La scuola come ambito e strumento primario per sollecitare e verificare i processi di inclusione culturale in Toscana. Oggi pomeriggio, al convegno 'Immigrati, risorsa scoperta', sono stati presentati i risultati di due ricerche condotte nelle scuole toscane dalle Università di Siena e Firenze e l'esperienza sviluppata nelle scuole della provincia di Prato.
La ricerca dell'Università di Siena: gli immigrati di seconda generazione in Toscana, problemi e opportunità. L'indagine è stata condotta in due anni ed ha preso come campione 26 istituti toscani di istruzione secondaria superiore. Attraverso un questionario sono stati intervistati alunni ed insegnanti con lo scopo di valutare la percezione del grado di integrazione in classe (ed in famiglia) ed i problemi incontrati.
Dal lato degli insegnanti (808 quelli che hanno risposto, su 3000 contattati) le difficoltà maggiori emerse riguardano l'inadeguatezza dei programmi scolastici (58,5% degli intervistati), la mancanza di mediatori linguistico-culturali (per la metà) ed il pericolo della sussistenza di atteggiamenti pregiudizievoli. Per quasi la metà non ci sono difficoltà ad avere classi con una presenza sempre crescente di alunni stranieri (la metà ha anche provveduto ad adeguare i programmi scolastici), 6 su 10 sono a conoscenza di problematiche legate all'immigrazione ma soltanto poco più di 1 su 10 ha partecipato a corsi di formazione e aggiornamento in materia. Sempre 6 su 10 ritengono che i genitori si interessano poco della vita scolastica dei propri figli e il 55% giudica scarsa la partecipazione a questa da parte delle famiglie straniere. Per quasi la metà degli insegnantii non si sono mai verificati episodi discriminatori verso studenti stranieri da parte di quelli italiani e per 2 su 3 la presenza di studenti stranieri è motivo di discussione e confronto. Supporti linguistici, attività formative individuali, interazione delle famiglie e maggiori momenti di confronto sono le necessità individuate.
1411 sono invece le risposte ottenute dagli studenti (su 1872 questionari consegnati). Elevata la percentuale di coloro che giudica i propri insegnanti aperti e sensibili alle differenze culturali: 75% per quelli italiani e 72% per gli stranieri. Bassa invece quella di coloro che affermano che la propria scuola organizza iniziative di dialogo e confronto: 28% per gli italiani, 38% per gli stranieri. Questi ultimi si dimostrano più entusiasti verso la scuola (74% contro il 68% degli italiani) mentre più di uno su tre ha denunciato di aver subito, spesso o qualche volta, prepotenze. 3 alunni stranieri su 4 non conoscono la figura del mediatore linguistico-culturale. In generale dalla ricerca emerge che ragazzi e famiglie straniere hanno una maggiore apertura sociale e culturale verso “l'altro”, dimostrano un maggior senso di accoglienza rispetto al “culturalmente diverso” ed un minor interesse verso le questioni politiche e sociali.
Le slides della ricerca.La ricerca dell'Università di Firenze: 'Un mondo in classe. Multietnicità e socialità nelle scuole medie toscane'. Realizzata dall'Università di Firenze e promossa dal Cesvot (scaricabile integralmente da http://www.cesvot.it/repository/cont_schedemm/3759_documento.pdf) affronta un tema delicato, quello dell'integrazione degli studenti stranieri nelle scuole medie toscane. Ad illustrarla brevemente uno dei tre autori, la professoressa Emiliana Baldoni (gli altri due sono Ettore Recchi e Letizia Mencarini).
Il campione preso come base dell'analisi è composto da 473 alunni di 22 classi appartenenti a 12 istituti medi della Toscana. Tra i dati più interessanti quello relativo all'identità e al senso di appartenenza: oltre la metà degli studenti stranieri intervistati ha dichiarato di appartenere ad un’altra nazione, il 14,5% 'al mondo in generale' (contro il 6% degli studenti italiani). Più di 6 su 10 di quelli italiani si sentono appartenenti alla città in cui vivono oppure ‘toscani’. Il 71,5% degli intervistati italiani e il 62,4% di quelli stranieri sentono come prioritaria l’appartenenza alla propria famiglia, il 15,4% degli stranieri ha affermato di 'appartenere solo a se stesso', più del doppio rispetto agli italiani.
Altro dato da segnalare riguarda l'esposizione all'insuccesso scolastico e l'isolamento relazionale. La causa di voti più bassi per gli studenti stranieri è da imputare anzitutto alla minore conoscenza della lingua italiana ma anche al minor tempo a disposizione dei genitori (unito ad una preparazione più bassa) per aiutarli a fare i compiti: solo 1 ragazzo straniero su cinque può contare su questo aiuto (2 su 5 per quelli italiani). Gli studenti stranieri hanno meno amici, soprattutto italiani, e reti sociali più limitate e deboli. La tendenza dei ragazzi, italiani e stranieri, è all’autosegregazione su base etnica. Le ragazze hanno invece una maggior capacità di stabilire legami e relazioni.
Quasi 1 alunno straniero su 10 trascorre il tempo in solitudine o con la famiglia, il 16,8% si definisce “una persona solitaria”, quasi la metà dice di non fidarsi degli altri e uno su quattro dichiara che “sentirsi parte di un gruppo non è molto importante”. Gli studenti di origine asiatica sono più esposti alla marginalizzazione rispetto a quelli provenienti dall’est europeo.
L'esperienza di Prato: accoglienza, inclusione sociale e confronto tra culture. Il progetto ha preso spunto dalla realtà che, nel corso degli anni, si è venuta a creare in questa zona: Prato, dopo Mantova, è la seconda provincia per incidenza di studenti stranieri sul totale degli iscritti, con il 15% (dal 2001 il dato è più che raddoppiato). La media regionale è più bassa di 6 punti, quella nazionale di ben 9. Giuseppe Italiano, che ha presentato oggi il progetto al convegno, è il coordinatore della Commissione scientifica istituita grazie al Protocollo d'intesa per l'accoglienza degli alunni stranieri e per l'educazione interculturale nel territorio pratese che è stato firmato nel 2007 da Regione, Ufficio scolastico provinciale e regionale, Provincia di Prato, tutti i Comuni e tutte le scuole pratesi. «Il documento – spiega Italiano - nasce proprio dalla necessità di creare un coordinamento dei diversi interventi tesi a favorire l'accoglienza e l'inclusione degli studenti stranieri. La collaborazione tra enti locali e scuole è stata molto forte. Vorrei sottolineare in particolare il ruolo della Regione che ha consentito di formalizzare la collaborazione. Le scuole hanno partecipato in modo attivo, presentando progetti, favorendo la formazione dei docenti (anche grazie alle Università di Siena e Venezia) e creando di fatto una vera e propria rete». Obiettivo finale è garantire pari opportunità nell'accesso all'istruzione, creare strumenti concreti di inclusione sociale e permettere lo scambio tra le diverse culture.
Federico Taverniti