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02 febbraio 2010
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SportHabile, lo sport per tutte le abilità

Il progetto

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Il sito:  www.sporthabile.it


Premesse

Finalmente dopo tanto combattere anche in Italia lo sport per disabili è arrivato ad un livello di considerazione analogo a quello delle altre nazioni importanti. E finalmente si è capito che la pratica sportiva oltre ad essere uno dei migliori veicoli di riabilitazione fisica e funzionale, è anche uno degli stimoli più forti per indurre il disabile ad affrontare la vita di relazione. Fare sport, in molti casi, significa ritrovare il proprio protagonismo.
E pensare che proprio a Roma nel 1960 in occasione delle Olimpiadi Estive, per la prima volta in coda ad esse, fu organizzato un evento internazionale, in cui atleti disabili fisici di 23 nazioni da tutto il mondo, si cimentarono in 8 discipline sportive e, con l’ausilio di rudimentali carrozzine da agonismo, dettero il via alle Paralimpiadi.
Dopo quella esperienza, dalle fusioni di alcune Associazioni Sportive per Disabili, presenti ed attive sul territorio nazionale, nacque la F.I.S.Ha.
(Federazione Italiana Sport Handicappati). La Fisha con il suo primo storico presidente, il sig. Roberto Marson, che ai Giochi Paralimpici del 1968 era stato giudicato miglior atleta assoluto, cercò immediatamente un riconoscimento istituzionale e un coinvolgimento di tutti i portatori di handicap che volevano fare sport, indipendentemente dalla loro menomazione.
Passarono alcuni anni e dopo tante, tantissime barriere mentali superate, nacque la F.I.S.D. (Federazione Italiana Sport Disabili) che per la prima volta, sotto la presidenza del prof. Antonio Vernole, raggruppò tutti i portatori di handicap, fisici (paraplegici, tetraplegici, poliomielitici e amputati), sensoriali (sordi e ciechi) e mentali (cerebrolesi, down, intellettivi). Finalmente ogni disabile poteva riconoscersi in un organismo nazionale in grado di che capire i loro problemi, affrontare le loro difficoltà, organizzare la loro attività sportiva.
Organizzare tanti tipi di handicap, comprendenti decine di discipline sportive, ciascuna con attività regionale, nazionale ed internazionale, era un’impresa difficilissima per una sola federazione. Fortunatamente, grazie alla lungimiranza del nuovo presidente l’Avv. Luca Pancalli, anch’egli come Marson vincitore di tantissime medaglie paralimpiche, e alla sensibilità dei nostri governanti, nel 2003 è nato il C.I.P. Comitato Italiano Paralimpico, una sorta di CONI per disabili, con varie Federazioni Paralimpiche affiliate e con vari dipartimenti legati ad ogni disciplina sportiva. Un organizzazione esemplare, che ci viene studiata a livello internazionale, e che ha portato risultati strabilianti di gestione ed organizzazione, consentendo, attraverso gli organi territoriali periferici, di istaurare proficui rapporti di collaborazione con le strutture sanitarie e para-sanitarie (Unità Spinali, Centri Inail ecc.), con i vertici sportivi del Coni (dove a tutti i livelli un rappresentante Cip è sempre presente in Giunta e talvolta ne è anche il vice-presidente), con le strutture scolastiche (Università, Scuole medie inferiori e superiori, Scuole dello Sport ecc.).
Purtroppo nella nostra regione, una grave malattia che ha colto il compianto Presidente Regionale Cerri, ha costretto Cip Toscana ad una stagnazione
operativa. Ora, dopo il commissariamento c’è un nuovo Consiglio, e con esso una nuova operatività. Questa nuova atmosfera è stata subito colta dal dr.
Paolo Ignesti Presidente del Coni Regionale e dal dr. Gianni Salvadori Assessore allo Sport e ai Servizi Sociali della Regione Toscana la cui stretta
collaborazione ha prodotto questo Progetto che abbiamo denominato “Progetto SportHabile”.


Azioni

Fatte le dovute premesse, è fondamentale capire che il fenomeno dello sport per disabili è un fenomeno talmente complesso che non può essere affrontato de non a 360°.
Solo così si potrà crescere veramente e mettere in essere tutte le azioni possibili affinché, con il sostegno delle Istituzioni in generale e dell’Ente Regione in particolare, si possano diffondere in modo significativo tutti i benefici derivanti dal portare i disabili alla pratica sportiva.

