alba dell'11 marzo il campo reclute della "Lavagnini" viene accerchiato, il servizio di guardia non avverte in tempo coloro che ancora risiedono sul Monte Quoio: nello scontro a fuoco muore il partigiano Giovanni Bovini, e resta ferito gravemente ferito il francese Robert Hayden.
Nel campo sono presenti 19 giovani, appena arrivati, che si arrendono dietro la promessa di aver salva la vita. Il contingente fascista si mette quindi in marcia, scortando i prigionieri in direzione di Siena. Arrivati nei pressi del cimitero di Scalvaia (in comune di Monticiano) viene effettuata una cernita. Un prigioniero, dichiaratosi disposto a collaborare, viene portato a Grosseto per essere arruolato nella Gnr; altri 8 (tra cui Hayden, gravemente ferito, che morirà poi all'ospedale di Siena) sono portati a Siena per essere giudicati dal Tribunale Militare Straordinario di Guerra.
I rimanenti 10 giovani sono invece fucilati sul posto, non distante dal luogo ove era stato effettuato l'attentato all'auto della Gnr. E' vano anche il tentativo del parroco di Scalvaia don Antonio Saperi, che cerca inutilmente di fermare i fascisti. Costoro, lasciano i corpi degli uccisi disseppelliti, e appendono un cartello che recita: "Nel luogo in cui un nostro milite ha trovato la morte per mano dei ribelli, questi traditori sono stati raggiunti dalla giustizia. La giustizia arriva sempre per uno a dieci".
Dopo due giorni, a Siena, il tribunale condanna a morte 4 dei 7 prigionieri, e gli altri a 24 anni di reclusione. Le vittime vengono fucilate nel cortile della caserma La Marmora.
Note sui responsabili e sul dopoguerra
Per questa uccisione, nel dopoguerra, viene dichiarato competente il tribunale di Grosseto, in quanto l'ordine del rastrellamento parte dal comando della locale Gnr e dal capo della provincia Ercolani.
L'esecuzione di Scalvaia sarà quindi il primo capo di imputazione al processo contro Ercolani e le altre cariche dal fascismo repubblicano di Grosseto: episodio per il quale tutti verranno riconosciuti responsabili.

Ultima modifica: 19/02/2013 19:44:33 - Id: 582093