Diritti

Diritti sociali

In Toscana qualità e tenore di vita sono più alti che in altre regioni. Le politiche di welfare sono molteplici e vanno dagli interventi per garantire il lavoro e gli ammortizzatori sociali a quelli volti a supportare le fasce più deboli della popolazione (anziani, immigrati, donne e minori), ai servizi in favore delle persone diversamente abili. In Toscana l’incidenza della povertà relativa, pari al 4,6% della popolazione è inferiore sia all’11% del dato nazionale sia al 6% di del centro Italia, anche se il dato è peggiorato rispetto a due anni prima.

La Toscana, a livello nazionale, presenta una realtà con un elevato livello di benessere. La maggioranza dei comuni toscani è caratterizzata da redditi alti e tassi di povertà bassi. Soprattutto nelle aree urbane e nei distretti che presentano un adeguato grado di sviluppo. Esistono tuttavia territori che soffrono di ritardi occupazionali e produttivi e zone dove la crisi economica degli ultimi anni ha costretto a pesanti interventi di sostegno al reddito e all’occupazione. A questo si è aggiunta la crescente precarizzazione del lavoro che ha riguardato soprattutto giovani e donne. La Regione si è dotata di uno strumento di monitoraggio promuovendo la costruzione di una banca dati informatizzata dei Servizi per l’impiego (con Idol). È da questo osservatorio che, nel 2006, si rileva che poco meno del 79% degli avviamenti è a tempo determinato. Non è un caso, dunque, se l’impegno per l’occupazione si è concentrato negli ultimi anni sulla lotta alla precarietà e alla disoccupazione, sulla tutela dei lavoratori più deboli, con l’obiettivo, in particolare, di ridurre la crescente quota di lavoro atipico, incrementare il lavoro delle donne, sostenere il reddito dei lavoratori cassintegrati e la ricerca di occupazione dei lavoratori licenziati.
In particolare, a partire dal 2006, sono operativi nuovi strumenti che hanno già mostrato la loro efficacia e sono stati rifinanziati per il 2007, 2008 e 2009. Come i Fondi per dare contributi alle aziende che assumono lavoratori in mobilità e a quelle che intendono stabilizzare lavoratori assunti con contratto a tempo determinato. E ancora gli incentivi per chi assume donne sopra i 35 anni, la fascia di età in cui le donne che hanno abbandonato per dedicarsi ai figli e alla famiglia ha maggiori difficoltà a trovare un nuovo lavoro. A favore dei lavoratori vittime di crisi aziendali è invece operante l’anticipo sulla Cassa integrazione, concesso dalla Regione ai lavoratori per dare un sostegno econonomico in attesa del perfezionamento delle procedure, in genere piuttosto lunghe, da parte del ministero.
L’obiettivo è evitare che la flessibilità si trasformi in minori diritti. Il Piano di indirizzo generale integrato per istruzione, formazione e lavoro, approvato dal consiglio regionale nel settembre 2006, individua l'obiettivo della promozione "di una piena e buona occupazione e la riduzione dei tassi di precarietà, incentivando la stabilità e la tutela del lavoro discontinuo". Un fondo di garanzia per agevolare l’accesso al credito di lavoratori a progetto, collaboratori, lavoratori a tempo determinato, disoccupati con contratto atipico scaduto da meno di sei mesi, è stato messo a punto e finanziato dalla Regione per 1 milione di euro per il 2008 e altrettanti per il 2009. Dal gennaio prossimo i lavoratori che non hanno un contratto a tempo indeterminato avranno così una forma di tutela in più.
Sempre meno “diversi” e sempre più “cittadini”. Il cammino per l’integrazione delle persone in condizioni di disagio fisico e sociale, in Toscana è partito molti anni fa e si è arricchito di esperienze positive anche grazie al Fondo sociale europeo. Numerosi progetti hanno coinvolto persone in difficoltà, come ex detenuti, tossicodipendenti, ex prostitute, disabili, disoccupati di lunga durata, donne uscite dal mercato del lavoro, madri single senza fonti di reddito: per loro formazione, sostegno alla creazione di impresa, orientamento e aiuto all’inserimento nel mondo del lavoro.
È un cammino che è andato di pari passo con le iniziative per affermare le pari opportunità di genere, combattere le discriminazioni sessuali nei luoghi di lavoro, estendere le possibilità di occupazione a quante più persone possibile, indipendentemente dal loro orientamento sessuale. In crescita lenta ma costante anche il numero dei lavoratori disabili, con tutto quel che comporta in termini di formazione, adeguamento delle sedi, raccordo con il sistema dell’istruzione e dell’orientamento. Nonostante la carenza di risorse per la cronica sottostima del Fondo nazionale per il lavoro dei disabili, la nuova legge nazionale varata nel 1999 ha costituito un importante fattore di stimolo. Uno stimolo cui la Toscana ha prontamente risposto. “La Regione promuove il diritto e l’accesso al lavoro delle persone disabili favorendo, attraverso il collocamento mirato, l’incontro fra le esigenze dei datori di lavoro e quelle dei lavoratori disabili”. È quanto si legge nel Testo unico su istruzione, formazione e lavoro del 2002, strumento dal quale derivano tutte le iniziative della Regione in questi settori. Ad attuarlo è intervenuto il Piano generale di indirizzo, che si prefigge l’obiettivo di costruire un sistema a garanzia della piena realizzazione della libertà individuale e dell’integrazione sociale dei cittadini. Negli ultimi anni lo sforzo è stato quello di recepire ed armonizzare fra loro le norme susseguitesi a livello nazionale. Questi gli ultimi dati sull’inserimento dei disabili.
La Toscana, con oltre 223 mila presenze censite dalla Caritas nel 2004, è la quinta regione in Italia per presenze di stranieri. Una presenza che incide per il 5,4% sulla popolazione totale, ben al di sopra della media nazionale del 4,1%. Il lavoro è l’elemento ineludibile per ogni politica di integrazione. Per i lavoratori extracomunitari che intendono cercare un lavoro in Toscana, la Regione ha sperimentato con successo una nuova formula che permette di arrivare in Italia con un solido bagaglio formativo. Srilanka, Marocco, Bulgaria, Albania e Senegal sono stati fra i primi paesi nei quali si è avviato il progetto, che ha previsto corsi di formazione professionale in quei paesi per settori specifici, individuati sulla base di richieste precise. A rendere possibile questo intervento, che mette insieme esigenze formative con la certezza degli sbocchi occupazionali grazie alla collaborazione fra Regione, uffici periferici del Ministero del lavoro e parti sociali, è un programma finanziato da ministero e Regione con circa 420 mila euro.
Per i lavoratori provenienti da oltreconfine è anche attivo il Progetto stranieri che, attraverso i poli della teleformazione prevede la possibilità, per i cittadini stranieri presenti in Toscana, di imparare i primi rudimenti della lingua italiana, dell’educazione civica, della sicurezza sul lavoro.


Autore: Laura Pugliesi
Rif. 50586