1) Informazione
Il primo aspetto su cui questo progetto vuole intervenire è quello della circolazione delle notizie relative allo sport per disabili, ai suoi benefici per gli attori - i disabili che possono praticare una disciplina sportiva - e per gli spettatori, coloro che entrano in relazione con loro, ogni qual volta li osservano mentre praticano sport. Questo aspetto sarà particolarmente curato nell’ambito del Progetto SportHabile con un’azione progettuale specifica denominata “InformHabile” e che consentirà l’apertura di specifici sportelli informativi dove possano venire diffuse tutte le informazioni relative allo sport per portatori di handicap e ai vantaggi che esso può offrire.
Infatti, sovente vi è pochissima conoscenza da parte degli stessi attori, sulle proprie residue possibilità e mai o quasi mai, questa conoscenza è propria e profonda da parte degli spettatori, specialmente se costoro non hanno rapporti con la disabilità.
Il disabile, in particolar modo il traumatizzato, teme il proprio status e tende a chiudersi in un mondo ovattato, dove non esiste lo sport perché lo stesso concetto di competizione ve ne è bandito. Chi gli sta intorno sia a livello familiare che istituzionale (scuola, terapisti della riabilitazione assistenti sociali ecc.), poche volte entra in relazione con la pratica sportiva e quando questo accade, il confronto è spesso con soggetti particolarmente dotati, in grado di fornire prestazioni ritenute impossibili dai disabili “normali” . Uno per tutti, argomento di questi ultimi mesi, il sudafricano Pistorius che, con due protesi speciali ottiene prestazioni atletiche inseribili fra le prime al mondo in modo assoluto.
Invece la pratica sportiva, specialmente quella che definiremo “competitiva non agonistica” è un vero toccasana per gli attori – disabili, perchè :

    a) la ricerca del superamento dei propri limiti di diversamente abile in una dimensione ludica, consente di ottenere risultati riabilitativi sorprendenti;
    b) la competizione dà quello stimolo in più, frutto della ricerca di emulazione di un proprio simile (anche di handicap) che, seppur non in presenza di agonismo esasperato, contribuisce a consolidare la auto stima e l’auto convinzione nel superamento degli ostacoli;
    c) la pratica sportiva avviene in ambiente non protetto, che pur se curato affinché non vi siano barriere architettoniche, non può offrire le “sicurezze” tipiche di un ambiente protetto che, proprio per questo, inibisce la crescita e la normalizzazione della diversità;
    d) l’allenamento si svolge a stretto contatto con altri sportivi di ogni età, estrazione sociale, economica e culturale e costringe il disabile ad un serrato confronto con il mondo esterno, di quei normodotati che spesso rappresentano per il disabile la dimostrazione della sua diversità. A loro volta costoro si trovano a relazionare con il disabile in un ambiente differente dall’abituale e, spesso per la prima volta, percepiscono la disabilità in una dimensione ben diversa da quella sanitaria.
    Nei campi di atletica, nelle piscine, nelle palestre, per la prima volta il disabile non è un malato ma uno sportivo, un atleta con qualche difficoltà. Questa fondamentale differenza è il primo passo fondamentale, verso quel processo di integrazione che farà di un disabile che fa sport semplicemente uno ……. sportivo, sia esso ciclista o tennista, sciatore o schermidore, pongista o calciatore.

Ma come abbiamo detto, questi benefici non sono solo per gli attori dello sport-handicap, ma anche per gli spettatori, per tutti coloro che in qualche modo e a qualunque titolo, entrano in relazione con disabili che praticano una disciplina sportiva.
Fra costoro, un ruolo determinante lo rivestono i genitori, che pur non vivendo sulla loro pelle la disabilità, sono costretti a confrontarcisi ogni ora di ogni giorno. I genitori, specialmente nell’ambito della disabilità intellettiva e relazionale, ma anche le mogli e i parenti e gli amici, nelle altre disabilità, hanno bisogno di tutte le informazioni possibili per vincere una loro diffidenza che, soprattutto nei casi delle disabilità congenite, si è consolidata profondamente grazie alle moltissime delusioni che il sistema ha fornito loro.
Il messaggio sul quale dobbiamo lavorare nei confronti degli spettatori dello sport handicap non è molto diverso da quello degli attori, perchè :

