Cultura
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L'assessore Baronti illustra a Ferrara risultati e sviluppi del progetto St@rt
Un distretto toscano per il patrimonio culturale
«Dalla sinergia pubblico-privato innovazione e nuova occupazione»
Intervento di restauro in corso per la Torre Rognosa di San Gimignano
La Toscana si candida a diventare sede di un distretto tecnologico per la conservazione e il restauro del patrimonio artistico e culturale di livello internazionale. Non è un'ipotesi futuribile, ma un obiettivo realistico, che ha già un consolidato punto di partenza nel progetto di ricerca St@rt, (Scienze e tecnologie per il patrimonio artistico, archeologico e architettonico toscano), nato in seguito all'accordo di programma quadro con i ministeri dell'istruzione e dell'economia, con uno stanziamento di quasi 3 milioni di euro, a fronte di un costo stimato di poco meno di 4 milioni.
E' sui primi risultati del progetto che si è concentrata l'attenzione della tavola rotonda e dello stand con i quali la Regione Toscana e tutti i partner pubblici e privati del progetto, portano il loro contributo all'importante appuntamento della sedicesima edizione del Salone del restauro, in corso a Ferrara. «L a Toscana – spiega l'assessore all'Università e alla ricerca Eugenio Baronti – è terra di grandi tradizioni, di un sapere antico che ha contribuito a costruire, nei secoli, paesaggi rurali, borghi e centri storici e che racchiude in sè una quantità di opere d'arte, che fanno delle nostre città una meta obbligata del turismo culturale mondiale. Una così alta concentrazione di patrimonio culturale genera inevitabilmente una forte domanda di innovazione e professionalità multidisciplinari che danno impulso alla ricerca e al trasferimento tecnologico. E' un patrimonio capace di generare ricchezza e posti di lavoro, un patrimonio sul quale investire, scongiurando il rischio che la crisi induca a fare tagli in questo settore che, invece, è e sarà sempre più una risorsa strategica per creare nuovo e più qualificato sviluppo».
L'idea che sta alla base del progetto finanziato dalla Regione è quella di avviare un processo che consolidi in Toscana un polo di competenze nel campo della tutela dei beni culturali che possano confluire in un laboratorio pubblico-privato, a partire da un primo nutrito nucleo di soggetti che può allargarsi successivamente anche a partner internazionali, sia pubblici che privati. Il punto di partenza è di tutto rispetto, perchè vi hanno aderito istituti del Cnr di Firenze (Istituto per la valorizzazione dei beni culturali, Istituto di fisica applicata, Istituto di ottica, Istituto di Scienza e tecnologia dell'informazione), Opificio delle pietre dure, il laboratorio di fisica nucleare di Sesto fiorentino, il Consorzio interuniversitario per la scienza e tecnologia dei materiali, il Centro per la comunicazione e l'integrazione dei media, il Dipartim ento di scienze ambientali dell'università di Siena, la Scuola superiore di Sant'Anna di Pisa. Come ha sottolineato l'assessore Baronti, la novità sta nel far collaborare in maniera integrata soggetti pubblici e privati e tutte le molteplici competenze che operano nel settore. Obiettivo: trovare soluzioni innovative per il restauro e la conservazione, agganciando la ricerca al trasferimento tecnologico e alla produzione. «La Toscana, con le caratteristiche che tutto il mondo le riconosce, è la sede ideale per un'esperienza di questo tipo. Credo che sia utile, in questa fase, far conoscere i risultati ottenuti nel campo del recupero e della conservazione e per sensibilizzare imprese e cittadini sulle enormi potenzialità di questo lavoro».
Il passo successivo verso il distretto toscano dei beni culturali sarà la creazione del Laboratorio regionale per le tecnologie innovative per diagnostica, conservazione, valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale (LaRTeC), di cui si è già andato aggregando il primo nucleo (www.lartec.org) operativo. I risvolti sono molto concreti, con riflessi diretti nel campo scientifico e della fruizione culturale, nel campo della produzione e sullo sviluppo di un mercato. Uno sviluppo promettente, specie in tempi di crisi, che la Regione Toscana intende sostenere e presidiare con investimenti mirati che serviranno anche ad alimentare occupazione e sviluppo. à. «In questa fase – ricorda Baronti - dobbiamo investire di più sulla ricerca e la formazione, che non sono costi da tagliarema un trampolino di lancio per le giovani generazioni verso il futuro. La Toscana fa la sua parte: sta per scadere il bando che mette a disposizione oltre 19 milioni di euro a sostegno di progetti di ricerca in discipline socio- economiche e umanistiche fra cui le tecnologie per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali.
