Agricoltura e foreste
Florovivaismo
Più di 3.500 aziende, che operano su una superficie di circa 7.300 ettari per realizzare il 20% della produzione agricola. Bastano pochi scatti statistici per fotografare il florovivaismo della regione e trasmettere l’idea del valore di questo comparto che, specie nel vivaismo è al vertice nazionale da almeno venti anni. Tanto successo in un piccolo spazio: con una piccola porzione di terreno (7.300 ettari pari all’1% della superficie agricola utilizzata in Toscana) si copre un quinto della produzione agricola regionale.
Il successo del comparto trae la sua spinta soprattutto dal settore vivaistico. La storia di questa escalation scrive la sua data di inizio intorno alla metà del secolo scorso, e fissa il suo epicentro nel pistoiese. Il risultato di ciò è, oggi, una gamma di 2.500 specie e varietà coltivate, che vanno dai tradizionali vivai forestali sino alla produzione di abeti per alberi di Natale. Col tempo si è anche allargata l’area interessata a questa produzioni: se Pistoia mantiene il primato indiscusso (73% della superficie vivaistica dell’intera regione suddivisa tra 1.468 aziende), un ruolo se lo è ritagliato anche Arezzo (11% e 424 aziende).
Se il vivaismo continua a conoscere una spinta espansiva, la floricoltura toscana vive anni non facili a causa di una caduta strutturale della domanda (il consumo dei fiori si è ridotto in Italia negli ultimi anni di circa un terzo) e dell’accresciuta concorrenza internazionale specie da parte di Paesi che producono fiori a basso costo. Sono comunque un migliaio le aziende interessate alla produzione di fiori recisi e si concentrano soprattutto in lucchesia e nell’area di Pescia (Pistoia). Le specie più diffuse coltivate in serra sono il crisantemo la gerbera, il lilium e la rosa. In campo aperto occupano le superfici più estese le fronde recise (ruscus, eucalipstus).
Oltre a vivai e coltivazione di fiori esistono però anche altri due ambiti di crescente rilievo: la coltivazione di piante da fiore in vaso (azalee, ortensie, stelle di natale) che, concentrandosi specie nella lucchesia , raccoglie ormai il 15% della produzione lorda vendibile, e la produzione di materiale di propagazione, in particolare di talee, marze, gemme per il settore viticolo: in questo caso le aziende si concentrano nel pisano.
Rilevante per lo sbocco dell’offerta è la presenza di due mercati dei fiori: a Viareggio e Pescia. Per sostenere questo comparto la Regione lavora su quattro aree: il sostegno alla modernizzazione e all’innovazione delle imprese, l’incentivo all’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, la promozione sui mercati internazionali.
Anche la recente nascita del distretto floricolo interprovinciale di Lucca e Pistoia e del distretto vivaistico ornamentale di Pistoia permettendo il varo di politiche coordinate tra pubblico e privato offrendo una chance di crescita complessiva per entrambe queste aree.
