Lavoro e formazione
Pari opportunità sul lavoro
Nonostante i progressi e le conquiste, le pari opportunità uomo-donna sono ancora un obiettivo sul quale è necessario impegnarsi. Sul fronte del lavoro il divario è più macroscopico: il coinvolgimento delle donne è inferiore rispetto a quello maschile e su livelli ancora lontani dalla media attuale dell’Europa dei 25, sia da quel 60% indicato dai parametri del consiglio europeo di Lisbona per il 2010. La Regione Toscana da tempo si impegna ad attuare politiche attive per le pari opportunità, in tutti i settori ma in particolare proprio in quelli, cruciali, del lavoro e della formazione.
L’idea che sta prendendo campo anche a livello europeo è quella di dare sempre più spazio alle politiche di genere, viste in un’ottica trasversale, che passa per tutti gli aspetti della vita delle persone ma che ruota, inevitabilmente, attorno ai temi dell’economia e del lavoro e del ruolo che, al loro interno, svolgono e possono svolgere le donne. In questo quadro l’impegno, per il passato e per gli anni a venire, è quello di cercare di abbattere o mitigare gli ostacoli, sia di natura economica che finanziaria, sia sociale che culturale, che ancora si frappongono a una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
I risultati sono incoraggianti. Nel primo semestre di quest’anno si registra un +3%, circa 21.000 occupate in più rispetto al primo semestre 2005. Il tasso di occupazione ha toccato quota 55%, rispetto al 53,8% dell’anno prima. Ci avviciniamo così ancora un po’ all’obiettivo di Lisbona.
Questi dati dimostrano l’efficacia di quelle che, in gergo, vengono chiamate politiche attive, previste dal Piano regionale di sviluppo e dal Piano di indirizzo integrato per istruzione, formazione e lavoro. In particolare, per il periodo 2006-2010, si prevede di proseguire sulla strada di misure che puntano alla conciliazione lavoro-famiglia (potenziamento asili nido, nidi aziendali, sperimentazione di nuovi metodologie di lavoro flessibili copme il part-time, voucher di conciliazione). Sono poi previsti percorsi integrati per la creazione di impresa al femminile, sportelli dedicati alle donne all’interno dei centri per l’impiego dove è nata anche la figura dell’animatrice di parità e della referente di genere.
Con il 2006 è stata avviata anche una sperimentazione per incentivare il reinserimento nel mercato del lavoro delle donne nella fascia di età 35-45, quella in cui è più difficile ritrovare uno spazio dopo aver lasciato per occuparsi della famiglia e dei figli. Dopo una prima fase di prova, nei primi mesi del 2007, si è deciso di eliminare il tetto dell’età massima, in modo da facilitare l’accesso agli incentivi, che sono stati rifinanziati per il 2008 e il 2009.
Non viene sottovalutata nemmeno la presenza femminile all’interno dei percorsi formativi, che spesso vede le donne penalizzate rispetto agli uomini. È il caso delle facoltà scientifiche, da sempre frequentate soprattutto se non quasi esclusivamente da uomini. Di qui l’introduzione, a partire dall’anno accademico 2006-2007, di voucher destinati a rimborsare in parte le spese di iscrizione delle studentesse che scelgono facoltà scientifiche.
È in questo contesto che è nato anche il Progetto “Integrare le pari opportunità nella formazione e nel lavoro”, frutto della collaborazione di più regioni (Piemonte, capofila, e poi Toscana, Lazio, Marche, Valle D’Aosta, Provicia autonoma di Bolzano). L’obiettivo del progetto è quello di definire e proporre al sistema della formazione e del lavoro, strumenti e metodi per l’integrazione trasversale di principi di pari opportunità.