    a) il rapporto con la disabilità è a volte di sofferenza interiore e di disagio, a volte di disponibilità e spirito di servizio per fornire al proprio
    familiare quello che si ritiene gli serva. Entrare nella dimensione ludico-motoria tipica dello sport, cambia anche il tipo di servizio che viene
    richiesto e che trova una nuova dimensione di normalità tipica di ogni genitore. Specialmente nella disabilità intellettiva, l’attività sportiva dona
    anche agli spettatori un ruolo di attori, protagonisti del modo di fare sport del proprio congiunto.
    b) l’informazione fornita nel modo giusto, con le nozioni giuste, contribuisce ad accrescere la fiducia nelle istituzioni e, tranquillizzando lospettatore da ansie e perplessità, lo trasforma in un valido collaboratore del progetto.
    c) ci sono azioni informative da parte di federazioni sportive o enti di promozione che cercano di valorizzare la loro disciplina come fonte di benefici di vario tipo. Portare alla loro conoscenza tutte le peculiarità tipiche di ogni disabilità con un informazione guidata a 360°, contribuirà a far nascere un interesse meno generico e frutto della generosità individuale, bensì più consapevole e motivato, trasformando questi altri spettatori della disabilità, in veri promotori dello sport-handicap.

2) Formazione
Questo processo è rivolto esclusivamente a tutti coloro che in concreto relazioneranno poi con i disabili. Il lavoro si svolge su quattro fronti : quello dei formatori dei docenti sportivi, quello dei docenti sportivi, quello dei docenti scolastici e quello delle associazioni di volontariato e delle cooperative sociali che decidono di confrontarsi a vario livello con il mondo della disabilità.
Il concetto semplice è che spesso tutti questi soggetti, quando ce l’hanno, hanno una preparazione modesta se riferita allo sport. Sovente sono estremamente preparati in altri campi ma sanno poco o niente delle possibilità e dei benefici che la pratica sportiva può offrire e, se li conoscono, ne hanno una visione incompleta e generalmente legata ad un’unica disciplina sportiva, spesso con adattamenti di cui non ne conosco a fondo le ragioni o i motivi tecnici. Questo accade anche perché raramente si è riusciti a coinvolgere in maniera sistematica e diretta, i portatori di handicap alla stesura dei progetti di formazione soprattutto nel campo sportivo.
La formazione non può prescindere da uno stretto rapporto di collaborazione del Cip con la Scuola dello Sport del Coni e attraverso questa collaborazione mettere a punto modelli formativi sempre più curati, approfonditi e sistematici.
    a) formatori dei docenti sportivi : la Scuola dello Sport dispone di formatori molto preparati che però non sempre hanno una preparazione altrettanto completa sullo sport per portatori di handicap. E’ necessario cominciare un percorso formativo per migliorare le conoscenze di coloro i quali saranno poi, come docenti, i protagonisti della formazione sportiva.
    b) docenti sportivi : in molte province esiste una stretta collaborazione fra la Scuola dello Sport del Coni e le Federazioni e vengono organizzati molti corsi di formazione per operatori sportivi. Anche in questo caso, con la collaborazione della Scuola, è opportuno organizzare in ogni Coni Provinciale dei corsi di formazione che diano una prima informazione specifica sullo sport per disabili.
    c) docenti scolastici : in ogni scuola, a tutti i livelli, un momento di grande aggregazione è dato dall’ora di educazione fisica. In molti paesi viene posta grande attenzione a sfruttare questa fonte di aggregazione per l’integrazione e l’emancipazione dei portatori di handicap.
    In Italia a parte sporadiche realtà, frutto della sensibilità di qualche direttore didattico o di qualche insegnante, i disabili vengono esonerati proprio alla lezione di educazione fisica, secondo un processo che trova proprio nelle famiglie la più forte motivazione all’esonero dell’alunno.
    La facoltà di Scienze Motorie, pur prevedendo una informazione sulle discipline adattate, spesso non è in grado di effettuare una vera e propria formazione in tal senso. Con l’aiuto della Regione, è possibile attivare una collaborazione fra il Cip Regionale la Scuola dello Sport del Coni e le Università tesa ad approfondire la formazione specifica e soprattutto a collegare questa con delle esemplificazioni teoriche e delle esibizioni tecniche.
    Il primo passo è la stesura di un testo che sia una vera e propria guida allo sport per portatori di handicap.
    •  Il secondo è l’organizzazione di brevi ma frequenti stage formativi, in sintonia con gli organi regionali preposti all’istruzione e con la collaborazione del Cip, rivolti alle varie sezioni provinciali degli ex Provveditorati agli Studi oggi Centri Servizi Amministrativi, e anche ai plessi scolastici più importanti e con presenza di disabili, portando delle “case history” che possano illuminare sui risultati possibili e ottenibili grazie alla pratica di una disciplina sportiva.
    •  Il terzo step è far tornare l’ora di educazione fisica come momento di aggregazione, cercando di sensibilizzare i vari plessi scolastici affinchè le classi dove c’è la presenza di disabili possano effettuare una programmazione volta ad aggregare più soggetti portatori di handicap oppure affinchè venga affrontato un processo formativo che coinvolga i disabili in discipline “possibili”.
    d) le associazione di volontariato e le cooperative sociali : queste organizzazioni che si muovono nel mondo della disabilità,hanno sovente poca relazione con lo sport e talvolta lo guardano addirittura con diffidenza. La formazione verso questi soggetti è un lavoro difficile e molto complesso perché tutte le forze devono essere messe in campo e coordinate con attenzione. Certamente molto del successo di queste azioni dipenderà dalla capacità di relazionare proprio con le associazioni e le cooperative che già lavorano in modo positivo e si dovrà riuscire a coinvolgerle condividendo le finalità e coordinando con loro il lavoro da fare. Occorre sempre ricordare che tutti quanti lavorano nel mondo della disabilità devono diventare nostri alleati a mai essere considerati come avversari.


