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22 luglio 2006
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Repubblica

All´incontro di San Rossore sul clima l´allarme di Jeremy Leggett

'Senza energie rinnovabili sarà crisi come nel 1929'

Il grande tendone della tenuta presidenziale di San Rossore, con mille persone accalcate per difendersi da un sole che non fa sconti, sembra una porta d´ingresso sul futuro climatico, sul tempo farà. E sullo schermo, quasi in risposta all´ansia da riscaldamento globale, scorrono le immagini di una risposta possibile, a portata di mano. I pannelli solari sul tetto dell´Alexander Stadium di Birmingham e sulla Cis Tower di Manchester, le file di micro lampadine che usano l´energia pulita per dar luce a un´intera galleria d´arte a Londra, le case che dimezzano i consumi grazie agli elettrodomestici super efficienti e alla coibentazione. E´ tutto lì, a disposizione dei cittadini e delle eco industrie che si preparano ad aumentare i profitti.
Questa rivoluzione energetica ha però due difetti non trascurabili. Il primo è che non parla italiano: il solare vola in Giappone, in Germania, in Grecia, in Spagna, mentre sul paese del sole sembra aleggiare una misteriosa nube che blocca la nostra capacità di intercettare l´energia rinnovabile; l´eolico è made in Europe per il 75 per cento e in Danimarca una lampadina su cinque si accende con il vento, ma in Italia l´attenzione si concentra sui luoghi in cui è sbagliato mettere le pale eoliche invece che su quelli in cui è giusto metterle.
Il secondo difetto, decisamente più preoccupante, è che si rischia di non fare in tempo: il limite fisico di produzione del greggio potrebbe arrivare prima che le nuove fonti energetiche raggiungano la piena maturità. «La buona notizia è che un giorno le fonti rinnovabili garantiranno l´efficienza energetica che cerchiamo», ha detto Jeremy Leggett, direttore scientifico della Solarcentury. «La cattiva notizia è che prima che ciò avvenga probabilmente la nostra economia sarà colpita da una tremenda crisi causata dal raggiungimento del picco di produzione del greggio, uno shock mondiale come quello causato dal crollo della Borsa del ‘29».
E´ l´allarme più forte emerso al meeting annuale organizzato a San Rossore dalla Regione Toscana. Un allarme che sollecita un´azione forte e immediata di cui non s´intravedono ancora i contorni. Anche perché le contestazioni dell´ala più radicale del movimento ambientalista cominciano a investire le stesse rinnovabili: dopo l´eolico ora tocca alle biomasse. Mentre i comitati contro gli inceneritori aprivano i loro striscioni, un Beppe Grillo scatenato si è fatto interprete di questi umori. Al suo repertorio tradizionale («Non abbiamo bisogno di più petrolio, abbiamo bisogno di una macchina che fa 100 chilometri con un litro. Questa macchina è stata costruita nel 1981 e l´hanno messa in un museo») il comico genovese ha aggiunto un attacco alle biomasse riferendosi ai casi in cui il loro uso diventa ecologicamente scorretto perché si utilizza materia prima che arriva da migliaia di chilometri di distanza.
Stretto tra i clamorosi ritardi energetici del sistema Italia e i sofisticati distinguo degli ultrà, al ministro dell´Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio non è restato che tentare una mediazione ricordando che l´Europa prevede l´incenerimento dei rifiuti solo come ultima spiaggia per le sostanze che non possono essere trattate diversamente e che entro il 2011, secondo il piano del governo, il 25 per cento dell´elettricità arriverà dalle fonti rinnovabili.

Antonio Cianciullo


Rif. 15899