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07 aprile 2008
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L’occupazione femminile. Regione Toscana – Rapporto 2005

Con l’indagine sul campo: «Lavori brevi, perché? La maternità e le altre cause»

L'occupazione femminile. Regione Toscana - rapporto 005
L'occupazione femminile. Regione Toscana - rapporto 005


Presentazione dell'Assessore Gianfranco Simoncini

La Toscana ha contribuito in maniera significativa al processo di riduzione del divario tra occupati uomini e donne, che è in atto in Europa. In un decennio è infatti diminuita la distanza fra il tasso di occupazione femminile - e soprattutto di disoccupazionedella Toscana e i dati medi europei. vi è stata una dinamica positiva del tasso di occupazione femminile, che ha raggiunto il 5 ,9% nel 004 e il 54,1% nel 005. Il tasso di disoccupazione è divenuto fra i più bassi, in Europa, mantenendosi intorno a un livello del 7% circa nel 004 e nel 005. Ma il tasso di ccupazione resta inferiore sia al livello medio dell’Europa dei 5 (56,3%), sia al traguardo indicato dal Patto di Lisbona (60% nel 010). Il nodo critico comune alla Toscana, all’Italia, e agli altri paesi “mediterranei” europei, che rende compatibile una occupazione contenuta e una bassa disoccupazione, è costituito da un basso tasso di attività, dovuto a una durata troppo breve della vita lavorativa. Ci siamo avvicinati ai livelli europei anche nella quota dei contratti “atipici”. La percentuale di contratti part-time ha raggiunto il 3,7% nel 004 e il 6,8%, nel 005, restando comunque distante dal livello medio dell’Europa dei 5 (36,5%). La percentuale di contratti a termine (14%) è invece allineata con media europea (14,6%). Il lavoro femminile è più instabile e discontinuo di quello maschile. La maternità coincide, secondo l’indagine contenuta nel rapporto, con un’uscita dal lavoro, la cui probabilità dipende da numerose variabili. Anzitutto il contratto: il lavoro a termine si associa a un’uscita nel 46% dei casi, quello full time a tempo indeterminato nel 1% dei casi. L’analisi ha tuttavia permesso di individuare, trasversalmente alla distinzione fra i lavori standard e lavori flessibili, altre variabili, che influiscono sulla stabilità del lavoro e identificano i lavori che le donne vogliono e possono conservare. Importante è la differenza fra i territori: nei mercati del lavoro più deboli le donne escono comunque più facilmente dal lavoro e abbandonano più spesso la ricerca. Escono inoltre più facilmente coloro che, anche con contratti “stabili”, lavorano in imprese più piccole, nel settore privato, con titoli di studio, posizioni e guadagni inferiori. Hanno, per converso, un più forte attaccamento al lavoro le donne con profili professionali e impieghi migliori. In particolare le donne che operano nel settore pubblico vi restano a lungo, se possono, per gli orari conciliabili e il più facile accesso ai diritti legati alla maternità. Le donne con contratti a termine full time nel pubblico hanno meno figli di quelle con contratti a tempo indeterminato, ma più figli delle donne che hanno lo stesso contratto, o anche un contratto stabile full time, nel privato. Questa fotografia, pur non negativa nel confronto col livello nazionale ci spinge ad intensificare l’intervento per favorire la crescita dell’occupazione femminile. Tale impegno è fortemente presente sia nelle scelte di bilancio regionale 006 sia nelle indicazioni di lavoro contenute nel P.I.G.I. 006- 010. Istituzione di un fondo per l’occupazione delle donne tra 35 e 45 anni, rafforzamento della struttura dei centri dell’impiego finalizzata al supporto alle donne in cerca di occupazione, forte sostegno alle politiche di conciliazione, investimenti verso la diffusione dei servizi alla prima infanzia, promozione di iniziative di sensibilizzazione finalizzate a far aumentare l’impegno maschile nella vita familiare e di cura, azioni specifiche mirate alla crescita delle laureate in facoltà scientifiche: sono questi alcuni degli interventi che l’Assessorato ha attivato ed intende promuovere col Piano di Indirizzo. Si tratta di interventi rilevanti e di valore ma che, ovviamente, porteranno maggiori risultati quanto più vi sarà a favore dell’occupazione femminile un impegno corale di tutte le parti sociali ed istituzionali.
 

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