Pace per Israele e Palestina
«Israele ha diritto di esistere. Anche la Palestina ha diritto di esistere. La riconciliazione è il fine del nostro lavoro. Vogliamo essere solidali e liberi e riconoscere i diritti degli altri». Così Saman Khouri, il capodelegazione palestinese ha concluso oggi il proprio intervento al termine della Terza Conferenza Internazionale del Forum delle Ong per la pace che si è tenuta all'istituto Stensen di Firenze su iniziativa della Regione Toscana. «Se riusciamo ad affermare questa cultura – ha proseguito Khoury – avremo risolto tutto e chissà che, un domani, saremo noi ad invitare altri ad imparare dalla nostra esperienza».
«Dobbiamo introdurre la cultura dell'apprezzamento – ha anche detto Khoury – perchè non tutti gli israeliani sono uguali. Lo abbiamo visto anche con i gruppi di lavoro. E io voglio qui ricordare che durante l'ultima guerra di Gaza, Ron Pundak inviò una lettera ai palestinesi dicendo che si scusava di quello che faceva il suo governo. Per questo voglio ringraziarlo ancora.» In precedenza, con toni analoghi, aveva parlato Ron Pundak, il capodelegazione israeliano. «I progetti che abbiamo varato insieme – ha sottolineato – non sono pura teoria, ma sono progetti che vogliono modificare concretamente le cose. Se parliamo di formazione, intendiamo formazione a valori che indichino il rispetto reciproco. Se parliamo di sicurezza umana è perchè viviamo in una società paranoica. Una società impregnata dalla paura tipicamente israeliana. E noi Ong dobbiamo affrontare questo problema. E ancora – ha proseguito Pundak – molti Israeliani non sanno che ci sono i palestinesi impegnati per la pace, per questo dobbiamo utilizzare i media, per far sì che lo sappiano». Pundak ha poi riferito i numeri di un sondaggio realizzato a Gaza. «Fra gli intervistati il 76% dice di sostenere un accordo con Israele e il 53% si dice convinto che la pace ci sarà quando i figli che oggi sono piccoli saranno grandi. Questo vuol dire – ha concluso Pundak - che è possibile fare la pace, che è il desiderio della maggioranza, e allora il nostro dovere storico è quello di mantenere viva la fiaccola, e il dovere storico di voi italiani è quello di aiutarci. Siamo vicini, se crollasse il Medioriente, anche voi non sareste indenni. La cooperazione è l'unica soluzione».
Alla conclusione del Forum delle Ong per la pace, che ha visto impegnate a Firenze, per due giorni, una cinquantina di Ong israeliane, palestinesi ed europee, hanno portato il loro saluto anche il rabbino di Firenze Josef Levi e l'imam Izzedin Elzir.
Tutti hanno ring raziato la Regione Toscana per l'impegno nel campo della cooperazione e in quello del dialogo interreligioso. «Firenze è una città – ha sottolineato Levi – nella quale con gli amici islamici, cattolici ecc. cerchiamo di promuovere una cultura di pace». «Il dialogo è per noi importante – ha detto l'Imam- ed è un dialogo a diversi livelli: quello interreligioso, della società civile, a livello politico. Per noi è un dovere fare pressione perché la politica si sieda al tavolo per il dialogo. Entrambe le nostre comunità lavorano per questo».
Da parte della Regione Toscana l'assessore regionale aveva sottolineato come si debba guardare il conflitto in Medioriente con gli occhi delle vittime e come sia necessario coniugare la cooperazione con la riconciliazione. I prossimi obiettivi saranno quelli di lavorare per coinvolgere, accanto alla società civile, le autorità locali israeliane e palestinesi, con lo scopo di abbattere la cultura del muro. La Toscana ha ribadito che intende esserci, perché in questa partita è necessario che ciascuno porti il suo mattone. La conferenza internazionale delle Ong per la pace – è stata la conclusione - da questo punto di vista ha dimostrato che è possibile camminare insieme.
Laura Pugliesi