Diritti
Storia e memoria
L’identità è scritta nel simbolo: il Pegaso, cavallo alato, esempio di leggerezza e forza, eroe che costruisce la pace. Fu scelto dal Comitato Toscano di Liberazione Nazionale per significare la sete di libertà del popolo toscano dopo la dittatura fascista e dopo il dramma della guerra. Negli anni Settanta del secolo scorso, all’avvio dell’esperienza regionalista, venne adottato come emblema della Regione Toscana. Secondo il disegno realizzato nel 1537, per una moneta, da Benvenuto Cellini. Simbolo di libertà e simbolo di memoria.
La volontà della Toscana di conservare la memoria è un vero e proprio impegno politico e civile. L’obiettivo è quello di lasciare un patrimonio di consapevolezza alle generazioni più giovani. Si è così preservato il ricordo degli eccidi nazifascisti in toscana, il passaggio della seconda guerra mondiale lungo la Linea Gotica, o ancora alcune “giornate” chiave della storia toscana e non.
Il 10 dicembre, per esempio, giorno in cui l’Onu promulgò la Carta dei diritti universali. O il 30 novembre quando proprio in Toscana il Granduca Leopoldo per primo nel mondo abolì la pena di morte.
Il 27 gennaio è il “giorno della memoria” e ricorda la liberazione dei campi di sterminio; il 10 febbraio è il “giorno del Ricordo” dedicato alle vittime delle Foibe e agli accadimenti sul fronte orientale; il 25 aprile è “il giorno della Liberazione”, al quale si affiancano le date in cui ogni paese e ogni città toscana festeggiano il ricordo della propria liberazione dalla dittatura nazifascista.
Concentrate fra l’aprile e l’agosto 1944, in Toscana si dovettero registrare più di 280 stragi nazifasciste. 83 i Comuni interessati e più di 4.500 gli assolutamente innocenti morti civili a cui vanno aggiunti migliaia di morti partigiani: giovani, spesso giovanissimi, che seppero trovare la strada giusta per riscattare il loro Paese.
In quel periodo la Toscana si trovò a giocare un ruolo strategico in quelle che sarebbero state le ultime fasi della guerra mondiale. Da Est a Ovest della Toscana, lungo la corona degli Appennini, stazionò la cosiddetta Linea Gotica. Innumerevoli gli episodi, le violenze, le torture, le rapine. Ma innumerevoli anche gli esempi di eroismo, di impegno, di civiltà.
Perdere la memoria di quei fatti – da cui nacque la democrazia repubblicana e la Costituzione democratica - sarebbe stato un grave danno: lo ha evitato un’intensa azione degli enti pubblici, delle associazioni partigiane, della società civile, degli Istituti Storici della Resistenza, delle ricerche universitarie, della memoria collettiva.
Strage dopo strage, montagna dopo montagna, ricordo dopo ricordo la Regione Toscana può adesso vantare un patrimonio di documenti e di racconti certamente utili per il futuro di una democrazia che va sempre conquistata giorno dopo giorno.
È stato creato un Parco regionale della Linea Gotica per ricordare cosa fu quella “frontiera” che divise i nostri monti: una storia tragica andata ben al di là della linea difensiva militare che avrebbe dovuto arrestare l’avanzata degli alleati, nella Seconda guerra mondiale, sbarrando l'Italia dall'Adriatico al Tirreno. La Linea Gotica travolse comunità, vite dei singoli, destini personali. Di tutto questo resta oggi qualche traccia insolita nel paesaggio (bunker, fortificazioni, sentieri). Di tanto in tanto si rinviene ancora un proiettile o una mina.
Di particolare significato, in questo contesto, anche le iniziative per la Giornata della memoria con il coinvolgimento di migliaia e migliaia di giovani e di tutte le scuole toscane.
La Toscana, fra le Regioni e gli enti locali italiani, si è poi fatta apripista in una particolare forma di ricordo: il “Treno della Memoria”. Una volta ogni due anni parte, da Firenze verso Auschwitz (o verso qualche altro campo di sterminio nazista) un lungo convoglio ferroviario pieno di studenti e loro insegnanti. Iniziative preparate con accuratezza storica e metodo didattico.
Ancora per qualche tempo sarà possibile che i giovani siano accompagnati da qualche testimone diretto dello sterminio. Poi il corso naturale della vita compirà il suo ruolo. Il rischio che tutto finisca nel dimenticatoio è però allontanato da questo tipo di iniziative. È la memoria che non si perde.