3) Centri SportHabile
Tutto questo lavoro di informazione e formazione non avrebbe senso se non riuscissimo a dargli lo sbocco adeguato per avviare i portatori di handicap alla pratica sportiva. Il modo di affrontare una disciplina sportiva riteniamo debba avvenire a tre livelli : uno di approccio in cui uno sport è un semplice divertimento ed occasione di svago e aggregazione, uno di confronto dove si  comincia a provare l’ebbrezza di competizioni-esibizione blande (tipo saggio), per dare un senso all’allenamento, ed uno agonistico che consenta a chi lo desidera, di far diventare lo sport e l’allenamento qualcosa di più, un lavoro specifico finalizzato alla competizione.
Naturalmente non è detto che debbano esserci Centri SportHabile diversi per ogni livello  richiesto, ma non c’è dubbio che con la disabilità si deve smettere di muoversi con approssimazione e, confondere i tre diversi livelli, rischierebbe di far mancare gli obiettivi che abbiamo citato in premessa.
Quindi la società sportiva, sia essa per normodotati che per disabili, che si candidi a creare un Centro SportHabile completo, deve essere in grado di organizzare i tre livelli mantenendoli  distinti e, se riceve contributi per questo, deve essere monitorata affinchè vi sia la certezza che non vengano fatte forzature verso il livello agonistico.
I criteri per tutti i Centri sono pochi e semplici : devono essere totalmente accessibili (impianti, servizi e spogliatoi) avere nelle vicinanze uno o più parcheggi riservati, poter offrire un istruttore in grado di assistere i neo-sportivi almeno per uno start-up iniziale, fornire gratuitamente l’attrezzatura necessaria per poter provare quella disciplina sportiva (carrozzine speciali, attrezzatura tecnica ecc.).
Nel dettaglio :
    a) centri per l’approccio : probabilmente la cosa più logica sarebbe affidare il primo livello a centri di riabilitazione (Unità Spinali, Centri Inail, Centri di recupero per non vedenti ecc.) e a società polisportive per disabili anche se non necessariamente, purchè decidano di sposare il progetto e garantiscano un livello di servizio adeguato alla multidisciplinarietà richiesta in questi “Centri di approccio allo sport”.
    La possibilità di più discipline da poter scegliere, deve garantire ai soggetti interessati di poter valutare a pieno quella che maggiormente si adatti alle proprie menomazioni, possibilità, gusti, interessi ecc. ecc., con un monitoraggio attento e sistematico dell’accessibilità degli impianti, degli spogliatoi dei luoghi di ristoro se ce ne sono, con la comodità di parcheggi riservati ai disabili. In questa fase ci deve essere una tolleranza minima.
    Dopo il lungo lavoro compiuto, non si può correre il rischio che l’essere riusciti a creare un desiderio di approccio allo sport, venga vanificato da uno scalino o dalla mancanza di un bagno o dall’assenza di operatori che relazionino nel modo corretto col portatore di handicap che finalmente, superate tutte le barriere psicologiche, accetta di “venire a vedere” e “provare” lo sport.
    b) centri per l’avviamento : questo livello, ma anche il successivo, potrebbero essere affidati a società sportive o polisportive dove la preparazione tecnica è più specifica e dove la pratica è più legata ad una disciplina precisa. E’ questo il livello dove si completa quel processo di integrazione di cui abbiamo parlato in premessa e dove è fondamentale riuscire a coinvolgere sia gli attori  dello sport-handicap sia i loro spettatori.
    In questa fase l’integrazione deve andare a braccetto con la pratica sportiva e non sarebbe male aiutare manifestazioni dove atleti disabili e normodotati possano confrontarsi insieme a fine corso.
    c) centri per l’agonismo : questo livello deve essere esclusivamente di pertinenza delle società sportive affiliate Coni e Cip che praticano uno sport con fini agonistici. La cosa fondamentale è che ci siano docenti che insegnino ai portatori di handicap una disciplina sportiva “per disabili” enon una disciplina adattata a loro da quella dei normodotati.
    Sovente vi sono maestri di sci che insegnano a sciare utilizzando le stesse tecniche e gli stessi sistemi usati per insegnare ai normodotati ma che non hanno mai provato un monosci o a sciare ad occhi bendati. Sostanzialmente “adattano” le loro tecniche di insegnamento a soggetti che solo apparentemente praticano lo stesso sport, ma nella realtà necessitano di nozioni e informazioni tutt’affatto differenti.
    Sciare su un monosci richiede un tecnica particolare e se è possibile accettare un insegnamento univoco per abili e disabili nei livelli di approccio e di avviamento, non è possibile che ciò accada sul fronte dell’agonismo.

