Agricoltura e foreste
Agricoltura e foreste: la guida
Profilo di colline con campi di grano, distese di olivi, filari geometrici di viti. È la campagna toscana che non racconta solo un paesaggio da cartolina, ma anche prodotti genuini e di gran qualità che finiscono sulla tavola riempiendola di fragranze e sapori. Circa 90.000 imprese agricole toscane ogni giorno danno corpo a questo piccolo incanto che difende i prodotti di qualità e l'identità territoriale dal vento della globalizzazione.L'alone di genuinità che circonda tutto ciò che profuma di Toscana non è giustificato solo dal mito ma dall'azione quotidiana e certosina di un comparto capace di ricercare un costante e dinamico mix tra tradizione e innovazione.
L’agricoltura incide sul valore aggiunto della regione per il 2% con una produzione annua che si aggira sui 3 miliardi di euro, ma il beneficio che alla Toscana deriva dalla campagna è più ampio: è turismo, è ambiente, è paesaggio, è cibi apprezzati.
Ci sono 82 mila aziende che si estendono su quasi 800.000 ettari, oltre 80.000 sono gli addetti, con una presenza sempre più massiccia di donne (oltre il 30% delle aziende hanno una guida al femminile) e di giovani. Carte vincenti dell’agricoltura toscana sono la scelta della qualità, la valorizzazione dei prodotti tipici apprezzati in tutto il mondo e l’integrazione con altre attività come l’agriturismo. Le aziende agricole che operano in Toscana sono di media piuttosto piccole (8,8 ettari).
Tra le colture i cereali occupano quasi 200.000 ettari, seguiti da olivo (oltre 92.000 ettari) e vite (62.000), da coltivazioni di girasole (più di 20.000 ettari) e ortaggi (12.200). Superano i 100.000 ettari le colture biologiche.
La superficie boscata della Toscana risulta essere di 1.086.000 ettari, pari al 47% del territorio regionale.
Le specie che compongono tali boschi sono in gran parte i querceti caducifogli (cerro, roverella), con 414.000 ettari, pari al 38% di tutta la superficie boscata, elementi costitutivi fondamentali del paesaggio forestale toscano.
Dopo i soprassuoli contraddistinti dalla prevalenza di cerro (240.000 ettari), quelli a prevalenza di castagno sono i più diffusi (177.000 ettari).
Al di sopra delle querce e del castagno i popolamenti di fisionomia montana si estendono per 111.000 ettari, di cui il faggio occupa 76.000, gli abeti 14.000 e il pino nero 21.000.
Nell’area più propriamente mediterranea, le leccete, le macchie,gli arbusteti, le garighe ed inoltre le pinete e le cipressete occupano 241.000 ettari, pari al 22% della superficie forestale totale: per estensione dunque delle foreste e delle macchie mediterranee la Toscana è seconda solo alla Sardegna.Il leccio, con 119.000 ettari, è, per diffusione, la quarta specie. Le foreste ove prevale il leccio e le macchie di buon sviluppo, con portamento arboreo, prevalgono nettamente sulle macchie degradate, basse e sulle garighe, a differenza di quanto avviene in tante altre aree mediterranee: le prime hanno uno sviluppo tre volte superiore rispetto alle seconde.
Da un punto di vista colturale l’inventario forestale della Toscana conferma la netta prevalenza del governo ceduo rispetto all’altofusto. Solo nei boschi di montagna, e segnatamente nelle faggete, si è avuto un forte incremento, anche del 30%, dell’altofusto. Nel complesso però il rapporto tra fustaie e boschi cedui non supera 1:2.L’indice d’utilizzazione dei cedui rimane complessivamente modesto, di poco superiore all’1%; riferito però ai cedui di maggior fertilità e a quelli delle specie più appetite, come il cerro, e, presumibilmente,a macchiatico più alto, tende a raggiungere il 3%. Per i castagneti da frutto si ha una conferma della loro drastica riduzione rispetto agli oltre 150.000 ettari del secolo scorso e agli oltre 120.000 ettari dell’immediato dopo guerra: l’inventario indica, sia pure adottando specifiche di rilevamento restrittive, solo 32.000 ettari, dei quali meno della metà in coltivazione.
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