Un esempio? La statua dell'Arringatore, il grande bronzo etrusco di cui campeggia una copia nello stand Toscano, tornerà presto al Museo archeologico di Firenze. A rimetterla letteralmente in piedi dopo un complesso intervento di restauro, è stata la sinergia fra i centri di ricerca toscani che, in un gioco di squadra tutt'altro che scontato, hanno collaborato ognuno per la sua parte dando vita a tecniche di diagnosi e restauro inedite. In particolare, per ripulire la statua è stata messa a punto una nuova tecnica laser che potrà essere diffusa e sfruttata in altre occasioni.
Il caso dell'Arringatore è il primo – ma non l'unico – risultato concreto del progetto St@rt. Altri interventi in corso sono il restauro del dipinto L'ultima cena del Vasari, nel museo di Santa Croce a Firenze, danneggiato dall'alluvione del 1966, della Resurrezione di Piero della Francesca a San Sepolcro e della Torre Rognosa di San Gimignano.
L'idea che sta alla base del progetto finanziato dalla Regione è quella di avviare un processo che consolidi in Toscana un polo di competenze nel campo della tutela dei beni culturali che possano confluire in un laboratorio pubblico-privato, a partire da un primo nutrito nucleo di soggetti che può allargarsi successivamente anche a partner internazionali, sia pubblici che privati. Il punto di partenza è di tutto rispetto, perchè vi hanno aderito istituti del Cnr di Firenze (Istituto per la valorizzazione dei beni culturali, Istituto di fisica applicata, Istituto di ottica, Istituto di Scienza e tecnologia dell'informazione), Opificio delle pietre dure, il laboratorio di fisica nucleare di Sesto fiorentino, il Consorzio interuniversitario per la scienza e tecnologia dei materiali, il Centro per la comunicazione e l'integrazione dei media, il Dipartim ento di scienze ambientali dell'università di Siena, la Scuola superiore di Sant'Anna di Pisa. Come ha sottolineato l'assessore Baronti, la novità sta nel far collaborare in maniera integrata soggetti pubblici e privati e tutte le molteplici competenze che operano nel settore. Obiettivo: trovare soluzioni innovative per il restauro e la conservazione, agganciando la ricerca al trasferimento tecnologico e alla produzione. «La Toscana, con le caratteristiche che tutto il mondo le riconosce, è la sede ideale per un'esperienza di questo tipo. Credo che sia utile, in questa fase, far conoscere i risultati ottenuti nel campo del recupero e della conservazione e per sensibilizzare imprese e cittadini sulle enormi potenzialità di questo lavoro».
Il passo successivo verso il distretto toscano dei beni culturali sarà la creazione del Laboratorio regionale per le tecnologie innovative per diagnostica, conservazione, valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale (LaRTeC), di cui si è già andato aggregando il primo nucleo (www.lartec.org) operativo. I risvolti sono molto concreti, con riflessi diretti nel campo scientifico e della fruizione culturale, nel campo della produzione e sullo sviluppo di un mercato. Uno sviluppo promettente, specie in tempi di crisi, che la Regione Toscana intende sostenere e presidiare con investimenti mirati che serviranno anche ad alimentare occupazione e sviluppo. à. «In questa fase – ricorda Baronti - dobbiamo investire di più sulla ricerca e la formazione, che non sono costi da tagliarema un trampolino di lancio per le giovani generazioni verso il futuro. La Toscana fa la sua parte: sta per scadere il bando che mette a disposizione oltre 19 milioni di euro a sostegno di progetti di ricerca in discipline socio- economiche e umanistiche fra cui le tecnologie per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali.
Un esempio? La statua dell'Arringatore, il grande bronzo etrusco di cui campeggia una copia nello stand Toscano, tornerà presto al Museo archeologico di Firenze. A rimetterla letteralmente in piedi dopo un complesso intervento di restauro, è stata la sinergia fra i centri di ricerca toscani che, in un gioco di squadra tutt'altro che scontato, hanno collaborato ognuno per la sua parte dando vita a tecniche di diagnosi e restauro inedite. In particolare, per ripulire la statua è stata messa a punto una nuova tecnica laser che potrà essere diffusa e sfruttata in altre occasioni.
Il caso dell'Arringatore è il primo – ma non l'unico – risultato concreto del progetto St@rt. Altri interventi in corso sono il restauro del dipinto L'ultima cena del Vasari, nel museo di Santa Croce a Firenze, danneggiato dall'alluvione del 1966, della Resurrezione di Piero della Francesca a San Sepolcro e della Torre Rognosa di San Gimignano.
Autore: Barbara Cremoncini
Rif. 120739
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