4) Manifestazioni SportHabile
Lo sport ha in se anche un aspetto spettacolare che è quello che ne garantisce il successo. Anche lo sport-handicap, se viene presentato con la giusta preparazione e informazione, può essere altrettanto spettacolare.
Anche per questa azione, crediamo che dovremmo muoverci su tre livelli : un primo livello di manifestazioni nazionali con lo svolgimento di Campionati Italiani, un secondo livello con lo svolgimento di manifestazioni internazionali ed un terzo livello con manifestazioni integrate. Come manifestazioni integrate intendiamo sia quelle dove abili e disabili gareggino insieme, nell’ambito della stessa manifestazione sportiva, ognuno con le proprie peculiarità e categorie; e sia altre in sport dove è possibile, in cui si cimentino insieme in gare comuni che li coinvolgano nella medesima manifestazione e con un unica classifica finale.
    a) manifestazioni nazionali : e’ questo un compito precipuo del Cip che coordinandosi con le moltissime società sportive presenti in regione (circa 35) e capillarmente diffuse in ogni provincia, deve candidare la nostra regione ad ospitare finali di Campionati Italiani di alcune discipline sportive, predisponendo ove possibile in un ipotetico piano almeno triennale, una rotazione che consenta di far vedere gran parte degli sport in tutti i tre grandi gruppi della disabilità : fisica, sensoriale e mentale.
    Naturalmente visti i costi che questo tipo di organizzazioni comportano è indispensabile un lavoro capillare che non può non coinvolgere le Province ed i Comuni. Pensare che le società sportive locali o la regione, possano finanziare finali di Campionati Italiani è non solo difficile ma a nostro giudizio sbagliato.
    Questo progetto, certamente molto ambizioso, che ha nell’emancipazione del portatore di handicap e delle sue famiglie attraverso lo sport, l’obiettivo primario da raggiungere, può funzionare solo se anche le istituzioni locali sposano l’idea e si attivano per sostenerla. Abbiamo già stabilito contatti con alcuni Comuni e Province che, forse perché più abituate a relazionare con noi su queste idee, si sono dichiarati disponibili ad aiutarci nell’intento.
    Così, per il 2010 abbiamo già vinto l’organizzazione della finale del Coppa delle Regioni di nuoto, la finale del Campionato Italiano di Tiro con l’Arco, la finale dei Campionati Italiani di Bocce, nonchè la finale del Campionato Italiano Endurance di Canoa. Ci siamo inoltre candidati per la finale del Campionato Italiano di Water-basket e quella del Campionato Italiano di Salvamento Infine, è nostra intenzione portare anche a Firenze lo svolgimento della Giornata Paralimpica che già si svolge nelle città più importanti d’Italia.
    Sarà un lavoro intenso ed impegnativo che sarà possibile solo con l’impegno e la partecipazione di tutti : Cip, Coni, Federazioni Sportive, Istituzioni e Associazioni di Volontariato del territorio.
    b) Manifestazioni internazionali : I Campionati Europei di tennis-tavolo di Genova del 2009 sono l’esempio di come anche fra i disabili esistano eventi che sanno creare un interesse eccezionale. E’ notizia recente che Snai prestissimo organizzerà un sistema di scommesse sportive anche sul mondo dello sport-handicap.
    Al di là delle personalissime considerazioni, positive o negative che si possono fare sulle scommesse, non c’è dubbio che questo fatto testimonia una diversa  sensibilità verso lo sport dei disabili. Non più un evento pietoso da non far vedere (parole del cronista Rai Paolo Rosi da Seoul 1988, durante un’esibizione di 1.500 mt. in carrozzina), ma è addirittura un evento su cui scommettere. Certo saranno privilegiati gli sport semi-professionistici che ci sono anche nello sport-handicap, (basket, tennis, sci, tennis-tavolo, ciclismo ecc) e durante eventi molto particolari, tuttavia la nostra regione non può rimanere sistematicamente fuori da questi grandi eventi anche mediatici.
    Pensiamo comunque che in questa fase di start up del progetto, sia più utile destinare risorse ed energie a risollevare il mondo dello sport-handicap in generale, coordinando le molte società sportive specifiche per disabili e le altre di normodati, che si aprono all’handicap verso un
    unico obiettivo : aumentare la diffusione dello sport per disabili, la sua conoscenza e frequentazione.
    Sicuri del successo di queste iniziative internazionali, sarebbe opportuno costituire un Comitato Organizzatore che raggruppasse le istituzioni
    regionali dello sport (Cip e Coni), della politica, delle associazioni di volontariato e delle associazioni di categoria, per pensare ad organizzare
    in Regione Toscana con cadenza almeno biennale, un grande evento che possa portare nella nostra regione non solo il top dello sport-handicap,
    ma anche tutto l’indotto di flussi turistici che una grande manifestazione internazionale riesce a muovere.
    c) Manifestazioni integrate : questo tipo di eventi sono quelli che cementano i risultati che questo progetto è in grado di ottenere. Il lavoro deve essere fatto a 360° nei confronti dei vari players dello sport. Ci riferiamo alle società sportive per disabili, agli enti di promozione sportiva
    (Uisp, Csi ecc.) e alle grosse società polisportive presenti capillarmente nella nostra regione. Gli obiettivi devono essere almeno tre : un primo teso ad organizzare veri e propri eventi promozionali dove abili e disabili si confrontano in una gara, un secondo con esibizioni in cui nomi noti ed importanti accettino di mettersi in gioco confrontandosi con i portatori di handicap, un terzo con l’apertura ai disabili nei campionati normodotati delle varie federazioni sportive o degli enti di promozione.

