La Direttiva 92/43/CEE “Habitat” prevede all’art. 6, par. 1 che per le zone speciali di conservazione (attuali SIC), gli Stati membri stabiliscano le misure di conservazione necessarie che implicano all'occorrenza appropriati
piani di gestione specifici o integrati ad altri piani di sviluppo e le opportune misure regolamentari, amministrative o contrattuali che siano conformi alle esigenze ecologiche dei tipi di habitat naturali di cui all'allegato I e delle specie di cui all'allegato II presenti nei siti.
Il
Piano di gestione si configura quindi come uno strumento di pianificazione non sempre necessario la cui adozione risulta necessaria, qualora la situazione specifica del sito non consenta di garantire uno stato di conservazione soddisfacente attraverso l’attuazione delle misure regolamentari, amministrative o contrattuali e il cui principale obiettivo, coerentemente con quanto previsto anche dall'art. 4 del DPR 120/2003, è quello di garantire la presenza in condizioni ottimali degli habitat e delle specie che hanno determinato l'individuazione del sito, mettendo in atto le più opportune strategie di tutela e gestione.
Le linee guida di cui al D.M 3 Settembre 2002 al fine di evitare confuse sovrapposizioni tra diversi strumenti di pianificazione del territorio riportano uno specifico
iter logico-decisionale che permette di valutare se le misure di conservazione esistenti siano sufficienti a garantire la conservazione delle specie e habitat presenti o se sia effettivamente necessario procedere alla stesura di uno specifico piano di gestione.
La Regione Toscana con
DGR n.1014 del 16 dicembre 2009 ha definito uno
standard comune per l’elaborazione dei piani di gestione dei Siti della Rete Natura 2000 e della Rete ecologica regionale, complessivamente definiti come Siti di Importanza Regionale (SIR) ai sensi della L.R. n. 56 del 6 aprile 2000
1 , con l’obiettivo di valorizzare, non solo i riferimenti metodologici disponibili a livello europeo, nazionale e di altre regioni italiane, ma anche le esperienze (riportate nella seguente tabella) sino ad oggi realizzate in Toscana di piani di gestione che hanno concluso l’iter di approvazione.
Denominazione sito | Tipologia | Cod.NAT2000 | Atto di approvazione | Provincia |
“Fiume Cecina da Berignone a Ponteginori” | SIC-ZPS | IT5170007 | Delibera del Consiglio Provinciale di Pisa n° 67 del 10/06/2005 | Pisa |
| SIC-ZPS | IT5180011 | Delibera del Consiglio Provinciale di Arezzo n.128 del 23/11/2006 | Arezzo |
| SIC | IT5150001 | Deliberazione del Consiglio Provinciale di Prato n 83 del 12 dicembre 2007 | Prato |
| SIC | IT5120002 | Delibera di Consiglio Provinciale di Lucca n. 75 del 08/05/2008 | Lucca |
| SIC | IT5110005 | Delibera di Consiglio Provinciale di Massa n. 59 del 21/12/2007 | Massa |
Sono inoltre disponibili a livello regionale altre esperienze di piani di gestione di siti Natura 2000 o di piani di azione, non culminate in un atto di approvazione.
La redazione dei piani di gestione permette, nel rispetto delle Istruzioni tecniche di cui alla D.G.R. 644/04
2 ed in coerenza con i Criteri minimi uniformi di cui ai DM 17 Ottobre 2007 e 22 gennaio 2009 e della D.G.R
454/2008, di definire strategie gestionali finalizzate alla salvaguardia delle specie e degli habitat presenti nei SIR, rapportandosi anche con le eventuali fonti di finanziamento disponibili.
A
livello procedurale è opportuno precisare che:
- nel caso di piani specifici questi sono approvati secondo le modalità previste per i regolamenti delle Riserve Naturali ed i piani dei Parchi Provinciali (artt. 11 e 16 LR 49/95). Tale procedura è stata poi integrata dalla LR 1/2005 che ha modificato l’art.11 della LR 49/95 legando l’approvazione dei piani dei parchi provinciali, e quindi anche dei siti Natura 2000, alle disposizioni del titolo II della LR 1/2005;
- nel caso in cui un piano di gestione sia integrato in un altro strumento della pianificazione territoriale, esso dovrà seguire necessariamente la procedura prevista per l’approvazione di quest’ultimo.
Con il piano di gestione possono essere definite le soluzioni migliori per la gestione del sito, sia in termini di misure di conservazione, sia di definizione di attività e iniziative di sviluppo. La redazione del piano può costituire infatti un’occasione per stimolare la sensibilità delle comunità locali sull’importanza della conservazione della natura, prevedendo forme specifiche di consultazione degli attori locali nell’ottica di una
programmazione partecipata.
In ogni caso, la gestione di un sito, qualunque sia il suo contributo nella rete, deve rispondere ad un unico obbligo di risultato: salvaguardare l'efficienza e la funzionalità ecologica di habitat e/o specie alle quali il sito è "dedicato", contribuendo così a scala locale a realizzare le finalità generali della Direttiva Habitat.
1 Legge Regionale 6 aprile 2000 n. 56 “Norme per la conservazione e la tutela degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche (...)”.
2 Deliberazione Giunta Regionale n. 644 del 05/07/2004 (BURT n. 32 del 11/08/2004) “Attuazione art. 12 comma 1 lettera a) L.56/2000. Approvazione norme tecniche relative alle forme e alle modalità di tutela e conservazione dei SIR”