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03 gennaio 2008
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Fabbriche a rischio

Nuvole tossiche, fughe di gas velenosi, incendi, esplosioni, popolazioni contaminate e costrette all’evacuazione. Spesso in televisione si vedono scene tragiche: Seveso, Bophal, Chernobyl. E in Toscana la Farmoplant a Massa nel 1988. Ovunque esistono industrie pericolose per la salute delle persone e per l’ambiente. Si chiamano aziende a rischio incidente rilevante. In Toscana non sono moltissime. E sono tenute sotto stretta osservazione, con piani di intervento in caso di incidente.
Da tempo la Regione ha preparato una mappa dettagliata della dislocazione di queste aziende che per il tipo di produzione che fanno, o anche per la loro dislocazione in prossimità di centri abitati o zone particolari, vengono considerate a rischio. Le aziende considerate pericolose in tutto il territorio regionale sono 69, di cui solo 26 segnalate “per un rischio maggiore”. La Toscana è stata la prima Regione italiana ad applicare la direttiva che impone di catalogare queste aziende, il Decreto legislativo 21 settembre 2005 n. 238 - attua la Direttiva 2003/105/CE -, più noto come Decreto Seveso proprio perché fu adottato (e più volte poi riadattato) dopo l’incidente della fabbrica lombarda.
La Toscana ha anche fatto una legge regionale per far conoscere le probabilità di incidente, per ridurle al massimo, per contenere i danni. La legge prevede anche che le popolazion i che vivono in zone dove si possono costruire nuovi stabilimento abbiano il diritto di essere informate e di partecipare alle decisioni.
Ogni azienda è classificata in base alla pericolosità delle sostanze che tratta. Sono informazioni che non può nascondere: devono essere messe a disposizione. Per ogni possibile pericolo devono essere previsti interventi di prevenzione e piani di emergenza. I lavoratori e i cittadini devono sapere cosa fare nel caso di incendi, esplosioni, fughe di gas.
La mappa delle aziende a rischio in Toscana ne segnala il maggior numero in provincia di Livorno, il cui comune capoluogo, insieme a Piombino, è considerato “area critica ad elevata concentrazione di attività indutriali”: sono 21 di cui 9 a rischio minimo e 12 a rischio maggiore nei comuni di Campiglia Marittima, Collesalvetti, Livorno, Piombino, Portoferraio e Rosignano. In provincia di Arezzo se ne contano 5 (4 a rischio minimo e 1 a rischio maggiore, nei Comuni di Arezzo, Pergine Valdarno e San Giovanni Valdarno); 11 in provincia di Firenze (7 a rischio minimo e 4 a rischio maggiore a Barberino, Cadenzano, Campi Bisenzio, Firenzuola, Fucecchio, Reggello, Sesto Fiorentino, Signa e Vinci); 4 in provincia di Grosseto (2 e 2 a Grosseto, Orbetello Scalo e Scarlino); 4 in provincia di Lucca (1 e 3 ad Altopascio, Porcari, Viareggio); 5 a Massa (4 e 1 a Aulla, Carrara, Fosdinovo e Massa); 7 a Pisa ( 5 a minimo rischio e 2 ad alto rischio nei comuni di Volterra, Cascina, Pisa, Pontedera, Santa Croce, San Miniato, San Giuliano Terme); 7, tutte a rischio minimo, in provincia di Pistoia (nei comuni di Montale, Montecatini, Pescia, Pieve a Fievole, Quarrata e Serravalle); 5 in provincia di Siena (4 e 1 nei comuni di Montalcino, Montepulciano, Colle val d’Elsa, Chiusi e Sovicille).
Sempre sul fronte della sicurezza ambientale legata alle imprese c’è il capitolo delle aree inquinate che devono essere bonificate: fabbriche, miniere, ex discariche. Anche per queste esiste una vera e propria mappa: in tutto sono 402 i “siti” in cura o che devono essere curati e ripristinati. In 119 di questi (il 30%) c’è una fonte di inquinamento ancora attiva, nell’86% sono già state avviate procedure di bonifica. Almeno 60 aree dopo la cura sono diventate giardini o zone residenziali, o riutilizzate per attività artigianali e commerciali.

Le aree da bonificare
Provincia Quantità % per provincia
Arezzo 18 4
Firenze 94 23
Grosseto 68 17
Livorno 21 5
Lucca 49 12
Massa Carrara 42 10
Pisa 50 12
Pistoia 22 5
Prato 6 1
Siena 32 8
Totale 402 100


















La tipologia delle aree da bonificare
Discariche 226
Aree industriali 132
Aree minerarie 44

Dario Rossi


Rif. 50309
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