* il primo obiettivo serve ad ottenere consuetudine alla pratica dello sport dei diversamente abili insieme con gli altri. Gli esempi di tennis, sci o vela, sono propedeutici proprio a questo. Altri esempi efficaci da potenziare e coordinare sono le molte gare di maratona dove partecipano
anche portatori di handicap. Due realizzazioni concrete seppur non ancora sistematiche, sono la Firenze Marathon e i 100 km. del Passatore, dove atleti in hand-bike gareggiano insieme con gli altri maratoneti.
* Il secondo obiettivo serve a creare quel consenso attorno alla disabilità che è fondamentale per rompere il muro della diffidenza. Ricordo con grande piacere un evento di molti anni fa a Pontedera in cui l’intera Giunta Comunale Sindaco in testa, accettò di disputare una gara di
pallamano su sedia a rotelle contro una squadra mista di disabili della Regione. Segnali di questo tipo anche con grandi campioni dello sport, sarebbero veramente importanti. Avere la pluricampionessa olimpica ottantenne Celina Seghi come apripista alla gara mista di slalom che si
tenne all’Abetone, fu un altro evento speciale che face parlare di sport-handicap. Sono eventi sporadici che hanno avuto seguito prevalentemente nel territorio dove hanno avuto luogo le manifestazioni, tuttavia se organizzati possono rappresentare momenti fondamentali per svegliare l’opinione pubblica.
* Il terzo obiettivo serve per la normalizzazione dello sport-handicap come sport sic et simpliciter, ad aiuta i disabili che desiderano fare agonismo vero e proprio, a confrontarsi con altrettanti agonisti veri. L’importante per noi è garantire che come ci sono le categorie di sesso o di peso, durante un evento sportivo importante ci sia anche la categoria dei disabili, sportivi e agonisti al pari degli altri.

