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09 febbraio 2010
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Toscana Notizie

L'intervento del presidente della Regione alla seduta straordinaria del Consiglio

Giorno del ricordo, atto di giustizia dovuto

La cerimonia in Palazzo Bastogi per ricordare le vittime delle foibe

Giorno del ricordo 2010
Giorno del ricordo 2010
Ripercorrere la drammatica vicenda degli italiani dei territori del confine orientale, originari dell'Istria, di Fiume o della Dalmazia, vittime o costretti all'esodo nel secondo dopoguerra, è un riconoscimento al dolore ed alle sofferenze di quanti persero la vita o videro tagliate le proprie radici, sradicati dalle proprie case e dal proprio mondo.

 Così si è espresso il presidente della Regione, partecipando alla cerimonia che si è svolta stamani a Palazzo Bastogi per il Giorno del Ricordo 2010, in memoria delle vittime delle foibe.

Il presidente ha sostenuto che aver istituito, con decisione pressoché unanime del Parlamento, il Giorno del Ricordo è stato un atto di giustizia che, dopo i molti anni di silenzio sull'intera vicenda, era dovuto alle vittime ed ai loro congiunti, a lungo privati di quel riconoscimento pubblico che è il segno dell'attenzione di tutta la comunità nazionale verso le tragedie del nostro recente passato.
Nel suo intervento il presidente ha sottolineato che il Giorno del Ricordo sollecita il mondo della scuola e della cultura a diffondere la conoscenza di questo capitolo della storia italiana e che anche le istituzioni sono chiamate a dare il loro contributo a quest'opera di risarcimento per una tragedia di cui la comunità nazionale ha tardato a farsi carico.

Ha poi ricordato che la Regione Toscana considera un valore la "memoria pubblica" dei fatti e delle vicende tragiche del Novecento, nella certezza che è un investimento produttivo dal punto di vista civile e culturale, ma, ancora di più, che la conoscenza del recente passato è un elemento decisivo per la partecipazione alla vita pubblica e per la crescita della democrazia. Si tratta di una convinzione tanto più profonda soprattutto, ha sottolineato il presidente, se si pensa alle nuove generazioni, verso le quali anche le istituzioni hanno il compito di fornire strumenti critici per interpretare la vicenda del nostro Paese e dell'Europa.

Il presidente ha poi proseguito ricordando che ogni volta che una ricorrenza offre l'occasione di ritornare con il pensiero alla storia dell'Europa dello scorso secolo è possibile misurare nei fatti tutta la distanza che separa la realtà di oggi da quella stagione di guerre e di stragi. L'Europa della tradizione civile, della cultura universale, del progresso e della scienza, grande laboratorio politico dei diritti, fu travolta in soli venticinque anni da due conflitti mondiali e sperimentò la rovina del proprio patrimonio di valori travolto dalle ideologie di morte e di distruzione. Da questo abisso, ha detto ancora il presidente, si è usciti a fatica ed a caro prezzo e si può davvero apprezzare questo lungo periodo di pace e di riconciliazione che ha visto l'Europa superare odi e rancori e darsi un progetto di struttura sovranazionale che aspira ad una dimensione di "potenza civile" anche nello scenario internazionale.

L'intervento si è concluso con una citazione di Ernst Bloch: «...il lavoro della speranza non è rinunciatario, perché... desidera avere successo. L'effetto dello sperare... allarga gli uomini invece di restringerli... vuole uomini che si gettino attivamente nel nuovo che si va formando ed a cui essi stessi appartengono».

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Lucia Zambelli


Rif. 184522