5) Diffusione e informazione

    a) La creazione di un logo che individui facilmente il progetto “SportHabile” contenente i loghi della Regione Toscana, del Cip e del Coni, è fondamentale per dare un marchio di garanzia a tutte le azioni che il Progetto comporta. Troppe volte si sono scoperti raggiri e ladrocini nei
    confronti dei portatori di handicap. E’ ora di fare ordine comunicando agli utenti, ma soprattutto alle Istituzioni e agli Enti, che esiste una struttura capillarmente organizzata sul territorio dell’intera Regione, controllata e verificata con regolarità, e che possiede tutti i requisiti che
    una struttura seria deve avere.
    b) Web communication : Altrettanto importante è un lavoro di coordinamento delle informazioni e dei risultati ottenuti attraverso una diffusione sul web.
    La maggior parte dei disabili sono accaniti navigatori in internet. Occorre creare intorno a questo progetto un piccolo staff di persone in grado di diffondere sistematicamente ogni notizia, creando anche una banca dati di utenti da raggiungere regolarmente con le informazioni più complete,
    tese a diffondere il lavoro che viene svolto ed i risultati che esso ottiene.
    E’ fondamentale avere link mirati sia all’interno dei siti classici dello sport (Coni, Cip, Federazioni Sportive Nazionali, Associazioni di volontariato e Enti di Promozione che aderiscono), sia all’interno dei siti istituzionali (Regione, Province e Comuni). Il tutto facilmente identificabile grazie al logo che deve dare al Progetto la necessaria credibilità istituzionale ed una sorta di certificazione di qualità, a garanzia della continua e sistematica verifica dell’efficacia delle azioni proposte.
    Per poter parlare e spiegare l’attività sportiva per disabili del Cip, nell’ambito dell’enorme varietà di discipline sportive che esso comprende, e per attirare l’attenzione degli interlocutori, è fondamentale disporre di materiale audiovisivo specifico.
    Realizzeremo per questo degli “shortmovies” di 10/15 minuti ciascuno, contenenti una rapida dimostrazione di varie discipline sportiva, una veloce spiegazione dei benefici psicofisici che lo sport arreca ed una dimostrazione di una lezione di start-up di qualche disciplina sportiva. La testimonianza di un atleta top di quella disciplina, possibilmente toscano, concluderà il video.

6) Regole e criteri
Prima del varo della prossima Giunta Regionale sarà costituita una Commissione composta dalla capofila del Progetto la Regione Toscana, dal Cip Regione Toscana e dal Coni Regionale, per codificare precisamente i criteri di assegnazione, la tempistica di presentazione delle richieste e la registrazione dei nuovi Centri SportHabile oltre che la verifica del mantenimento dei requisiti di quelli esistenti.
La stessa Commissione verificherà eventuali modifiche ai criteri oggi concepiti, per rendere il Progetto efficace nel tempo, utilizzando l’apporto di tutti gli attori che hanno contribuito al concepimento di SportHabile.